Dicevamo, in questa seduta la Sicilia la fa da padrona con un altro suo figlio.
Si tratta dell'inquieto Riccardo Lombardi che troviamo iscritto nel Gruppo autonomista.
rigorosamente
Onorevoli colleghi,
faccio anzitutto una solenne promessa:
quella di attenermi rigorosamente
all’ordine del giorno
il quale reca la discussione
sulle comunicazioni del Governo,
cioè sulle comunicazioni e sulla politica del Governo
e non sulla Costituente, perché
le questioni all’ordine del giorno della Costituente
le discuteremo in sede competente.
*
[...]
a nome del gruppo
dei miei amici del Partito d’Azione,
dire che cosa pensiamo,
quali dubbi,
quali suggerimenti
abbiamo da esprimere
sulle dichiarazioni del Governo:
una critica costruttiva,
perché nessuno più di noi è interessato
a che questo Governo non fallisca,
perché il fallimento di
questo primo Governo democratico
non sarebbe il fallimento
di un qualunque Governo:
sarebbe un fallimento
che travolgerebbe molte cose
che ci stanno profondamente
a cuore.

(...)
Io contesto che il Governo attuale
abbia il compito di perseguire
una ordinaria amministrazione.

Non si persegue una ordinaria amministrazione
con due milioni di disoccupati nel Paese.

(...)
di strano
Quello che noi vediamo di strano
nelle comunicazioni
del Presidente del Consiglio
è appunto questa genericità,
questo eccesso di carne al fuoco:
troppe cose si vogliono risolvere.
Sembra che tutto sia sullo stesso piano,
direi su un piano uniforme,
quasi piatto;
(...)

Ora, a mio avviso,
il vero problema, il problema centrale,
che il Governo deve affrontare,
se vuole essere un Governo
e non una accolta di politicanti,
è il problema della disoccupazione.

vivi: Non ti conosco, però mi sei già così simpatico!
mac: E hai visto bene, vivi!
Non c’è nessun altro problema
in questo momento,
compreso quello dei salari
- me lo consentano i miei amici della
Confederazione Generale Italiana del Lavoro -
che sia così essenziale come quello
della disoccupazione.
cli: Così irrisolto e così essenziale che il discorso sembra tratto dalle campagne elettorali 2006. Chissà se è più vecchio il problema della disoccupazione o quello della questione meridionale?
Chissà se riusciremo a risolverne almeno uno?
Chissà che non siano quasi la stessa cosa!
(...)
espedienti
Ora il problema dei disoccupati
non si può affrontarlo coi metodi
dell’ordinaria amministrazione,
voglio dire col metodo degli espedienti,
anche costosi, coi quali
è stato affrontato fino ad oggi.

problema morale
Non si può di questo problema,
che è anche problema morale oltre che politico,
fare un problema che abbia la stessa statura,
lo stesso rilievo di tutti gli altri.
vivi: Musica per le mie orecchie...
Questo è un problema essenziale
e tutti gli altri punti di vista
devono essere fatti convergere
su di esso.
vivi: Poesia...
Si sacrifichi qualunque altra cosa,
si sacrifichino anche dei principi,
ma il problema della disoccupazione
deve essere risolto.

E per essere risolto,
c’è tutta una politica
che deve essere indirizzata.
vivi: Avete sentito bene? La disoccupazione è un problema POLITICO. Non è il mercato che decide, ma la politica.
Oggi siamo tutti o in saldo o in svendita, ma gli uomini e le donne non sono merce, il loro lavoro non è merce come stanno ritornando a farci credere. Ce ne vogliamo ricordare?!!
eccessivamente colorito
Io ho scritto già in questo senso,
forse in modo eccessivamente colorito,
di una politica impopolare;
tuttavia bisogna avere il coraggio,
in un momento come questo,
anche di affrontare
una politica impopolare,
perché quello che noi oggi stiamo rischiando
è di creare una discrepanza,
un solco fra gli operai disoccupati
e gli operai occupati.
cli: Hai visto? O sei occupato o sei disoccupato. Il precario non è stato ancora inventato! Che tempi!
vivi: Ma io direi comunque che questo è "ritorno al futuro"!
Quello che noi stiamo rischiando
è di far nascere il sospetto
e la convinzione
che ci sia una parte della popolazione
(quella fortemente organizzata
per esigenze tecniche del proprio lavoro),
la quale pieghi la politica
del Governo ai suoi interessi,
trascurando invece
la mano d’opera disoccupata,
l’immensa moltitudine non soltanto
dei reduci e dei braccianti
dell’Italia meridionale e settentrionale,
ma che rappresenta anche
la categoria di tutti coloro che
non hanno potuto trovare lavoro
e che oggi si trovano
in una necessità primordiale:
quella di avere bassi i prezzi.
cli: Parole sante, anche oggi che non usciamo da una guerra!
Questa è una necessità
che coincide anche con l’essenza
delle esigenze dell’Italia meridionale;
nell’Italia meridionale in special modo
vi è questa forte necessità
di avere bassi i prezzi
per poter comprare quei prodotti
industriali, quel minimo di prodotti
la cui acquisizione è già assicurata
per molte altre parti d’Italia.

