Il giorno dopo, infatti, Saragat:
*
Abbiamo veduto ieri un vecchio uomo di Stato
pronunciare un discorso,
interrotto proprio da coloro
che per venti anni furono suoi compagni di esilio,
che per venti anni divisero con lui
i suoi dolori e le sue speranze.
Abbiamo veduto ieri un valoroso soldato,
il quale mosse un rimprovero giusto;
contro chi?
In fondo contro se stesso,
perché anche l’onorevole Bencivenga,
per venti anni è stato esule,
e nella forma più dura: esule in patria!

non sarà possibile compiere un lavoro utile,
se non vi sarà un minimo di reciproca tolleranza.
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E bravo Giuseppe!
A te che leggi, se c’eri ieri, sai di chi parla quando dice vecchio uomo di Stato.
Altra noticina: ogni seduta, come saprai, deve approvare il processo verbale di quella precedente. 0gni deputato, se ha interesse motivato, può chiedere la parola sul processo verbale.
Così ha fatto Bencivenga, e lo aveva preannunciato.
Quando Giuseppe gli dà la parola, chiarisce che le sue parole del giorno prima non intendevano offendere nessuno, non senza, però, il Bencivenga…
nell’aula della Costituente,
ad un rappresentante del popolo
che ha il diritto e il dovere di esprimere
il pensiero dei suoi elettori.

Naturalmente, Saragat dice di…
considerare l’incidente esaurito
e finalmente si passa ad altro. 
Viene ricordato l’anniversario della morte di Cesare Battisti.
Dopo le parole commemorative di De Gasperi, che ti risparmiamo, una cosa interessante la sentiamo dall’on. Lucifero.
Che spiritosa!
Beh, che c’è? Si chiama proprio così, e allora?
Se l’abito non fa il monaco, perché il nome dovrebbe fare il diavolo? Come per gli altri, anche di Lucifero diremo poco o nulla.
Magari nei nomi, vedremo. Con calma.
non sia inopportuno
vedo in questa giusta e santa commemorazione
di Cesare Battisti un atto di unità nazionale,
che è particolarmente prezioso in questa Assemblea.
Cesare Battisti è stato un repubblicano nobilissimo
che è morto per l’Italia quando
l’Italia era retta in Monarchia.
Credo che non sia inopportuno che un monarchico,
che è stato ed è monarchico, dichiari (...)
che allo stesso modo dei repubblicani di ieri,
i monarchici di oggi sono i servitori
e i figli della Patria,
in qualunque momento questa Patria,
sotto qualunque forma,
possa avere bisogno di loro e del loro sacrificio
(Applausi)

Altri tempi, starai pensando.
Se poi consideri che, solo pochi giorni prima, repubblicani e monarchici si erano scontrati duramente in un referendum, decisamente: altri tempi.
Passiamo avanti. De Gasperi comunica i nomi dei Sottosegretari di Stato.
A noi, a parte prendere nota per i nostri schemini, non resta che pensare alle parole di Nitti, a proposito di come è nata tutta la faccenda dei Sottosegretari. Forse un po’ servono anche oggi.
Faremo una ricerca, tra un qualche po' di tempo. Andremo a fare un giro a Londra, magari, come prima tappa: alla ricerca del sottosegretario perduto. Marcel Proust perdonerà...
Per ora restiamo qui.
Tra gli iscritti a parlare sulle comunicazioni di Alcide c’è un certo Emilio. Se ce l’hai fatta fino a questo punto, scommettiamo la testa, non te ne andrai più. Perché? Logico, perché l’onorevole Lussu del Gruppo Autonomista ne ha veramente facoltà.
perché provvisorio?
Onorevoli Colleghi,
chi ha vissuto questi ultimi venti anni
di lotta politica molto intensamente
ha il dovere di esprimere le preoccupazione e le ansie
sulla presente situazione generale politica,
sulla ancora nascente debole democrazia italiana
e sulla stessa vita del nostro Paese.
Mi sia consentito prima di tutto fare un rilievo breve
su questa strana forma di provvisorietà
che si è data al Capo dello Stato.
Il Capo dello Stato si chiama
capo provvisorio dello Stato.
Perché provvisorio?
Sembrerebbe che non è provvisorio solo il Capo,
ma persino lo Stato,
cioè la Repubblica.
(Commenti).
e tanto meno
Vero è che noi viviamo in un periodo eccezionale,
che ha la durata di otto mesi,
diciamo pure di un anno;
ma entro quest’anno,
prima della convocazione del futuro Parlamento,
è chiaro che in realtà niente è provvisorio.
Non è provvisorio questo Governo,
che è il Governo legittimo della Nazione;
non è provvisoria questa Assemblea,
che è l’Assemblea Costituente sovrana
eletta a suffragio universale e liberamente;
e non è provvisorio il Capo dello Stato.
E tanto meno è provvisoria una carica,
con questo carattere di provvisorietà
che sembra suonare instabilità e interinato,
ricoperta da un uomo verso il quale
per le sue alte qualità convergono
la fiducia e la speranza della Nazione.
(Vive approvazioni).

