una lettera lunga un anno

Quella che stai per leggere
è solo una parte di una lettera vera, anzi un carteggio, diventato poi senza volerlo una specie di almanacco cittadino

febbraio 2007                 cli

 

Cara mia
(...)
dì la verità, non ci avresti scommesso poi tanto l’anno scorso, quando te l’abbiamo detto!
Un sito politico, una scrittura femminile.
E in mezzo, i discorsi della Costituente... 
Figùrati!  ...da scaricare e trascrivere noi a mano sul computer, che i nostri mezzi erano e sono limitati alquanto.
Con lo sguardo sempre un po’ spostato sul presente.
E quel nome strano, così subito al plurale, cittadinanze.

 Ricordi? Dicesti: «E che, non ti basta una di cittadinanza? Tutte femmine, poi…» 

Beh, una bella cittadinanza piena non sarebbe male, ma… al plurale è meglio.
Che ci siano più forme di cittadinanza.
Che più soggetti, più parole, più idee, più desideri abbiano cittadinanza.
E ognuno col suo linguaggio, coi suoi tempi, coi suoi colori.
E poi, perché porre limiti alla … cittadinanza?

Tra l’altro, mica vero che siamo un sito di “sole donne”.
Diamo cittadinanza proprio a tutti, maschi e femmine, come si diceva una volta.
Libero accesso a chi vuole appunto trovare cittadinanza da noi. Senza discriminazioni.
Ahi, l’ho detta la parola terribile, origine di tutto. Te lo ricordi? Che tutto nasce da un discorso sulle discriminazioni, sulla necessità di rimuovere gli ostacoli che impediscono una effettiva cittadinanza a tutti.  Cittadinanza: vita nella città, per la città, con la città.
Opere e pensieri, pensieri e opere: mezzo privilegiato per esprimersi, la parola.

Abbiamo cominciato da noi. E siccome noi siamo donne…ci siamo messe a studiare.
A studiare come si fa politica e così abbiamo scoperto che, essendo donne, per il fatto cioè di essere donne, diremmo quasi per una faccenda biologica, la “Politica” ci considera assimilabili a “soggetti svantaggiati”:  e meno male che politica è nome comune di cosa, genere femminile!

(...)
Ho capito, smemorata!
Beh, in effetti, non te l'ho ancora raccontata giusta giusta.
Eh eh, intendo dire: com’è che ci siamo trovate su queste pagine.

Per farla breve, un anno fa cinque di noi avevano appena concluso la loro carriera di studenti in un corso di formazione politica per “donne soggetti svantaggiati”, un paio si erano aggregate per affinità elettiva.

Un giorno, tra l’Immacolata e la Befana, o forse era Carnevale? ci siamo contate bene e ritrovate in sette.
Sette a volere a questo sito, infine ci siamo date l’OK e...
Ci sei, ora? Adelante!


Il primo diritto di cittadinanza lo avevamo dato, guarda un po’, e già da un po'... alla nostra parola.
Eravamo un po’ seccate da tutta quella faccenda delle lacrime della Prestigiacomo e delle quote rosa in cui sembrava imbrogliarsi la politica italiana e ci siamo scoperte una gran voglia di squoterla questa politica...
...e di farla parlare anche con voci nostre. Di cose che ci riguardano.
Per esempio di violenza sessuale e di leggi.

E’ così che siamo approdate ad una scuola politica di diverso tipo, ad organizzare cioè noi una scuola politica perchè ci sembrava urgente ricominciare a discutere direttamente noi donne di queste cose.

 Ci siamo chieste: se qualcosa di marcio emerge addirittura in...Danimarca, che poi era la Svezia, insomma nei supposti paradisi dei diritti delle donne, c’è da stupirsi se nell’Infanta Italia una sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che uno stupro è meno grave se la vittima non era più vergine?