roc: Necessità di avere prezzi bassi... Poi è arrivato l'Euro e abbiamo trovato il capro espiatorio...
Altrimenti si avrebbe laggiù
una miseria spaventevole.
È necessario che questa gente
abbia il minimo indispensabile
per una vita civile.
vivi: Ciò che ci abbisogna per non essere schiavi...
Il problema della disoccupazione
coincide quindi col problema
dell’Italia meridionale.
Ora, di fronte a questi problemi
vi è una politica finanziaria da studiare;
perché evidentemente tutti questi problemi
si risolvono anche con i lavori pubblici,
ma non soltanto con quelli.
cli: Avete sentito? Non soltanto con i lavori pubblici! Un bacio, ti darei. Sapessi, caro Riccardo, che genere di lavori pubblici hanno ultimamente pensato!
Sarebbe erroneo pensare
che la disoccupazione si può risolvere senz’altro
con il sistema delle opere pubbliche.
Quindi c’è effettivamente un problema
che non è tanto di lavori pubblici
quanto di bassi prezzi
e c’è un problema finanziario
per cui si tratta di non inaridire le fonti
con cui si deve acquisire il reddito.

L’onorevole Corbino sa quanto
ci siamo trovati in contrasto
in seno al precedente Governo
circa la politica finanziaria straordinaria.
Io riconosco che l’onorevole Corbino
si è assunta la impopolarità
di una politica che era di tutto il Governo.
roc: Bei tempi quelli in cui il Ministro del Tesoro si assumeva la responsabilità della politica economica del Governo... Poi arrivò Tremonti e fu lo scaricabarile...
Effettivamente
è stato il Cireneo di una politica
di cui tutti eravamo responsabili,
anche quelli fra di noi che l’avevano avversata
ma che, in definitiva,
avevamo consentita restando al Governo.
Io sostenni allora la necessità
di una politica di cambio della moneta
e di imposizioni straordinarie.
cli:Imposizioni straordinarie? Ma che sarebbero, tasse? E non vi sembra un poco quello che è successo per l’introduzione dell’euro?
vivi:Il problema è: se le pagassero tutti!
Sto pensando a Cireneo
Cireneo, Cireneo. Lo Zingarelli mi dice che per antonomasia Cireneo è Simone da Cirene che aiutò Cristo a portare la croce; che figurato il Cireneo è " chi si assume un compito gravoso"
Oggi il problema è mutato
perché noi abbiamo la essenziale necessità
di far rifluire nel circolo produttivo
i capitali che non riusciamo
né a censire, né a colpire
con una imposizione straordinaria.
cli:Ah ah ah! (risata amara)
vivi:Per rimanere in tema... anche allora i capitali assurgevano in certi paradisi?
Se le nostre industrie fallissero,
se non fossero in grado
di poter procedere alla loro
attività produttiva,
se economicamente fossero a terra,
se i capitali non potessero
affluire alle industrie,
sarebbe una situazione assai grave
quella che si verrebbe a determinare.