identità di forma e di sostanza
Non è una questione di forma;
è anche una questione di sostanza;
e in politica la questione di forma,
come spesso avviene in altre manifestazioni dell’attività umana,
è anche questione di sostanza.
Per questa identità di forma e di sostanza,
parecchi fra di noi avrebbero preferito
vedere il Capo dello Stato,
il primo Presidente della Repubblica Italiana,
anziché vagare come un inquilino non fortunato
fra Montecitorio, Palazzo Madama
e Palazzo Giustiniani,
entrare alla sua vera sede e casa:
al Quirinale.
Il Paese e la Repubblica hanno bisogno
non di provvisorietà,
ma di stabilità.
Io mi auguro che il Governo,
d’accordo con questa Assemblea
trovi il sistema di riparare a questo inconveniente.

ed era naturale
E poiché questo è il primo Governo
che si costituisce nella Repubblica
ed è questa la prima crisi che si risolve,
mi sia consentito anche esprimere
una critica alla forma con cui
questa crisi è stata condotta,
cioè al comportamento fra
il designato a costituire il Ministero
e questa Assemblea.
Prima di questo Ministero,
il designato a costituire il Governo interpellava
i capi e le direzioni dei partiti politici,
ed era naturale:
non vi era il Parlamento,
e solo i partiti politici allora militanti
nella democrazia
rappresentavano obbligatoriamente il Paese.
Oggi c’è questa Assemblea,
la quale è anche Parlamento.

si deve rivolgere
Quando il Capo dello Stato quindi
dà incarico al Primo Ministro designato
a costituire il nuovo Governo,
il Primo Ministro designato si deve rivolgere
ai rappresentanti parlamentari di questa Assemblea
e non alle direzioni dei partiti politici.
Anche questa è una questione di forma e di sostanza.
Noi sappiamo perfettamente che
i partiti politici sono rappresentati in seno
ai gruppi parlamentari in quest’aula;
che le direzioni stesse vi sono in gran parte rappresentate e quindi le direzioni politiche
sono in perfetto accordo con i gruppi parlamentari;
tuttavia la direzione politica del partito è una cosa
e questa Assemblea è un’altra.

e cito l’Inghilterra
E’ su questo che io desidero richiamare
l’attenzione del Governo
e della stessa Assemblea
e cito l’Inghilterra come esempio,
non già perché l’Inghilterra debba guidarci
in questa materia,

ma certamente in materia di abitudini parlamentari
e di principi costituzionali l’Inghilterra
può essere di guida per diversi Paesi
e il suo esempio può servire agli altri.

