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Sette sorelle
Il numero perfetto nasce un giorno a tavola, quando nella convivialità di un giorno di festa (o quasi, quello dopo l’8 dicembre 2005, l’Immacolata) l’ultima di noi, la sottoscritta, si lascia irretire dal fascino del blog in via di cominciamento. Il progetto, illustrato con toni lirici e appassionati, è troppo succulento per passarci accanto e tirare avanti, un po’ come le carteddhate natalizie che in questi giorni si preparano, da noi, nel Salento. Che sono le carteddhate? Sono cose buone, fidati, intender non le po’ chi non le prova e, a loro modo, sono anch’esse ricostituenti - ma questa è un’altra storia che in altra parte troverà il suo…sito in questa avventura.
E così ci contiamo: siamo sette, sette sorelle. Questa numerica, sorellesca definizione fa scattare nella mente altri ricordi, altre liaisons.
Te le ricordi le sette sorelle del petrolio, quelle che da fine Ottocento hanno monopolizzato il mercato del petrolio nel mondo? Le chiamò così Enrico Mattei quando, fondando l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) decise prometeicamente di scagliarsi contro quel monopolio inseguendo il progetto dell’autonomia energetica dell’Italia. Il suo sogno finì nel ’62 con una bomba sul suo aereo privato, mentre per noi il concetto di autonomia energetica rimane ancora in piedi, ma più miraggio che sogno.
Quelle sorelle hanno nomi famosi, mutati poi nel tempo, ma sotto le lettere nuove si riconoscono sempre loro. Di quelle sette, 4 sono statunitensi e, di queste quattro, 3 nacquero dallo smembramento della Standard Oil negli Stati Uniti: oltre alla Texaco erano, per Mattei, la Exxon, la Mobil e la Chevron che, con fusioni successive sono divenute per noi ExxonMobil, e ChevronTexaco. Alle quattro americane si affiancarono poi la Royal Dutch Shell Anglo-Olandese e la British Anglo-Persian Oil Company, ora British Petroleum. Certo, sapere queste cose non guasta... Però, ecco, è una parentela che ci lascia alquanto insoddisfatte. L’odore che emanano non ci piace. E nemmeno il suono così irto di doppie e aspirate di questi nomi, per non dire di altro.
Vuoi mettere Exxon con Celene o le prospettive fumose, annerite dagli idrocarduri del deserto che evoca la Texaco con le eteree luminosità di Alcione? E sì, perche Celene ed Alcione appartengono ad un’altra famiglia di sorelle, anch’esse sette, che sentiamo a noi più congeniali, già a pelle: le altre sono Electra, Merope, Asterope, Maja e Tajgeta e suscitano alla memoria e al gusto, sapori di Grecia, di poesia, di mito. In un certo senso, roba di famiglia. Le hai riconosciute? Sono le Plejadi! Volendo, le puoi incontrare nella costellazione del Toro o nei versi di Omero. Pensa che compaiono anche nella Bibbia, nelle parole di Amos e di Giobbe in riferimento all’onnipotenza del Signore…
Ma a noi piace di più la versione del mito.
Così ce le immaginiamo figlie di Atlante che reggeva il cielo sulle sue spalle e di Pleione che abitava le profondità oceanine.
Loro, le sette sorelle, vivevano invece sui monti della Beothia: per cinque anni Orione, il cacciatore, le inseguì nelle foreste fino a quando Zeus le trasportò in cielo trasformandole in stelle: accanto, tuttavia, ci mise anche lui, Orione, e i suoi cani, il Cane Maggiore e il Cane Minore.
Due delle Plejadi splendono un po’ meno delle altre, forse Elettra addolorata per la caduta di Troia, o Maja che, innamorata ma imprudente, sposò un mortale.
Pensa che se tu avessi la fortuna di vivere nel deserto australiano in compagnia degli aborigeni e, svegliandoti al mattino, trovassi intorno a te lo spettacolo luminoso della brina, ti capiterebbe di ascoltare una storia molto simile. Una storia d’amore.
La storia delle Meamei e dei Berai Berai. Vedi? Anche questi hanno dei bei nomi. Dunque, gli aborigeni raccontano che c’erano sette meravigliose sorelle cacciatrici, dai capelli lunghi fino alla vita e dal corpo coperto di pezzetti di ghiaccio. Nel caldo paese in cui vivevano erano per gli uomini come una bevanda d’acqua ghiacchiata.
Sette fratelli, i Berai Berai, ne erano innamorati e le corteggiavano offrendo loro stillanti favi di miele. Le Meamei accettavano ridendo i doni, ma quanto al matrimonio avevano tutt’altre idee.
Esse dovevano inoltre difendersi da un ben più pericoloso corteggiatore, l’Ardente Antenato, Wurrunnah, che un giorno con un’imboscata le catturò. Niente da fare: le sorelle erano veramente intrattabili. Cinque le spedì subito in cielo e due le trattenne con sé cercando di sciogliere i ghiaccioli dal loro corpo, ma le Meamei con aspra lotta riuscirono a sfuggirgli e a ricongiungersi alle sorelle in cielo (dove, per l’abbraccio infuocato di Wurrunnah brillano un po’ meno).