coraggio
Dobbiamo vedere quali sono i mezzi
e se questi mezzi fossero anche
l’abbandono, per esempio,
dei consigli di gestione,
della nominatività dei titoli,
io affronterei anche
questa eventualità
con il coraggio con cui
questi problemi si affrontano
purché le nostre industrie non muoiano
e i nostri operai possano lavorare.
vivi: Consigli di gestione, nominatività dei titoli...
roc: Consigli di gestione... Sembra una parolaccia e invece sono stati un tentativo di realizzare la democrazia anche nelle fabbriche. Poi sono riusciti ad eiminarli, tanto erano roba comunista... E invece hanno avuto un ruolo essenziale nella Resistenza perchè hanno organizzato gli operai e paralizzato con gli scioperi lo Stato fascista... Per questo si dice sempre che la Resistenza è stato un fenomeno che ha interessato ampi strati della popolazione italiana. Non l'hanno fatta solo i partigiani sulle montagne. Un aiuto essenzaile è venuto da operai e contadini. Perchè senza l'apporto di questi lavoratori uno Stato è in ginocchio, come è stato quello fascista dopo l'armistizio. Adesso i consigli di gestione non esistono più.
Qualunque politica, dunque,
purché sia veramente una politica
realistica deve essere affrontata
con tutto il coraggio per le masse popolari.
intendiamoci
Invece che a tutti i mezzi
i quali potevano essere
considerati opportuni per fronteggiare
il basso livello dei salari
(basso, intendiamoci bene:
quando si dice che gli operai chiedono troppo,
bisogna viverci in mezzo per sapere
quale è la vita dell’operaio onesto,
di quello che ha la famiglia sulle spalle;
vediamo tutti cosa sia
il livello di vita degli operai)
si è ricorso all’espediente
del premio della Repubblica.
Quando si pensa di poter provvedere
ad una situazione di questo genere,
che è una situazione estremamente penosa,
con l’espediente del premio della Repubblica,
io dico, illustre Presidente,
che questo è il peggiore espediente
che ha scelto come programma di Governo.

Oggi il premio si deve pagare,
una volta che ormai il mercato
ha già reagito con l’aumento dei prezzi.
vivi: Premio della Repubblica, che sarà mai?
mac: lo abbiamo già trovato in qualche accenno, si trattò di una delle pensate del Governo de Gasperi. Una sorta di bonus governativo di circa 2.000 lire in media a testa per ogni lavoratore.
Fu criticata da molti, ma per motivi opposti.
Una misura azzardata, vista la situazione finanziaria, secondo alcuni.
Operazione demagogica, secondo altri.
Un palliativo per calmare gli animi bollenti del dopoguerra.
Tieni presente che proprio grazie all'opera del P.C.I. fu scongiurata una sorta di insurrezione popolare, fatta di scioperi generali e... fame, si chiama così, sì, non ci sono altri giri di parole, si chiama fame.
.jpg)
Ma se il Governo o i partiti
che hanno discusso il programma di Governo
al momento in cui hanno discusso
questo espediente si fossero ricordati
del precedente, che noi,
specialmente al Nord, ricordiamo bene,
il precedente del premio della liberazione,
non avrebbero potuto considerare
quelle conseguenze economiche
che era facile prevedere.

Il mio amico Sereni si ricorderà
che io fui il solo ad oppormi
a che il premio fosse pagato,
perché abbiamo regalato alla borsa nera
o gettato dalla finestra
una ricchezza di circa 35 miliardi.

Avevo allora proposto
che il premio di liberazione
fosse tradotto in risparmio obbligatorio.
vivi:Premio di liberazione, risparmio obbligatorio...Qui mi sa che ci stiamo addentrando in un discorso alquanto tecnico.
Questa imposta del valore di circa 35 miliardi
si poteva prendere sotto forma
di una imposizione straordinaria.
In realtà non è
una forma straordinaria di imposizione,
è una vera e propria imposta
sulla occupazione della mano d’opera.

passare sopra
È chiaro che l’industria idroelettrica
che impiega pochi operai sarà pochissimo colpita,
al contrario dell’industria edilizia
che ne impiega moltissimi;
comunque, in tempi di emergenza
si può anche passare sopra a tutto questo.
C’è necessità di far soldi,
c’è una imposta straordinaria
da prelevare e si preleva.
Ma c’è un modo razionale di spendere.
Il Governo aveva due mezzi,
tutti e due buoni,
per spendere questi 30 - 35 miliardi
del premio della Repubblica:
o poteva provvedere a dei servizi sociali organizzati,
oppure poteva provvedere a dei lavori pubblici.
roc: ...e indovinate quale strada è stata scelta? Nessuna delle due, naturalmente...
![]()
Cosa si poteva fare con 30 miliardi?
Con 30 miliardi si sarebbe potuto occupare
per sei mesi un quarto dei nostri disoccupati;
avremmo potuto raddoppiare il programma
delle ricostruzioni ferroviarie;
avremmo potuto fare delle opere immense
in Calabria e in Sardegna;
si sarebbero potuti costruire
100 - 150 mila vani di abitazione
per la povera gente.