il grosso scandalo
Voi ricorderete il grosso scandalo
recentemente scoppiato
alla vigilia delle elezioni in Inghilterra
quando il Signor Laski,
Presidente
del Comitato Nazionale Esecutivo
del Labour Party,
è intervenuto,
poco prima della conferenza di Potsdam,
sul comportamento di Attlee,
chiamato da Churchill a partire con lui per la conferenza.
Ebbene,
una grande offensiva elettorale fu scatenata
da Churchill nei giorni 2 e 3,
alla vigilia delle elezioni politiche del 5 giugno
tanto che Attlee dovette intervenire
contro il rappresentante del Partito Conservatore
per dimostrare infondata la preoccupazione
che influenze estranee al Parlamento
toccassero la volontà del Parlamento stesso
e al sua emanazione, il potere Esecutivo.
Attlee dichiarò testualmente:
“In nessun tempo ed in nessuna circostanza
la Direzione del partito ha avuto intenzione
di dare istruzioni al gruppo parlamentare
del Labour Party a cui il Presidente
del comitato esecutivo nazionale
non ha diritto
di dare istruzioni”.

incominciare bene
Ho fatto questo rilievo perché ritengo
che all’inizio della ricostruzione
della nostra vita costituzionale e parlamentare
democratica,
noi dobbiamo incominciare bene.
Ed entro subito in merito
alle dichiarazioni del Governo
toccando il problema della politica estera
che giustamente il Capo del Governo
ha esposto per primo,
in quanto fondamentale.
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in tempi normali
Questa è infatti la questione essenziale
in questo momento.
In tempi normali
è la politica interna
che influisce sulla politica estera,
ma vi sono alcuni momenti,
come quello che attraversiamo,
in cui è la politica estera
che può influenzare enormemente
tutta la politica interna del Paese.
una malattia che peraltro
Noi corriamo il pericolo che si sviluppi
una forma morbosa di nazionalismo,
che può essere un enorme danno.
Di tutte le pesti,
il nazionalismo è certamente
la peste politica più contagiosa
e quella che può essere la più fatale;
è una malattia che peraltro si sviluppa
sia presso i popoli vincitori,
come noi vediamo in questo momento,
sia nei popoli vinti;
con questa differenza:

progressione
che mentre nei popoli vincitori
essa si sviluppa in progressione aritmetica,
nei popoli vinti si sviluppa
in progressione geometrica.
Guai al nostro Paese se conoscesse questa peste!
Sarebbe il crollo di tutto:
non pace,
non democrazia,
non ricostruzione,
non Repubblica
né vita del Paese.

l’imputato per mezzo dell’usciere
Certo, ci troviamo
in una situazione terribilmente difficile:
il nostro rappresentante,
il rappresentante dell’Italia,
proprio oggi,
è chiamato affrettatamente a Parigi,
chiamato così come si chiama
l’imputato per mezzo dell’usciere.
L’episodio ci dimostra
in quale considerazione
noi siamo tenuti.
La situazione è veramente drammatica:
nessuno può invidiare questo Governo
per la responsabilità che
esso deve assumere
in questi giorni.

nessuna esclusa
La situazione è grave perché
è tutta viziata da un fatto fondamentale:
le grandi Potenze, tutte, nessuna esclusa,
sono entrate nella guerra trascinate
dalla difesa necessaria dei propri interessi,
anche se qualche volta legittimi;
ma hanno dovuto fare appello,
per avere la coscienza del mondo con loro
- e soprattutto quella dei popoli oppressi -
a principi universali.

certamente
Ed hanno certamente parlato in buona fede
Roosevelt e Churchill
dal piroscafo Potomac nell’Atlantico,
quando è stato lanciato
il grande messaggio dei quattro punti.

certamente
Hanno certamente parlato in buona fede tutti,
nel momento del pericolo.

