ricordare ricordarci

Quindi, un referendum costituzionale non è cosa da poco.

È comprensibile che dopo le elezioni, politici e mass-media siano e saranno tutti presi a vivisezionare il nuovo governo, le nuove amministrazioni, ma rimarranno il tempo e lo spazio per parlare, per dare visibilità al referendum costituzionale?

Non uno qualunque, ma il REFERENDUM COSTITUZIONALE.
Non una qualsiasi Costituzione, ma quella Costituzione, come disse Nenni nel 1952...
Quel referendum che ci chiede di accettare o respingere la riforma della Costituzione, quella che parla di premierato forte, di “regionalizzazione” della sanità, dell’istruzione, della polizia, che getta alle ortiche proprio quel principio di solidarietà sul quale si fonda la Costituzione italiana.

Avremo il tempo di ricordarci?
I nostri deputati e senatori avranno il tempo di ricordarcelo?

Non è per... partigianeria, ma sentire pronunciare le parole di Piero Calamandrei dal nuovo Presidente della Camera Fausto Bertinotti, a conclusione di un discorso d’insediamento sobrio e aderente ai principi della Costituzione italiana antifascista, nata dalla Resistenza, solleva il nostro morale.

Sono le parole con le quali Calamandrei nel lontano 1955 concludeva il suo discorso rivolto agli studenti di Milano.

Ed è da questa lettura che anche noi vogliamo ricominciare, per cercare di guardare la storia e la politica nella maniera giusta.

Vogliamo continuare a ricordare la storia di quelle 21 donne e quei 535 uomini che, eletti democraticamente, hanno presieduto un’Assemblea Costituente e, dal giugno del 1946 fino al 1 gennaio 1948, hanno discusso, anche in maniera vivace, e scritto la Costituzione.

Qualcuno dirà che la nostra Costituzione andrebbe aggiornata.
Certo non è perfetta, ma è un affare di tutti. 

Contro il rischio dell’indifferenza il 25 e 26 giugno, ci ricorderemo di andare a votare?

Contro il rischio di dimenticare, da quella data in poi, ci ricorderemo di ricordare?

Perché...  «...ogni giorno (che) sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…».

Questo contributo è ciò che oggi chiamiamo cittadinanza attiva.

a cura di cli - roc - vivi
maggio 2006

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