È vero che mi si può obiettare
- e forse l’obiezione è quella che è stata
il fondo della cedevolezza di coloro
che hanno discusso questo programma -
che non tutto quello che
si potrebbe fare si può fare.
È verissimo; a qualunque
programma forzato di lavori pubblici
manca la base delle materie prime
e dei manufatti in grandissima parte.
Ma allora, per questa parte,
il Governo aveva un’altra alternativa:
aveva appunto i servizi sociali organizzati.
Poteva pensare a tanti servizi
diretti a diminuire di fatto il costo della vita.
Con 30 miliardi si possono bene organizzare
- anche in un Paese in cui
i gangli della vita amministrativa
sono da tanto tempo interrotti –
dei servizi sociali.
vivi:Sarei curiosa di sapere cosa ne direbbe oggi un economista di questo programmino
Quando si pensa che siamo in un Paese
dove la cifra degli analfabeti è spaventosa
(sono milioni e milioni gli analfabeti),
è possibile che non si riesca ad organizzare
un servizio sociale diretto
ad un insegnamento straordinario
che utilizzi tutte le forze disoccupate?
![]()
Un geometra, un ingegnere
può benissimo fare il maestro
in caso di emergenza.
È possibile che non si possa riuscire
a fare tali scuole? Vi sono tanti modi
per spendere il pubblico denaro
e per ovviare alla disoccupazione,
ma vi è anche un mezzo moderno:
l’esercito volontario del lavoro,
sul quale io insisto da tanto tempo.
vivi:Mmh...Esercito volontario del lavoro?

non era in grado
In una delle sedute del Consiglio dei Ministri
dell’ultimo Governo, quando io insistei
sulla necessità di giungere
ad una politica razionale di occupazione
di fronte alla politica degli espedienti,
l’onorevole Togliatti mi disse
che quel Governo non era in grado
di affrontare questo problema.

Caro Togliatti, il Governo attuale
non è quello della esarchia.
Fa parte di questo Governo l’onorevole Sereni,
uomo della resistenza,
che è proprio al suo giusto posto,
all’assistenza.
Caro Sereni, il problema della disoccupazione
non si affronta con l’imponibile
del 5 o del 10 per cento
sulle amministrazioni pubbliche
e sulle aziende private.
Ciò non fa che disorganizzare
le amministrazioni, senza portare
nessun sollievo
alle famiglie dei disoccupati.

Tu puoi veramente organizzare
l’esercito volontario del lavoro.
Quello che hanno fatto le dittature
è possibile che non lo possa
fare la democrazia?
È possibile che noi dobbiamo ancora usare,
per affrontare il problema della disoccupazione,
i metodi dell’anno 1000,
dei trogloditi, dell’economia medioevale?
Io penso che su questa strada
il Governo potrà fare molte cose.
roc: senti, senti... Il buon Lombardi aveva le idee chiare. Peccato che tipi come lui non ci siano più. E' davvero un peccato.
Potrà fare moltissimo se avrà,
naturalmente, un programma
serio. Io mi preoccupo
del tandem Corbino - Scoccimarro:
è un tandem in cui i due ciclisti
pedalano in senso opposto,
a meno che non abbiano trovato
un terreno comune di intesa.

Io stimo moltissimo tutti e due,
ma la politica di un Governo,
anche se politica di emergenza,
la si fa con unicità di direzione.
Non è molto importante
che i Ministeri delle Finanze e del Tesoro
siano unificati.
costituzione meccanica
L’importante è che questi due Ministeri
abbiano una politica in una stessa direzione,
e che il Governo, nel suo complesso,
assuma la sua responsabilità
anche per l’opera dei diversi Ministri,
in modo che non si ripeta, ad esempio,
quello che è avvenuto nel passato Governo,
e che doveva avvenire necessariamente,
data la costituzione meccanica onde era formato,
e cioè che i rimanenti membri del Governo,
che si era appena costituito,
non sapevano quale politica
avrebbe fatto il Ministro del Tesoro.