cioè
Essi, cioè, hanno saputo
- così come facevano
e fanno tutt’ora
gli onesti e integerrimi commercianti quacqueri
e facevano i grandi banchieri di San Giorgio -
conciliare i loro affari
con la loro coscienza.
Claudiaaaa!
E no, eh! i Quacqueri, no!
Perchè? Che male ti hanno fatto i Quacqueri? E dài. I puritani, il sogno americano, hippy ya yè... hippy ahi ahi...
Ok. Dopo, però, dopo...
Sappiamo sempre come prenderla...
passato il pericolo
Quest’appello ha dimostrato come
i grandi artefici della vittoria
siano stati capaci di sconvolgere
l’opinione e la coscienza del mondo.
Poi, passato il pericolo, cosa è avvenuto?
Una politica egoistica:
ognuno si preoccupa dei propri interessi.

implicitamente
La politica non è morale,
e tanto meno la politica estera.
Per questo, noi ci troviamo in una situazione
che pare non presenti soluzioni possibili,
che pare senza rimedio.
Ma sia consentito a noi che siamo chiamati
a firmare questo trattato di pace
e, con la firma,
a dichiarare implicitamente che noi tutti,
tutto il popolo italiano,
siamo responsabili del fascismo e della guerra,
sia consentito
di esprimere le nostre idee.

non può
Vediamo un po’ rapidamente
le responsabilità sul fascismo
negli anni immediatamente precedenti alla guerra.
Chi ha vissuto quel periodo
non può dimenticare.



avevano la chiave
I dirigenti responsabili
della Francia, signor Daladier,
e dell’Inghilterra, signor Chamberlain,
i rappresentanti di queste due grandi Nazioni che,
per le loro alleanze e le loro amicizie,
avevano la chiave
della situazione europea,
hanno fatto esclusivamente
una politica di incoraggiamento
al fascismo per trascinare le grandi potenze fasciste,
per trascinare la Germania, anzitutto,
alla guerra e all’aggressione
contro la Russia Sovietica.
Monaco è opera loro.
Hai notato che non diciamo una parola?
Neanche un alito?
Lo stai notando.
piccolo granello
Lo storico tra cinquant’anni
non vedrà niente
di queste cosiddette nostre responsabilità,
che diventeranno
un piccolo granello di sabbia nel deserto,
vedrà solo la manovra compiuta
dalle grandi potenze
contro la Russia Sovietica.
Lo storico tra cinquant'anni?
l’uovo fascista
È stata fatta una politica
di incubazione del fascismo.
Il signor Churchill, il signor Daladier,
hanno fatto con Hitler esattamente quello
che ha fatto in Italia Giolitti con Mussolini.
Mussolini era incapace di covare, da sé,
l’uovo fascista.


l’uccello ha dimostrato
Giolitti credeva di poter allevare Mussolini:
lo riscaldò,
lo accarezzò,
lo portò persino con sé
trionfalmente
alle elezioni politiche,
sicuro di servirsene per domare il partito socialista;
ma l’uccello ha dimostrato quello che era,
e noi sappiamo che cosa è successo.
Lo stesso è stato fatto dai grandi
per l’uovo nazista in Germania.
Senza ciò,
Hitler non si sarebbe mai potuto affermare
né in Germania,
né in Europa,
e tanto meno avrebbe potuto
sconvolgere il mondo.

e poi l’uovo si schiude
Il cuculo, che pare sia un uccello di rapina,
non è capace di covare le sue uova.
Le depone nei nidi altrui
e sono le miti pernici, le dolci quaglie
e le tortorelle tubanti che le covano;
e poi l’uovo si schiude
e l’uccello sviluppa il becco e gli artigli
e spicca il volo.