Abbiamo ricominciato a parlarne, all’ombra delle querce, vicino al mare di Otranto, in un posto voluto così da donne di tempra forte.
Se hai voglia di sapere che ci siamo dette (sia chiaro, quello è stato solo un punto di partenza), i materiali saranno presto a disposizione.
Intanto, sai? continua quel dialogo antico che t'avevo detto...

(...)Eh sì, avevi proprio ragione a dire che si sarebbe sollevato un gran putiferio.
Sulla verginità, soprattutto, le parole sono diventate una grossa matassa, temi si intrecciavano ad altri temi.
Il sentimento religioso, le recenti osmosi culturali, i nostri occidentali rassicuranti stereotipi.
Un mare di pensieri, altro che Canale d’Otranto.

Se penso che abbiamo cominciato con la confessione del sogno di un kamikaze islamico...
abbiamo ripensato a cosa succede qui da noi tra  cristiani progrediti e occidentali e i commenti davvero non si contano.

E ci viene da pensare che mentre il nostro sguardo si posa con ironia e rabbia su danni particolari e ratti vari che animano leggi italiane e biblici precetti, tra le sabbie del vicino Oriente non saranno ironiche o metaforiche le pietre che uccideranno una donna colpevole di avere avuto un figlio da un uomo cui non era sposata.

Ugualmente  concreta è quella pratica del femminicidio  che sta diventando sempre più di moda da noi! Non ti si annodano le viscere a questa cosa?

Noi ci guardiamo intorno e vediamo come in Oriente e in Occidente religione e politica si intrecciano e passano sui nostri corpi di donna.
Anche sulle nostre vite.

Ci sembra di scoprire strane somiglianze in certi destini: che se da noi non c’è lapidazione, ci sono tuttavia i diritti dell’embrione (e voglio la rima a sottoliear una tal meditazione).
Morale della favola: come sempre, rimane aperto l’interrogativo: chi decide del corpo delle donne?  A vantaggio di chi decide? E dove decide?

Qui una risposta ci si para innanzi, apparentemente facile: la Legge, votata in Parlamento.
Ed è per questo che non è neutro il nostro sguardo sul Parlamento.
Lo vogliamo più colorato, più equilibrato, con qualche “tocco” di rosa in più, direi appunto un 50% del totale.

Nei nostri articoli sparpagliati tu vedevi tessere sciolte di un mosaico senza disegno e mi rimproveravi che non si capiva dove volevamo andare a parare.
Ora, a distanza di un anno si riannodano i due fili che in fondo abbiamo svolto fino ad ora: corpo femminile quotidiano e rappresentanza politica.

Verginità e quote rosa: due facce della stessa medaglia.
Non sbaglio se dico che si tratta  appunto di una questione di …cittadinanza.

Ora capisci perchè dovevamo per forza risalire all’origine, alla Costituente e anche un poco prima?

Abbiamo fatto una piccola cura con pillole di storia patria e poi una robusta dose di ricostituente ci è servita per una specie di viaggio nel tempo, nel nostro primo emozionante Parlamento. 1946-2006: quest’anno celebrazioni di anniversario ce ne sono state tante, ma, a noi, non ci è sembrato un felice compleanno questo della nostra Repubblica.

Perchè, mi chiedi? sai,  siccome che ... ascoltiamo dappertutto grandi parole che ai fatti si sciolgono come sale nell’acquacome altri ci siamo chieste se siamo in mano ad un caimano.
Conclusione, ci siamo risposte di no, nè prima nè dopo le elezioni, e che in fondo stiamo ancora facendo prove di democrazia.
In 60 anni il primo articolo della nostra Costituzione è sempre il più emozionante di tutti i primi delle altre e siamo passate da Lussu a Luxuria (ed entrambi ci stanno bene, benissino), però …

E’ tempo di fare un vero passo avanti.

Vorremmo un parlamento non di esagerati, ma di appassionati.
E appassionate.

E non solo di Olimpiadi!
Vorremmo respirarvi a pieni polmoni passione politica, come facevano appunto quelli di 60 anni fa.