Nella prima riunione
di quel Consiglio dei Ministri
il nuovo Ministro del Tesoro dichiarò
di essere contrario al cambio della moneta,
fra la sorpresa generale, perché
evidentemente non era stato interpellato
su questo grave problema politico.


roc: No comment!
Il Governo della esarchia
era purtroppo così fatto:
vi era un notevole campo di arbitrio
nelle amministrazioni dei vari Ministeri.
vivi: Arbitrarietà o responsabilità, ieri come oggi
roc: Avete mai avuto l'impressione che noi avessimo idealizzato la Costituente? Beh, come potete vedere, erano uomini e donne come noi, con pregi e difetti tipici della storia e della cultura italiana. Però la storia l'hanno fatta...
responsabilità
Ma il nuovo Governo
è il primo Governo di maggioranza,
anche se di una maggioranza composita,
ed è stato composto sotto la responsabilità
del partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana;
quindi quel certo grado
di responsabilità complessiva,
che non potevano avere i precedenti Governi,
ha il diritto di averlo questo Governo,
il quale deve impostare un programma
e quando lo ha impostato
deve portarlo in fondo
e deve essere giudicato,
non soltanto da questa Assemblea,
ma dal Paese.
Io lodo il Governo
per l’estrema cautela
con la quale l’onorevole De Gasperi
ha parlato del programma di socializzazione.
Wow!
La socializzazione è una cosa molto seria.
Occorre non improvvisarla
e deciderla in sede di Costituente.

A me dispiace molto
che l’onorevole Labriola abbia
parlato di socializzazione,
di socialismo aziendale,
in termini che direi quarantotteschi.
Il socialismo aziendale in una economia moderna
è piuttosto strano.
Egli ci ha parlato di diversi socialismi,
ma intendiamoci bene:
oggi, se vogliamo avere degli esempi tipici
dobbiamo riferirci al solo modo
di fare andare avanti
le fabbriche socializzate,
e noi sappiamo che questo
è il modo usato in Russia.
vivi: Fabbriche socializzate: più Stato meno mercato... piani quinquennali...
Non scherziamo con sistemi
che sono sistemi di un’economia povera
o con sviluppo embrionale,
perché è verissimo che vi sono diversi socialismi,
ma c’è un solo socialismo serio
e quello è un socialismo…
LABRIOLA.
La socializzazione fu proposta un secolo fa.
LOMBARDI RICCARDO.
Si è parlato di socializzazione di oggi
e dobbiamo adattarci alla soluzione di oggi.
E passiamo al programma agrario
sul quale il Presidente del Consiglio è stato
molto breve, ma coraggioso,
tanto da spaventare più del necessario.
Forse il Presidente del Consiglio non ignora
che si è molto equivocato
sui famosi 100 mila ettari da appoderare,
che sono divenuti perfino…10 milioni.

cli: Un po’ come l’estensione di certi appartamenti da tassare nel 2006
C’è stato un illustre professore universitario
il quale domandava come mai
si pensasse di appoderare
quasi la metà della superficie agraria del Paese.
Indubbiamente c’è del serio
nel programma agrario del Governo.
Pensare però che questo sia un programma
che possa essere il primo avviamento
della riforma agraria, mi pare eccessivo,
anche perché ha qualche cosa di confusionario,
qualche cosa che combina
i decreti Visocchi e Falcioni con la legge Tassinari.

Quello che meraviglia è che ci si voglia servire,
in sostanza, degli stessi organi.

veramente sismiche
Ora, a mio avviso, conveniva
che il Governo fosse più modesto
nel programma agrario, ma che enunciasse
un programma che fosse sicuro di poter realizzare,
e facesse entrare in questo programma
alcune zone tipiche di disoccupazione,
centrasse cioè alcune zone
veramente sismiche di disoccupazione,
con l’impiegare tutte le forze,
senza diluire questi provvedimenti,
per modo che si presentano
in una maniera veramente confusa,
tanto che non si sa se i 100 mila ettari
che devono essere appoderati
sono quelli stessi che bisogna espropriare.

tranquillante
Effettivamente io penso che
quando il Governo presenterà
un piano organico su questo punto
noi avremo qualche cosa di più tranquillante;
ma oggi come oggi,
data l’inefficienza degli organi esecutivi,
dato anche il fatto che essi sono anchilosati
dalla lunga inoperosità, io penso che
si possa fare solo un programma di emergenza,
dato che il Governo ha pochi mesi dinanzi a sé.
Quanto al grande programma agrario,
non può essere compito di questo Governo,
in quanto è compito della Costituente.

Vorrei ancora dire poche parole
circa la politica interna,
circa la politica scolastica
e circa la politica estera.
Politica interna: il Governo si è limitato
ad alcune considerazioni ovvie.
Evidentemente al fondo delle dichiarazioni
del Governo sta l’assicurazione
che l’ordine pubblico sarà mantenuto.
Questo è troppo poco.
Io ho una cattiva o buona memoria
di quello che avveniva
nei Governi di prima del fascismo,
quando tutti i Governi che si presentavano,
o quelli che si proponevano
all’approvazione del Parlamento,
si presentavano col programma
di ristabilire l’autorità dello Stato.
Ma nessuno aveva il coraggio
di dire che ristabilire l’autorità dello Stato
significava disarmare il fascismo.