Lo senti, il nostro silenzio? E' attenzione, stupore, ammirazione.
Zitte zitte, ti diciamo solo di segnare questo uccello, da qualche parte.
Tra poco, daremo degna cittadinanza a Cuculo e ai suoi fratelli.
Quelli di oggi. Ma ora, continua. Tutto d'un fiato.
Cassius
Io pregherei gli onorevoli colleghi tutti,
di qualunque settore politico,
e pregherei il Presidente del Consiglio
e Ministro degli Esteri,
di leggere un libro apparso il 1943 in Inghilterra,
il libro di un giornalista inglese, Cassius,
col titolo di “Trial of Mussolini”,
che è apparso anche in edizione italiana, recentissima, col titolo:
“Un inglese difende Mussolini”.

un caro figliolo
In questo libro sfilano tutti i grandi inglesi,
Sir Austin Chamberlain,
Lord Rothermore,
Neville Chamberlain,
Lord Simon,
Sir Samuel Hoare,
Lord Halifax,
Amery,
Duff-Cooper,
Lord Mottiston,
Hore Belisha
e lo stesso Churchill,
che consideravano Mussolini
come un caro figliolo
e lo accarezzavano
e gli stringevano la mano
e lo abbracciavano,
lo incoraggiavano,
lo appoggiavano,
lo sostenevano,
sempre tutto d'un fiato... 
mentre
mentre qui in Italia
Matteotti veniva assassinato, a Roma,
mentre poco dopo Amendola moriva a Cannes
in seguito all’aggressione fascista
(on. Bencivenga, ricordate,
perché eravate suo compagno di gruppo
e sedevate nel suo stesso settore)
e poco dopo Gobetti moriva in esilio,
e poi Turati e Treves andavano in esilio
e vi morivano, Modigliani in esilio,
Don Sturzo obbligato ad andare in esilio,
Lucetti condannato all’ergastolo,
e fucilati Sbardellotto e Schirru
che avevano tentato di sopprimere Mussolini.

nulla di fronte
E poi tutto il resto:
l’antifascismo contro la guerra in Abissinia,
le formazioni volontarie repubblicane
contro Franco in Spagna,
l’assassinio in Francia di Carlo e Nello Rosselli
uccisi dai fascisti francesi e italiani...
Tutto questo non è nulla di fronte
all’innumerevole serie di martiri,
qui e all’estero, in carcere e fuori,
e di migliaia di altri che hanno complottato,
rischiato e sofferto,
come la maggior parte di voi
onorevoli colleghi del Governo,
come la gran parte di voi,
onorevoli colleghi di questa Assemblea.
chi potrebbe
V’è il popolo spagnolo.
Non esiste nessun popolo che abbia combattuto
per la libertà più del popolo spagnolo.
Eppure esso da sette anni subisce il terrore di Franco
e non può liberarsi.
Chi potrebbe accusare il popolo spagnolo
di essere responsabile del regime di Franco?
E si può rendere responsabile questo nostro popolo
che ha subito il fascismo col colpo di stato,
con le leggi eccezionali,
con il terrore?

vittima, non complice
Neppure gli Alleati hanno sempre pensato questo.
Nel messaggio di Heisenhower al popolo italiano del 29 luglio si dice:
“Italiani, noi veniamo da liberatori”.
Cioè veniamo a liberarvi del fascismo
che vi opprime.
Il popolo italiano è vittima, non complice.
Il messaggio del Presidente degli Stati Uniti d’America e del Primo Ministro della Gran Bretagna
del 16 luglio 1943 agli Italiani dice:
“Italiani assoggettati da Mussolini e dal suo regime”.
Assoggettati!
Il popolo ha accolti da liberatori gli Alleati in Sicilia, in Calabria, a Roma, dovunque.
Come liberatori, non come giustizieri.

involontariamente
E lo stesso messaggio che io ho citato pocanzi [*]
finisce in questi termini:
“E’ giunta per voi l’ora di decidere se gli Italiani devono morire per Mussolini o per Hitler,
o vivere per l’Italia e per la civiltà”.
In quel vivere c’è involontariamente del sarcasmo!
Ebbene il popolo italiano ha deciso non già di morire per Hitler o per Mussolini
e tanto meno di vivere per sé,
ma ha deciso di morire per l’Italia e per la civiltà.
[*] questo asterisco è per ricordarci di inserire un dialogos. Asterisco. Stella. Stellina...

