una storia di castellane

Siamo sul finire dell’Ottocento quando, nel castello, appunto, di Casamassella, la giovane Carolina ha in mente dei progetti.
A partire dalla sua passione, il ricamo.

Perché non trasformare questa attività cui si dedicano quasi tutte le donne nel Salento in una vera e propria arte che, abbandonati i limiti della produzione domestica, si imponga addirittura a livello internazionale?
Perché non riprendere i preziosi ricami del ‘500, del ‘600 e creare una vera e propria scuola?

Non crediamo alle nostre orecchie: imprenditoria femminile in uno sperduto borgo della campagna pugliese di fine Ottocento?!
Ascoltiamo col fiato sospeso.
La famiglia De Viti de Marco non è una famiglia qualunque: certo sono nobili, marchesi, dimorano in un castello e chissà quante altre cose, ma non è questo che li rende “speciali”.

Questi nobili sono colti e raffinati: maschi e femmine della famiglia conoscono i segreti dell’economia e della filosofia, dell’arte e delle lettere. Il fratello di Carolina, Antonio, insegna economia all’università, a Roma, e tra qualche anno da ministro si sarebbe scontrato in parlamento con Giolitti. E’ un meridionalista convinto: concluderà la sua carriera accademica nel 1931 per non prestare giuramento di fedeltà al fascismo. 

A Casamassella, in quel tempo, Carolina riceve quotidianamente quanti hanno il piacere di conversare con lei. Negli anni, tra i suoi ospiti più assidui saranno Michele de Pietro, principe del foro leccese, ex senatore ed ex Ministro Guardasigilli, ed Adele Croce, moglie di Benedetto.
E, mentre ricama e conversa, pensa e dal pensiero all’azione per lei il passo è obbligato: fonda a Maglie una scuola di ricamo che inaugura uno stile del tutto originale.
Donna Carolina vuole per la sua scuola solo materiali pregiati, le stoffe di lino vengono dall’Irlanda, il filo di lino da Moulhouse in Alsazia.

La “Scuola di Casamassella” con sede a Maglie collabora con l’associazione “Emilia Ars” di Bologna (di cui è promotrice un’altra donna d’eccezione, la Marchesa Cavazza). Sotto le abili dita delle ricamatrici rifioriscono preziosi ricami rinascimentali e barocchi. 
La cognata di donna Carolina, una signora americana moglie di Antonio, riesce a immetterli nel mercato nazionale ed internazionale, grazie alle sue conoscenze e alle frequentazioni dei salotti romani.
I ricami di Casamassella arrivano, infatti, fino in America e in Russia.
All’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 meritano la medaglia d’oro.

La scuola rimane attiva fino al 1920 circa: poi l’introduzione del tabacco fa intravedere alle ricamatrici una fonte di maggiore guadagno nelle nuove piantagioni e Carolina si volge ad altri progetti.
E’ la figlia Lucia ad ereditare la sua passione.
Andrà fino in Sud-Africa, a soli 18 anni, ad insegnare il ricamo alle donne boere, fondando lì un’altra scuola ancora attiva nel 1987.

E a Casamassella?

  


vai a a casamassella, intanto...
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