«Quando la sera tornava dai campi sette figli ed otto col padre il suo sorriso attendeva sull’uscio….»
Sono i primi versi della poesia scritta da Piero Calamandrei per Madre Coraggio, la mamma dei fratelli Cervi fucilati dai fascisti e morta di dolore. La imparai a scuola, avevo dieci anni.
É così che l'ho conosciuto.
Adesso lo ritrovo, con i suoi dubbi, seduto in Assemblea Costituente a parlare di democrazia per la realizzazione della Repubblica Italiana e di una Carta Costituzionale che difenderà per il resto della sua vita.
Uomo della Resistenza
Nato a Firenze nel 1889, si laurea in giurisprudenza e diventa docente di procedura civile presso diverse Università italiane.
Partecipa alla prima guerra mondiale. Terminata, si dedica completamente alla carriera universitaria tanto che diventa uno dei principali ispiratori del Codice di procedura civile.
All’avvento del fascismo, vi si contrappone immediatamente. Entra nel consiglio direttivo dell'"Unione Nazionale", e, dopo aver fatto parte del gruppo Giustizia e Libertà di Emilio Lussu, nel 1942 fonda insieme allo stesso Lussu, a Parri, a La Malfa e ad altri il Partito d'Azione.
Ne ritroviamo lo spirito antifascista in una sua epigrafe, spesso citata: «Lo avrai camerata Kesselring…», scritta ad ignominia contro l’arroganza del gerarca nazista che non si era pentito né del suo passato né degli eccidi commessi dai nazisti in Italia e che anzi diceva di meritarsi un monumento. L’unico cui poteva aspirare, scrive Calamandrei, è «...il monumento che si chiama ora e sempre RESISTENZA», patto di popolo pronto a riscattare la dignità del mondo contro ogni nequizia.
Illustre letterato
Durante il ventennio esercita la sua professione di docente e di avvocato senza la tessera del fascio. Entra in gruppi di opposizione al regime e intraprende attività clandestine come la redazione della rivista Non mollare. Scrive di diritto civile, fonda la Rivista di diritto processuale, ma si dedica anche alla stesura di opere letterarie. La ritorsione fascista colpisce anche lui e dopo l’8 settembre 1943 diventa un ricercato. Con la fine della seconda guerra mondiale, nell'aprile del 1945 fonda la rivista politico-letteraria Il Ponte, tutt’ora operante, e nel 1946, oltre a far parte della Consulta nazionale forense, è nominato socio dell’Accademia dei Lincei.
Eletto nel Collegio unico nazionale, si iscrive al gruppo parlamentare autonomista, nel quale rimarrà fino alla fine dei lavori, 31 gennaio 1948.
Farà parte di diverse commissioni e sottocommissioni. Si occuperà di principi costituzionali, della forma delle istituzioni, dei due rami del Parlamento, della Magistratura. Parlerà di scuola e di università e sarà impegnato nella discussione dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica.
Ascolteremo e seguiremo anche lui.
vivi