Siete sicure che pocanzi si scriva così?
A me sembra che si scriva con l'apostrofo.
Questa è Claudia che parla, anzi scrive. D'accordo, s'ignora mia - le si risponde - a parte che è un fatto di fedeltà, perchè così scrive la Camera, guardare per credere: pocanzi!
Comunque - e questa è sempre lei - solo un attimo, controllo. Ecco, vediamo: ragazze, quasi tutti la vogliono con l'apostrofo...
Come sarebbe a dire quasi tutti la vogliono...?
No, è che... la Treccani, unica e sola, inserisce una forma rara tutta attaccata.
E allora, si lascia così, si lascia. Se lo dice la Treccani!
Anche se, trattandosi d'Emilio che noi tutt'amiamo, un apostrofo non avrebbe detto male, magari non proprio rosa, diciamo cadmio!
Certo che d'errori se n'è trovati, eccome! - rincara un'altra.
Le maiuscole. Gli accenti. Tutti quei nei al posto degli dei! Che orrore.
Va bene, Mad'ama della Crusca, quest'ordine d'errori d'ora in poi s'avranno da 'orreggere noi. Era un'imitazione fiorentina, siccome.
...per Hitler o per Mussolini
e tanto meno di vivere per sé,
ma ha deciso di morire per l’Italia e per la civiltà.

Ma ti pare che si devono fare queste interruzioni, mentre Quello sta a parlare di morire per l'Italia...
E questa l'hai detta giusta... e per la civiltà!
e non ha atteso
Ed è sorto il grande movimento partigiano,
sorretto da tutto il popolo,
nelle città e nella campagna,
volontà di liberazione scaturita
dalla coscienza nazionale.
E non ha atteso Norimberga
il popolo italiano per applicare
l’estrema sanzione
contro i massimi responsabili.

se la Corona
Ed ha spodestato la dinastia,
responsabile del fascismo e della guerra,
che pure aveva profonde radici
nel popolo italiano e nella sua storia.
Certo, se la Corona avesse fatto il suo dovere
e, vista la tragica situazione del Paese,
avesse volontariamente abdicato
nell’interesse della Nazione,
un governo repubblicano non responsabile
né del fascismo,
né della guerra,
avrebbe potuto rappresentare il Paese
e non si sarebbe avuto quell’armistizio
che è veramente un miserevole tentativo
di salvataggio personale
ai danni della Nazione.

dipendeva dall’entità
Tuttavia l’atto aggiuntivo dell’armistizio,
il cosiddetto documento di Quebec,
dice che le condizioni dell’armistizio sarebbero state modificate in favore dell’Italia,
ma che questa modifica dipendeva
dall’entità dell’apporto dato dal Governo
e dal popolo italiano.
Il Presidente del Consiglio, alla Consulta, ha citato il documento di Quebec.
Ebbene gli Alleati debbono chiedersi:
poteva il popolo italiano
nelle condizioni in cui si trovava
fare di più?
Poteva fare uno sforzo maggiore?

neppure la Francia
E qui il Presidente del Consiglio francese,
che è stato il Capo del movimento di resistenza
in Francia,
può fare il confronto con la situazione italiana,
in cui il fascismo esisteva da 23-24 anni,
e quella francese,
dove il fascismo di Laval e di Petain
esisteva da soli tre anni,
e dire se l’Italia poteva fare di più.
Neppure la Francia, in quelle condizioni,
poteva fare di più.
Anche la Francia è stata liberata dopo le grandi battaglie date dalle grandi armate alleate
sul suo territorio.

in fondo
Un uomo politico della Conferenza dei Quattro,
al Lussemburgo,
secondo quanto scrive Il Popolo di Roma,
- e pare si tratti di Bidault -
avrebbe detto che,
in fondo, bisognava che l’Italia
non avesse la guerra.