Ora il Presidente del Consiglio sa
e non può non sapere, perché Ministro degli Interni,
che c’è nel Paese una viva preoccupazione
per le conseguenze dell’amnistia.
e più che l’amnistia il modo come è applicata,
col ritorno al paese di delinquenti tipici
- fascisti, conosciuti da tutti-,
crea veramente uno stato di perplessità,
uno stato di incertezza
ed anche in qualche posto
uno stato di esasperazione
veramente inquietante.
vivi:La storia non ricorderà queste tue parole, passerà circa un ventennio ed avremo: la strage di Piazza Fontana e nel 1970 il tentato e fortunatamente fallito golpe dell'ex comandante della X° MAS Junio Valerio Borghese.

Ora che cosa noi possiamo fare di fronte a questo?
Quale tranquillità possiamo dare al Paese?
Accanto alla generosa legge sull’amnistia
diamo la prova di essere fermi
nella repressione delle mene fasciste.

Noi abbiamo una legge
che interdice la riorganizzazione del fascismo
e la propaganda fascista.
Ma questa legge si è dimenticata di dire
che cosa si intende per fascismo;
così che qualsiasi organizzazione fascista
si può fare purché abbia
l’accorgimento di non chiamarsi tale
e di non mettere i fasci littori sulle tessere.
roc: presto vi darò la definizione di fascismo come è stata data dai componenti della Commissione per la Costituzione... Ma ancora non ci siamo con le date. Dovrete avere pazienza prima di ascoltare le loro parole in Commissione. Comunque vi terrò informati sui loro lavori...
unghie
Ora, tanto più che
questa legge sta per scadere,
il governo ha il dovere di precisare
con una legge sostanziale su questo punto
quali sono i limiti e gli estremi
della attività fascista,
di tranquillizzare il Paese
ed assicurarlo che questi signori,
verso i quali siamo stati generosi,
avranno le unghie tagliate per sempre.
vivi:Altro che unghie!!
Quando si leggono nei giornali
cose di questo genere: “Avete pugnalato
il vostro Paese per darvi un regime
che avrebbe dovuto significare
pace e solidarietà umana.
Avete ucciso il Paese
e sopra il suo cadavere
ballano gli stranieri che voi
avete aiutato a vincere.
Aveva ragione il deputato Patrissi:
sciacalli!”.
Io mi domando, io che sono
partigiano della libertà di stampa,
se non c’è qualche cosa da fare,
se i Prefetti ed il Ministro degli Interni
esistono per qualche cosa!
(Applausi a sinistra).
![]()
bollettini
Quando si sa,
perché a Roma tutti sanno,
che c’è un accentramento di capitali
in questo momento per fare giornali
da affidare a dei fascisti
appena usciti in seguito all’amnistia,
io domando: quando c’è
una corsa di investimenti di capitali
in giornali, la quale, se riuscisse,
ridurrebbe fra pochi mesi
tutti i giornali politici di partito
al formato di bollettini parrocchiali,
domando se non c’è qualche cosa
di serio, di energico da fare,
perché la stampa non si può lasciare
soltanto nelle mani di coloro
che hanno i soldi mal guadagnati
e che ancora non siamo riusciti
a strappare loro dalle mani.
(Applausi a sinistra).
vivi: Sentendo queste parole, mi domando e dico: «In questi sessant'anni non abbiamo proprio imparato niente?»
Pertanto il Governo deve proporre
e sottoporre all’Assemblea,
nel giro dei mesi che ci separano
dal termine dei suoi poteri,
una legge per disciplinare al materia.
Sulla scuola sarò estremamente moderato.
L’onorevole Gonella è andato al governo
della Pubblica Istruzione dopo che
l’onorevole Togliatti ha tolto il “non expedit”.