Se guardi bene, vedi che noi ogni tanto “diamo dei nomi”, facciamo delle brevi schede biografiche di alcuni costituenti fermando le lancette al momento in cui si alzano per la prima volta a parlare.
Roba cervellotica? macché, roba da uscire di testa, quello che hanno fatto, il progetto che si vedono già negli occhi.
Roba che ci capita di innamorarci addirittura: confessiamo, abbiamo tutte un debole per Emilio, qualcuna di gusti più cerebrali anche per Piero. Roc stravede per  Leo. Ma aspetta ora che arriva Pertini: altro che il buon vecchio nonno che esulta ai mondiali!

Tu mi guardi e ridi, quando mi vedi che sto a rincorrere parole e frammenti di file sui motori di ricera, quando trascrivo quei discorsi come se stessi nell’aula parlamentare all’epoca.
Ma vedi, per me, per noi è qualcosa che ci prende proprio, una cosa che facciamo, che ti devo dire, con il corpo e con la mente.

Ecco, guardiamo alla scena di oggi, che potrebbe essere così travolgentemente appassionata e la scopriamo brutta, squallida, litigiosa, una versione un po’ allargata di un’aula scolastica, e ci viene nostalgia di cose serie, ci prende desiderio di progettare noi qualcosa di diverso.

Pensi che ci manchi qualche rotella? Sei in buona compagnia, sapessi che ci arriva sulla nostra casella, che è anch’essa uno spazio di cittadinanza, si chiama adessotu.

Non dire che sono cose difficili... Non ti arrendere!

Magari la parte che fa per te è soprattutto “casa a corte” e pure le “cittazioni”, magari ti scopri anche tu daccordo con Carla e ti stupirai di trovare con Saffo anche Cat Stevens e Marianne Faithfull.

Nella nostra corte virtuale noi, le nostre amiche ci scambiamo parole, come dire, private?
Andiamo sul personale, storie che ci capitano di menopausa e anoressia, di precarietà e libero mercato di menti dis-abili e persone bis-abili.

Al posto delle parole crociate inseguiamo ghirigori linguistici sulle palle del topo  e le originalità di windows, ci intrighiamo sui fatti di Albertino e Rubattino e se ci capita di parlare di cuculi  ecco su qualcuna che ci ammonisce sulla sorte dei gamberetti, e si lancia in sconsigli per gli acquisti.


Abbandoniamo i modi un po’ folli, un po’ arcani (come  ci osserva una donna che ci legge: ha ragione!!!)  in una sezione diversa: interventi.
Qui ci sono parole di donne a cui abbiamo chiesto o che spontaneamente ci hanno mandato delle  riflessioni scritte in forma “seria” , organiche  sugli stessi temi che via via ci vanno appassionando o su cui... ci vogliamo appassionare. Per esempio  Pina che ci ha parlato di Nadia Spano, la nostra costituente, e di come l’ha conosciuta, Vania e Antonella della loro passione politica e del femminismo, Marisa invece di filosofia, ironia e politica (ma poi è sempre la stessa passione), Maria Cristina della difficoltà di vivere legata al sesso che ci individua alla nascita,  Ada e Maria dei rapporti tra Islam e Occidente, Valentina e Doriana  del nostro sguardo sulla terra,  Cecilia di precarietà-fecondità-sterilità.

E poi c’è in anteprima il documento dell’UDI  50E50!!! Mi sono spiegata?
Questa è proprio l’ultima novità e per un bel po’ ci accompagnerà in tutti i toni sulle nostre pagine.

Che ti devo dire? Per essere stato un primo anno di invenzione, di sperimentazione e di verifica delle nostre forze, mi sento decisamente soddisfatta. So che il secondo sarà addirittura strepitoso.
Tra un anno a questa parte ci risentiamo e ne tiriamo le somme.
Tu intanto continua a leggerci, e ricordati che sei cittadina pure tu e che pure di te aspettiamo le parole.
(...)

Ciao                                                                                                         Claudia


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