un corpo giusto

Da dove si comincia?
Non è facile, sai? parlare di certe cose.
E’ come denudarsi in mezzo a una piazza. E io sono pudica…
Non so come quando e come è cominciato questo tormento.
Ma è da quando ho quindici anni che ci convivo con questo malessere: mi sento inadeguata rispetto al mio aspetto fisico. L’origine l’ho cercata e trovata svariate volte, e altrettante svariate spiegazioni non mi sono mai bastate. Adesso non le cerco neanche.
Affanculo gli psicoterapeuti!
Da ragazzina sono stata un po’ in carne, roba normale, né grassa né magra, forse tendente solo ad un leggero sovrappeso, e forse non è neanche vero.
Forse già allora il mio cervello mi faceva vedere “così”. Mai giusta.
Negli anni della scuola superiore pesavo intorno ai cinquantacinque chili ed ero convinta di essere tra le più ciccione dell’intero istituto. Ovviamente non era vero. Ma per dimostrare che valevo qualcosa io studiavo, studiavo e basta. Dovevo essere sempre la più brava della classe. Per essere ammirata? Boh. Ma il cibo non era ancora diventato il nemico: mangiavo ciò che mia madre mi dava, anche se certe volte la odiavo perché dovevo finire il piatto.
Poi sono andata a lavorare e a vivere da sola. Mi sentivo realizzata, ma c’era sempre un disagio dentro: “non sono abbastanza magra”. Così ho cominciato l’attività fisica. Correvo per smaltire le calorie in più, e per dimagrire. Nel novantatre pesavo cinquanta chili, non mi consideravo sufficientemente magra, ma ero orgogliosa dei miei successi in fatto di bilancia. Non bastava.
Poi il matrimonio. In un’altra città, lontana da casa. Il primo anno ho messo su otto chili (!!!!!!!!!!!) malgrado la ginnastica, la bicicletta, le passeggiate.
Poi la prima gravidanza: più diciotto chili! Dicono sia il momento più bello della vita di una donna: per me, cazzate! Forse è così per le altre. Io mi sono odiata. Mi vedevo trasformare di giorno in giorno e non volevo uscire, vestirmi, incontrare gente. Eppure c’era una creatura dentro di me, dovevo essere felice.
E invece no.
Dopo la nascita di Luca ho resistito fino al suo quinto mese, poi ho deciso: “basta, comincio la dieta, da oggi non mangio più, di latte mio ne ho dato abbastanza!” ed ho ricominciato a dimagrire… Dopo quattro mesi pesavo cinquantatre chili ed ero finalmente, di nuovo, felice. Per essere dimagrita.
Ma non bastava.
Poi il ritorno nel mio paese natale, in una nuova casa, tutta mia. 
Quindi inizio di nuovo con la ginnastica, tanta, tutti i giorni. E con i lassativi per eliminare quel poco che ingerisco.
Incontro, poi, una donna che… è peggio di me! Ma allora… non sono così pazza!? Queste cose si possono fare. E condividerle anche.
Un altro stop è arrivato con la seconda gravidanza.
E questa volta non ho odiato solo il mio corpo che si trasformava (alla fine ero a più venti chili….) ma anche chi mi cresceva dentro, perché mi costringeva a dover mangiare. E a rinunciare ai lassativi. E al movimento. E al sentirmi “bene”.
Dopo la nascita di Amelia quando lei aveva solo quindici giorni, ricomincio a frequentare la palestra. Ma ho continuato a mangiare “giusto”, perché volevo allattare finchè ce n’era. Ma… mi detestavo: l’immagine che mi rimandava lo specchio era quella di una donna che sulla bilancia pesa sessantacinque chili, ma nella testa ne ha almeno centocinquanta.
Razionalmente, mi dicevo che è assurdo, che sto proprio fuori, che era meglio pensare alla salute dei miei bambini anziché a queste cazzate…
Ma il tormento è più forte. E ricado in quel circolo: non si mangia più, se non per sopravvivere! E vai coi lassativi, con le pastiglie di iodio che innalzano il metabolismo e via dicendo… Ci sono dei giorni che anche un pezzo di mela in più del “mio” previsto mi porta a digiunare per due-tre di seguito. Per purificarmi, per espiare. Da e che cosa, poi?
E vivo così: alterno giorni in cui mangiucchio qualcosa, a giorni di chiusura totale.
Quando ho la pancia vuota mi sento più forte, più bella, più intelligente. Mi sento superiore a tutti gli altri.
Arrogante!
Arrivo a pesare quarantatre chili!

Poi un giorno guardo una videocassetta dove sto con la famiglia al mare: ORRORE! Ma quella sono io? E che cosa sono? Una specie di scheletro?! Orribile. E vedo per la prima volta il mio comportamento nei confronti dei miei figli e di mio marito. Devono volermi proprio bene per sopportarmi così. Sempre inquieta, nervosa, arrabbiata.
Decido che voglio riparare, ma non è semplice togliersi di dosso questo rigore. Ci provo. A essere più rilassata ma…i chili così ritornano. Allora mi dico, cerco di convincermi che così sono più bella, più femminile, più umana… e poi me lo dicono tutti che sto meglio. Mmah.
Alterno sempre fasi in cui mangio troppo a fasi nelle quali non tocco niente. Ho paura di ricadere in quel circolo. Mi sforzo, prometto, faccio contratti. Per cercare di uscire dalla gabbia del conto delle calorie, delle diete, della ginnastica a tutti i costi. Ci sono state delle giornate che mi sono seduta a tavola ed ho mangiato, senza pensarci, assorbita da altro. Ed era cibo fatto di linguine al pomodoro e basilico, di pasta e piselli, di risotto ai funghi… di amore. Ma poi è uscito il malessere, la colpa per avere “trasgredito”, e quelli che sono seguiti sono stati giorni tormentati, difficili da gestire.
Non faccio più tanta attività fisica, in questo momento sto convogliando le mie energie e il mio tempo in altro, ma questo mi porta a mangiare di meno…
Se non consumo, che bisogno ho di mangiare?
Perché mi sento bene solo se entro nella taglia quaranta?
Perché il mio amor proprio deve essere incatenato all’ago di quella maledetta bilancia?
Perché?
                                                        Patrizia



Queste parole le ha scritte di mattina, qualche mese fa, una cittadina.
Adessotu, se vuoi, dicci come sta messa, per te, la faccenda, cambia pure il tuo o altri nomi. La stessa realtà, a volte, non è quella che è. Una cosa è certa: certe robe, se sono solitarie, non sono le sole, non sono poche. Non aggiungiamo altro. Anche su questo ne abbiamo abbastanza, di parole e parole dotte. La rete ne è piena, come le nostre scatole.
Parole che cominciano con la a…
Parole che cominciamo con la b...
Ma l’alfabeto delle vite è un’altra cosa.

                                                      la redazione

PS: se mai, facciamo un’eccezione alla regola e… ti mandiamo in libreria, sempre se ti va, anche perché è da questo libro recentissimo che abbiamo parafrasato il titolo per il primo pezzo di casaacorte. Ricordi I Monologhi della Vagina? Do you know? L’autrice è la stessa: Eve Ensler. Titolo: Il corpo giusto. Euri: dieci.

Oh… se non puoi in libreria,
eppure lo vuoi
cosa vuoi che sia,
chiedilo a noi.

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