non il popolo
Ma lo stesso poteva dirsi
per la Francia di Napoleone III,
nel 1870.
La Francia ha fatto la guerra
che Napoleone III voleva,
non il popolo francese.

dipartimenti stagni
Ha dovuto capitolare e firmare,
ma di fronte a sé aveva Bismarck
e l’imperialismo germanico,
mentre noi abbiamo le grandi democrazie,
che non possono dimenticare
che la democrazia costituisce
una costruzione universale
che non consente dipartimenti stagni.

senza pace con nessuno
Io credo che,
se le conclusioni dei Quattro dovessero
rimanere immutate,
l’Italia si troverebbe in questa miserevole situazione:
senza pace con nessuno,
senza pace con la Francia ostile,
senza pace con gli Stati Uniti d’America,
non ostili ma quasi,
senza pace con l’Inghilterra,
senza pace con la Russia sovietica,
senza pace con la Jugoslavia.

altrui manovre
Ed allora che cosa sarebbe il nostro Paese?
Una specie di campo di battaglia
riservato alle altrui manovre e battaglie,
così come è avvenuto dalla fine del secolo XV in poi:
settore avanzato in cui
gli eserciti dei blocchi in contrasto
si disputerebbero il terreno palmo a palmo,
lontani dalle proprie frontiere,
a protezione dei loro territori nazionali:
gli uni per arrivare alla Russia,
questa per arrivare al Tirreno.
Anche questa delle altrui manovre ci fa venire in mente qualcosa.
Ci ritorneremo.
fare da satellite
In queste condizioni quale politica estera potrebbe fare l’Italia?
Nessuna.
Non ne potrebbe fare nessuna.
Oppure, se dovesse fare una politica estera, dovrebbe fare quella di un blocco contro l’altro
ed armarsi fino ai denti per fare
da satellite
a questo blocco.

una Svizzera in grande
In queste condizioni, mille volte,
centomila volte meglio
sarebbe sciogliere l’esercito,
la marina, l’aviazione, i ministeri delle Forze armate
e dichiarare l’Italia neutrale per dieci, cinquant’anni, cento anni, finché,
migliorata la situazione,
potesse riprendere la sua azione indipendente.
Una Svizzera in grande.

l’unica forma di ragionamento
Io so che questo potrebbe sembrare un paradosso.
Certo, appare un paradosso.
Ma, in una situazione così difficile come la presente,
in cui tutto è sconvolto, il paradosso è
ancora l’unica forma di ragionamento
che il buon senso può fare.

esattamente come
La Francia si è posta come mediatrice,
e abbiamo visto cosa ne è venuto.
Parecchi, in questa Assemblea, ed io tra essi,
considerano la Francia più che una Nazione amica, una seconda Patria.
Quindi, io parlo esattamente come parlerebbe un cittadino francese democratico.
siccome
Mai, alcuno di noi ha sentito parlare di rivendicazioni;
mai, durante i venti anni di regime fascista.
All’inizio della guerra,
siccome gran parte degli emigrati italiani
volevano offrirsi in formazioni volontarie
per essere impiegati sul fronte tedesco,
il signor Daladier
fece una dichiarazione ufficiale
di cui è certamente traccia al Quai d’Orsay,
nella quale affermava che
mai la Francia,
uscita vittoriosa dalla guerra d’aggressione fascista, avrebbe chiesto qualcosa al popolo italiano.
Se ti sembra un po' complicata la faccenda, fìdati: è molto più semplice di quanto non appare. Vai avanti.
mai la Francia
Ritengo che su questo il Conte Sforza
potrebbe dire qualche cosa.
Anche durante la guerra nei contatti che abbiamo avuto con il movimento di resistenza francese,
con “Libérer Fédérer” e con “Franc Tireur”
con “Combat”, con “Libération”,
ci è stato dichiarato sempre che
mai la Francia avrebbe chiesto rivendicazioni all’Italia.