Si era parlato della candidatura Colonnetti,
che a un certo momento è tramontata
per dar luogo a quella Gonella.
Evidentemente questo ha suscitato
perplessità e inquietudine legittime.
Però c’è la dichiarazione
del Presidente del Consiglio
circa il Ministero della Pubblica Istruzione,
dichiarazione molto elittica, della quale,
quando l’ho sentita, non ho capito niente.
vivi: Elittica... nel senso di élite? Una dichiarzione con la puzza sotto il naso!
mac: no, non direi, sarebbe elitaria, se mai.
Penso che abbiano sbagliato a trascrivere, e che lui abbia detto "ellittica", cioè mancante di qualcosa.
vivi: Uh! Già, che tonta! 
C’è tutto un giro di parole per dire
quello che non era stato fatto
dal Ministro di Giustizia.
Non lo avevo capito.
Poi ci ho pensato e devo ritenere
che il Presidente del Consiglio
abbia detto questo:
che il Ministro dell’Istruzione
rispetterà lo status quo;
questa è l’interpretazione che penso
più logica e più ovvia
(Segni di assenso del Presidente del Consiglio)
e che in questo momento il Presidente del Consiglio
conferma e di cui mi compiaccio.
Ora c’è uno status quo giuridico
che nessuno pensa di discutere
fino alla Costituzione.
C’è però in atto, una applicazione
in materia scolastica:
del concordato è stato fin’oggi fatto
un uso relativamente moderato.
Io ritengo che il Presidente del Consiglio
in questa sua dichiarazione
abbia inteso a rassicurare l’Assemblea
che non soltanto nulla sarà innovato
durante questi mesi in sede legislativa,
ma che nulla sarà innovato
nel costume e negli usi,
nell’applicazione della legge.
vivi:«Uso relativamente moderato.» del Concordato. Chissà cosa avrebbe da dire oggi il nostro Lombardi sui PACS
Se questo è, credo che possiamo essere tranquilli
sulla attività dell’onorevole Gonella
in seno al Ministero della Pubblica Istruzione.
(Nuovi segni di assenso del Presidente del Consiglio).
Politica estera.
È stata una corsa curiosa:
per il Ministero degli Affari Esteri
si giocava a chi
non doveva essere Ministro degli Esteri;
e si giocava contemporaneamente
a chi doveva essere Ministro dell’Interno,
il che suscita il grave sospetto che,
durante questi mesi,
si voglia governare ancora
col sistema dei prefetti,
cioè mantenere quello Stato accentratore
e poliziesco che tutti deploriamo.

C’è una curiosa concordanza
sul regime autonomistico, sul quale
tutti si dichiarano d’accordo;
però vogliono che i prefetti
continuino a fare quello
che hanno fatto fino a oggi.
Se vogliamo sul serio l’autonomia,
dobbiamo cominciare a fare qualche cosa.
E ciò significa semplicemente
non servirsi dei poteri discrezionali dei prefetti,
come si è fatto fino adesso.
Parlo con esperienza personale,
perché sono stato prefetto,
e dico che si possono molto limitare
i poteri discrezionali dei prefetti,
se si vuole preparare sul serio
il funzionamento autonomo
del comune e della regione
(Applausi).
Questa corsa al Ministero dell’Interno
è giustamente sospetta
a una buona parte dell’Assemblea.

L’onorevole De Gasperi ha presentato
un programma di politica estera
moderato e fermo che, credo, tutti approviamo.

L’onorevole De Gasperi potrà essere criticato,
però dobbiamo riconoscergli il merito
che egli ha sempre voluto sottrarre
il nostro Paese al dominio
di uno di quei blocchi
che si vanno formando in Europa.
vivi: Pochi anni e non sarà più così, sceglieremo di entrare nel Patto Atlantico.
Egli non ha mai giocato sui dissensi;
egli non ha mai cercato di impegnare
la politica italiana in questa linea;
questo è un grande merito
che dobbiamo riconoscergli.
Che poi questa buona volontà
abbia potuto essere frustrata,
dipende in gran parte dallo stato di fatto,
perché siamo in regime di occupazione.
vivi: Wow! Liberazione, occupazione, che confusione! Una confusione che conviene a chi fa le guerre per "esportare "
la democrazia.
roc: A questa confusione io rispondo sempre nella stessa maniera: "La Resistenza esisteva da molto prima che gli Alleati decidessero di entrare in guerra contro il fascismo e di sbarcare in Italia... La Resistenza esisteva da prima che Mussolini visitasse tra gli applausi gli Usa e si vantasse della loro amicizia. Prima sono venuti i dissidenti al regime fascista e poi la seconda guerra mondiale. In fondo, Gramsci non è morto in carcere molti anni prima?"
È chiaro che il sospetto esiste sempre,
per il Paese occupato, di essere
al servizio della parte occupante.
alternativa
Se mai un’osservazione c’è da fare
alle precisazioni sulle nostre rivendicazioni,
che l’onorevole De Gasperi,
quale Ministro degli Esteri,
ha fatto davanti alla Costituente,
è che non ha tenuto forse conto sufficiente
di una alternativa: quella della
possibilità di internazionalizzazione,
non della sola di Trieste.
Se, ammessa l’idea della internazionalizzazione,
si potesse ottenere l’estensione a una zona
più ampia, economicamente
e politicamente vitale,
forse creeremmo qualcosa di utile,
qualcosa di europeo:
una zona che potrebbe essere
il terreno propizio perché i nostri rapporti
con la vicina Jugoslavia siano quali
noi li desideriamo.
...qualcosa di europeo! ![]()
Noi ci lamentiamo giustamente
del torto che viene fatto al nostro Paese,
ma non dimentichiamo che quando si contesta
o si violenta la nazionalità della zona di confine,
questo attentato non è soltanto all’Italia
ma anche alla Jugoslavia,
perché è un attentato all’Europa.

