ricordando Andrea

andrea barbatoIn questi giorni di febbraio sono in molti a ricordarlo.
Grande cosa gli anniversari, questi mega-interruttori per accendere la memoria.
Se sono dieci gli anni passati, le parole si sprecano, specie tra i suoi colleghi, i giornalisti. Specie quelli televisivi e, come si suol dire, tra gli uomini di spettacolo. Si dice così? E allora diciamolo anche noi: uomini di spettacolo. Ebbene, lo sono diventati molti tuoi colleghi, nel frattempo, Andrea.
Più uomini che donne, ancora una volta. Anche i più famosi, specie i più famosi, quelli che si disputano gli ospiti migliori nel salotto.
Perché giornalisti, forse, non si nasce.
Ma salottieri, prima o poi, di questi tempi si diventa.

In questi giorni, se tu ci fossi, chissà che penseresti di quel che attanaglia la truppa italiota televisiva: macchè programmi del buon governo, e neanche battute e duelli, e degli stessi leader politici, verranno non verranno? No, ciò che fa passare notti insonni è che tutti si chiedono, almeno così ce la danno a bere: quale sarà il giornalista che dirigerà il traffico nel faccia a faccia? Proprio così Andrea, ci pensi? Evviva la faccia!

Chi è sotto la trentina, forse, non ti ha mai sentito nominare. La maggioranza di coloro che leggeranno queste righe non saprà chi sei stato, cosa hai scritto o detto.
Il fatto è che… se smarrimento e precarietà sono i sentimenti più diffusi, almeno oggi, ad una certa età, l’età cosiddetta giovanile, in quella mia invece, per quelli che hanno la mia, comincia pericolosamente a farsi strada un certo rimpianto, o almeno nostalghia.

Non è solo questione di età, però. Direi, di stile. E consapevolezza che solo con uno sforzo enorme certa roba potrebbe ritornare. Cosa? Chi? Equilibrio, rigore, pacatezza. E persone come Andrea, nel suo mestiere. E cos’altro ancora? L’ironia dolce, il gusto del colore. E cosa che non guasta, anche in quel mestiere: ottima padronanza di una Lingua, con quelle sue figlie, una Sintassi e l’altra Grammatica che oggi sono come mogli ripudiate dai nuovi detentori dello scettro. Nei regni dell’audience.

Audience, già, così si dice. Audience, audio, dal latino: audire. Come era bello ascoltarti, sentire le tue parole, quasi ogni sera su quel "terzo canale” quella roba che alcuni chiameranno Telekabul. Già, se fossi vivo oggi Andrea, faresti la fine che hanno fatto altri. Sporco comunista pure tu, scommetti?

Com’era vivo quello che dicevi. Perfino all’erre moscia mi avevi abituato, io che la odio, in genere. La tua, comunque, non era poi così invadente. Era anche lei come eri tu, nel tuo mestiere. Se penso al senso, all’approfondimento, quante parole mi ricordo. Ma se solo mi limito a chiudere gli occhi, sai cosa sento? Ecco, per l’appunto: quella presenza inevitabile nel nome e pure nel cognome, quell’arrotamento lieve. Garbato.
Garbata perfino l’erre moscia. Lieve e di più: era un particolare che, unito agli altri, faceva per le parole la tua voce - si può osare? - nobile e fiera più che quella di un Gianni, detto l’Avvocato.
Se chiudo gli occhi, sento ancora le ultime parole di mille e una Cartolina:
un caro saluto a tutti da Andrea Barbato.

14 febbraio 2006 

   mac

 

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