E i Berai Berai? Privi del loro Amore si lasciarono morire struggendosi dal desiderio e contemplando le stelle nel cielo. Gli spiriti ne ebbero pietà e trasformarono anch’essi in astri: gli aborigeni li riconoscono nel nostro Orione.
Dicono che i Berai Berai vanno ancora a caccia di miele tra le stelle e che le Meamei cantano per loro canzoni notturne.
Agli uomini talvolta donano ancora con la brina frammenti di ghiaccio dal loro corpo: così gli aborigeni sanno che le sette sorelle non li hanno dimenticati.
Pensa che storia! Se ne trovano di simili praticamente in tutto il mondo, ma le altre, per questa volta te le risparmio.
Quanto alle stelle vere e proprie, parlo sempre delle Plejadi, sono straordinarie e vicinissime: solo 410 anni luce dal sistema solare.
Sono immerse nei gas di una nebulosa (la NG 1435) da cui hanno avuto origine e che illuminano.
Quei gas ad osservarli con un telescopio assomigliano in alcune parti a ventagli di piume, in altre a pennellate di azzurro parallele tra loro.
La stella centrale, Alcione, è mille volte più luminosa del Sole! E ha 10 volte il suo diametro. Le nostre 7 sono racchiuse in una sfera del diametro di 10 anni luce, ma gli strumenti più potenti fanno aumentare il numero delle componenti fino a 400 e più (sono forse cugine…?) fino a individuare una nebulosa di ben 50 anni luce.
Il loro nome deriva dal greco pleios, moltitudine, abbondanza o da una parola araba che significa navigare.
Non per niente l'apparizione delle Plejadi prima dell'alba o subito dopo il tramonto o il passaggio al meridiano a mezzanotte costituivano le date dei primi calendari sui quali si basavano la semina, il raccolto, l'aratura e le feste.
E per la navigazione non erano certo meno importanti.
Che dici? Vuoi l’indirizzo? Leggi un po’ qui:
Paese: Cielo pulito.
Posizione: A.R. 3h 47m, Dec. 24° 07'
Dimensione: 120' x 100'
Distanza: 410 a.l.
Costellazione: Toro
Che meraviglia! Troppa meraviglia? Devo rimettere i piedi per terra e farmi consapevole delle nostre più modeste realtà?
Hai ragione: vanno bene i sette nani? Troppo poco, da un eccesso all’altro!
Più tranquillo sembra il riferimento ai sette giorni della settimana o alle sette note musicali, ai sette colli e ai sette re di Roma…
Reminiscenze da catechismo portano alla memoria i sette doni dello Spirito Santo non disgiunti dai sette peccati capitali e dalle opere di misericordia, sette corporali e sette spirituali.
Anche i sacramenti sono sette. E le virtù cristiane? Ovviamente sette, tre teologali e quattro cardinali!
Che dire? Deve trattarsi proprio di un numero che ispira: nel nostro vecchio mondo occidentale (così vecchio che anche le sue sette meraviglie sono quasi tutte scomparse e se ne devono cercare altre più aggiornate!) al sette è legata un’idea di perfezione, di pienezza.
Non è un caso che si dica essere al settimo cielo, avere le sette bellezze, per non parlare del sette denari.
Conosci altri di questi modi di dire? Faccelo sapere, perché a noi, questa cosa del sette ci piace tanto.
Qualche altro suggerimento ci viene dai mondi più disparati: per i Pitagorici il sette, con i suoi multipli, indicava i momenti critici della vita (il kairos), cioè il parto settimino, la perdita del primo dente da latte a sette anni, la pubertà a 14 e la maturità a 21.
Facciamo un salto… anni luce e troviamo che nel mondo della televisione al sette si affianca di nuovo il concetto di sorellanza: Beppe Grillo definisce appunto sette sorelle le sette TV italiane - ogni riferimento ai sistemi di monopolio non è puramente casuale …
Mentre le sette cime più alte del mondo che pochi alpinisti hanno avuto la forza di scalare (e che chiamano appunto Sette Sorelle) non si pongono certo il problema del monopolio delle altezze.
E nell’arte? Molto recente è l’uso della stessa definizione per un ristretto numero di strutture museali: Moma, Metropolitan, Beaubourg, Tate Gallery, Guggenheim e Met, che in tutto il mondo costituiscono una sorta di opificio del bello teso a globalizzare opzioni artistiche e la formazione del gusto sociale.
Insomma, la definizione di Enrico Mattei continua ad avere successo e ad essere applicata con valenza positiva o negativa ai soggetti più disparati.
Ci siamo autodefinite così anche noi: in che direzione ci muoviamo? Per fartene un’idea, dovrai “navigare” con noi.
cli
P.S.:
ma il 7 è davvero il numero perfetto? Direi proprio di no, perché nel frattempo, manco a dirlo, all’Epifania… insomma, il giorno della Befana, è spuntata l’ottava… meraviglia! E siamo otto!
Niente paura, dice qualcuna, siamo sempre sette sorelle e… una mamma! Che c’avrà poi di materno, Milena, a parte l’anagrafe… quella qualcuna non è ancora riuscita a dirmelo! Personalmente, di recente l’ho trovata più morbida del solito. Da allora, la chiamiamo Milly Soflan, ma anche questa è un’altra storia…
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