Poi si chiedono perchè non arrivano in Parlamento.
O nei paraggi, nei cosiddetti centri decisionali della politica.
Il motivo meno dichiarato è sotto gli occhi di tutte, è dappertutto.
Solo, si avesse voglia di togliere il prosciutto.
Migliaia di cittadine (?) di sesso femminile italiano occupano postazioni varie nelle Pari opportunità; anche qualche cittadino, parimenti opportunitario.
Non intendo la miriade di fondazioni, associazioni, cooperazioni, solidazioni, benefazioni più o meno volontarie, che hanno in comune almeno il merito di doversi reggere da sole sulle gambe.
No. Parlo di quella roba che, almeno da vent'anni, leggi o regolamenti dello Stato - e giù giù discorrendo, fino al più piccolo comune... mezzo gaudio - istituiscono, e giorno dopo giorno vanno istituendo, tante e poi tante cose a vantaggio di un sesso svantaggiato.
Infine, un altro sindacato.
Istituzioni che istituiscono, varano, progettano, assistono, finanziano, sorreggono, controllano, vivacchiano oppure soltanto dicono di occuparsi di donne.
Noi ci preoccupiamo.
Un mare magno di opportunità occupate, carriere incarriolate ormai già a frutto di pensione.
Asilo politico - in tutti i sensi del termine asilo - per multiformi energie, altrimenti destinate in parte a deflagrare, esplodere, o anche solo scoppiettare in quell’altra Politica con la p maiuscola.
Le istituzioni Madri, di questo, sono consapevoli all’origine.
Sulla base del ben noto assioma: qualunque cosa suscettibile di costituire sovvertimento o anche solo irritazione cutanea per l’ordine dato, bene si fa a metterla dietro una scrivania, una sigla altisonante, Ministero o Commissione o Comitato, un quel che sia, in grado di poter dire o far dire di sè che di qualcosa si è pre.sidente.
Noi, per parte nostra, che si fa?
S’è detto sempre chiaro e tondo: da fili d’erba strumenti musicali o almeno ci proviamo.
Quello italiano rischia di diventare un caso a parte in Europa, dove pure le pari opportunità lavorano e producono da decenni.
In Italia, in questo campo come in altro, surplus di Agenzie, Osservatori, Autorità, Garanti a garantire cosa di preciso non si sa.
Alla fin fine, soltanto la propria di se medesime continuità.
Nessuna distanza, nessuna ironia.
In un turbine di schizofrenia, si arriva a prendere sul serio la propria stessa ipocrisia.
Frettolose, alcune imparano l’arte per l’unico posticino messo a disposizione, qualche infarinatura political correct femministese, di cui fino al giorno prima s’ignorava l’esistenza. Signora mia.
Un po’ di storia magari, giusto un po’, perchè di più potrebbe anche guastare.
Istituzioni cristallizzate, sindacalizzate ad oltranza.
Del resto, sono in ottima compagnia.
Dovunque il guardo giri, è un blob generale in espansione programmata: ministeri e cento e più misteri di sottosegretari.
E poi giù, controllori a controllare chi controlla.
Coordinatori che coordinano chi ordinatamente ordina con gli stessi.
Osservatori che osservano con oculatezza accurata chi da parte sua già osserva. Con osservanza.
Il posto fisso una chimera? Lo vedi quanto sei precaria...
Perché non provi con un bel Master in Parità?
Se ti vien fatta, sei assicurata da qui all’eternità.
Mistero buffo!
In fondo, tutta questa roba dovrebbe essere “a progetto”.
Questa sì, dovrebbe prima o poi avere un tempo determinato.
Se quello era il fine, se quello il... supposto presupposto, dovrebbe avere anche una fine, lo svantaggio.
Dovrebbe terminare la corsa della Diligenza, un giorno.
Ma tutti quei passeggeri e passeggere, che fine mai faranno?
Se quelle sventurate svantaggiate smettessero di esserlo, per avventura o anche solo per santo spirito, dimmelo tu, cosa accadrebbe?
Ancor prima di una inarrivabile femminista revoluzione, si creerebbe una indiscriminata depressione, neanche tanto carsica.
Che fine farebbero quegli equilibri, quelle famiglie, quelle tante vite?
Come altro, e come altrove, dove la classe dirigente se stessa produce e riproduce, inventando le condizioni per la propria sopravvivenza. Quanto ci si lamenta a parole, a destra e a manca.
Eppure, come per quella dirigente, quella alta, lo mismo accade per questa piccola classe, casta, semiapparato quasi parastato.
Un'accozzaglia di gente che, nella sua quasi totalità, se non è dirigente nè manco diligente, almeno è semovente, in quanto sedicente.
Pari opportunità: lì dove tutto entra e tutto esce senza colpo ferire e si disperde, lì dove anche soltanto il grattacapo che un femminile può dare viene sapientemente ripiegato nelle gabbie di un qualche salariato, lì dove meglio che altrove si mortificano aneliti, aspirazioni iniziali, fossero anche minuscoli vagiti, vagheggiamenti differentemente sessuati di altra socialità. Così è.
E così sia?

Sai, siccome che… tra poco è il due giugno, e allora...
Sai, si vorrebbe anche noi, in Commissione, fare qualcosa.
Siccome poi... ci han dato pure un po’ di soldi, che si fa?
Ce la dài una mano? C'è questa storia del sessantesimo, la cittadinanza, il voto, le suffragette.
Magari anche una cosa nostra [sic!].
Una sulle tabacchine, eh? Che dici, si può fare? Quelle, il concorso di scrittura femminile lo stanno già facendo. E noi, qua? Giugno è già arrivato. Comunque, fino a tutto dicembre si fa sempre in tempo, no? Siccome che… insomma, sai come vanno queste cose...
Se non lo so, lo immagino.
Buon compleanno, Res Publica.
Che brutti sessant’anni, per voi, povere piccole pari opportuniste.
Sì...
Come...
Che...
01 giugno 2006 mac
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