quisquilie
Poi, attraverso varie tappe ufficiali,
si è arrivati a Briga, a Tenda e al Moncenisio.
Queste sono piccolezze, sono quisquilie,
di fronte al grande problema della Venezia-Giulia.

tuttavia... alta montagna
Tuttavia,
hanno importanza,
perché non sono soltanto tre località
con poca popolazione attorno;
ma sono tre punti di alta montagna,
sono tre punti strategici,
che in mano nostra sono difensivi,
poiché alle nostre spalle
c’è la vallata italiana da Cuneo a Torino,
mentre in mano francese sono punti offensivi.
Eravamo tentate da un taglio, a questo punto.
Un po' per alleggerire Emilio, un po' perchè... forse son cose datate, azzarda qualcuna - Briga, Tenda, Moncenisio...
A me solo l’idea di tagliare Lussu, mi viene lo scorbussu!
E un'altra: in fondo, è così bello questo sguardo dall’alto attraverso le Alpi e la Francia!
Allora, è deciso, non si taglia! Béccati queste montagne, e pure Linceo. N.B.: non abbiamo trascritto durante le Olimpiadi, sia chiaro.

una serie di montagne
Dietro i francesi, vi è tuttora una serie di settori difensivi per arrivare a Tolone,
città industriale e base navale,
e per arrivare a Lione, la grande città industriale,
una serie di montagne e di vallate scoscese.

si dice che Linceo
Sono punti di importanza strategica,
esclusivamente strategica.
Si tratta della difesa del nostro territorio nazionale.
Si dice che Linceo,
da un porto della Sicilia occidentale contasse le navi e le barche che uscivano dal porto di Cartagine.
Un uomo messo in piedi su quei punti,
può contare e riconoscere i cittadini
che escono a passeggio
a Cuneo, a Pinerolo e a Torino.
Claudia, poi ce lo dici chi era Linceo, vero?
Ma per chi mi avete presa, per la Treccana?
Va bene, allora ce lo dirà Viviana.
Risposta immediata: era uno degli Argonauti, con una specie di occhio bionico, comunque guarderò meglio e poi vi dico.
Grazie, Nostra Lince del Web!
Dopo un po' un'altra: per quello, l'Accademia dei Lincei l'hanno chiamata così: per fare un gruppo di gente tosta, che guarda bene, e scruta, e studia. Insomma, un po' come noi!

Ah sì? E bravi!
E brave, andiamo avanti. ![]()
mi permetto
Il signor Bidault ha interposto
i suoi buoni uffici per la Venezia Giulia.
Io mi permetto qui di citare l’art. 46 della Costituzione francese,
la quale dice:
“La Repubblica francese
non ha da intraprendere
alcuna guerra a scopo di conquista,
e non impiegherà mai le sue forze
contro la libertà di nessun popolo”.

Pfuiii! Che Lussu, ragazze!
Chi si ferma qui è solo il file. Con le immagini era diventato pesante.
Emilio continua a parlare. Vale la pena di starlo a sentire.
Parlerà ancora di Francia e di libertà.
Poi ci saranno gite di piacere e chi ti svaligia la casa.
Proveranno ad interromperlo e lui, con nonchalance, inventerà un aggeggio moderno e molto attuale: l'onorevole interruttore.
Più avanti parlerà di una bomba atomica che può rendere le persone distratte. Ancora: di proporzionale e maggioritario; di piove, Governo ladro, di vescovi entrati in una campagna elettorale.
Beh, queste ultime sono decisamente più attuali di Tenda e del Moncenisio, non trovi? Ti abbiamo incuriosito abbastanza?
Resta ancora con noi in questa...
La matematica, e non solo, c'insegna che cambiando i termini il prodotto non cambia, e allora il titolo del prossimo file è presto fatto.
vai a che Lussu, ragazze!
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