Con la Jugoslavia si è scavato un abisso
che bisogna cercare non diventi permanente.
Non bisogna dimenticare la politica
fatta verso la Jugoslavia
da Bissolati, da Salvemini, da Sforza:
abbandonare questa politica
non potrebbe portare altro
che al fascismo.

Le esacerbazioni naturalmente conseguenti,
a queste evidenti violazioni del diritto nazionale
possono portare ad una situazione
di cui non possiamo non preoccuparci.
Si dice che non si tratta di nazionalismo.
Ma di nazionalismo si tratta
indubbiamente quando
si sente dire,come si è sentito dire
dal nostro illustre e venerando collega
onorevole Orlando nella seduta inaugurale
di questa Assemblea:
“Se coloro che sono morti
per la lotta di liberazione avessero potuto prevedere
quello che avviene ora, sarebbero morti invano”.
Mi sono sentito gelare il cuore,
perché questo non è vero.
(Vivi applausi a sinistra).
roc: Anche il mio cuore si gela... Mai potrei pensare che i partigiani sono morti invano. Certo, adesso si staranno rivoltando nella tomba... Ma non si può nemmeno pensare che siano morti per niente. Hanno combattuto perchè gli Italiani fossero liberati dalla dittatura e quella guerra l'hanno vinta.
Quelli che sono morti,
sono morti per una grande idea,
per un nuovo ordine in Europa e nel mondo.
(Applausi a sinistra – Interruzioni -
Commenti al centro).
E se oggi questo loro ideale è sconfitto
perché prevalgono ancora
i vecchi imperialismi,
perché le nuove idee
non si affermano
mai immediatamente,
questo non vuol dire che
i loro ideali siano stati vani.
Sono ideali che hanno un valore permanente
e noi saremo democratici in quanto
sapremo mantenerli
e portarli avanti.
roc: Stupendo!!!
Nessuna soluzione dovrà essere scelta
se essa ci dovesse condurre
ad appartarci ringhiosamente
dall’Europa e dal mondo:
questo significherebbe ristabilire il fascismo.
Non possiamo più essere separati
ed avulsi dal corpo della solidarietà mondiale.
vivi: 

«..dal corpo della solidarietà mondiale».
Non possiamo, proprio no, esserne avulsi perchè siamo corpi e relazioni
Per un popolo che si è battuto sempre
contro il fascismo internazionale,
dalla guerra di Spagna
alla guerra di liberazione,
c’è sempre modo di poter nobilmente
approfittare di tutte le possibilità
che sorgono nel consorzio mondiale,
perché la situazione non è rigida ma è mobile
e non c’è soltanto la politica estera contingente,
ma anche la politica internazionale
sulla quale bisogna far leva ed affidamento.
Non ho altro da dire.
Il nostro Presidente, onorevole Saragat,
ha detto nell’insediarsi alla Presidenza,
che il volto della Repubblica sarà umano,
e tutti lo abbiamo approvato.
Io domando di aggiungere solo una cosa:
il volto della Repubblica deve essere
non solo umano, ma virile.
(Vivissimi applausi - Molte congratulazioni).

vivi: Virile come onorevole, degna? Dalla testa alta e la schiena dritta?
Sai perché Riccardo, questa tua definizione della Repubblica mi lascia un po' perplessa!
Certo sto parlando sessant'anni dopo queste tue parole e soprattuto dopo trent'anni di storia del femminismo e di lotte per l'affermazione politica e l'emancipazione delle donne; per non parlare degli studi sulle questioni di lingua...
Però...
Vai a dalla Sicilia con furore...
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