Il suo vero nome era Marie Gouze.
Allevata da Pierre Gouze, era in realtà figlia naturale di un poeta dell'aristocrazia francese, il marchese Lefranc de Pompignan, padrino di sua madre.
Nasce il 7 maggio del 1748 nella regione di Montauban.
Adottata da un macellaio e da una venditrice di abiti usati.
Si sposa a soli sedici anni per evadere dalla famiglia.
A diciassette fa in tempo ad avere un figlio e a restare vedova.
Conosce allora Jacques Biétrix, un ingegnere militare ed è... amore a prima vista! Con Bietrix andò a Parigi, dove cambia il suo nome in Olympe de Gouges. Bella e corteggiata, frequenta i salotti più famosi, conosce i più importanti scrittori e filosofi del tempo.
Comincia a scrivere.
Secondo alcuni, a dettare, perché analfabeta.
E sono saggi, opere teatrali, manifesti, proclami.
Nel 1784 compone anche un dramma contro la schiavitù, che andrà in scena proprio nell'anno della rivoluzione, nel 1789, e per il quale conosce la galera.
Ben presto Olimpia si rivolge alla politica attiva.
Prima rivoluzionaria, poi realista, infine repubblicana.
Convinta che la donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell'uomo, nel 1791 fonda il "Cercle social", un'associazione che si prefigge la parità dei diritti delle donne, e pubblica la "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina".
Il testo ricalca la famosa "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino", che stabilisce i diritti inalienabili e sacri dell'uomo.
E unico cittadino...
Nella Dichiarazione di Olympe - sparita dalle Cronache e dalla Storia Ufficiale - anticipando le rivendicazioni femministe, si auspica una società senza patriarcato.
Significativa è la scelta di dedicare la "Dichiarazione dei Diritti della Donna" a Maria Antonietta, sottolineando che, benché regina, ella a Versailles conta meno di suo figlio, che è appena un bambino, per il semplice fatto di essere una donna
Un giorno, a casa di Sophie de Condorcet, moglie del famoso politico girondino, esclama:
"La femme a le droit de monter à l'échaffaud, elle doit avoir également le droit de monter à la tribune." (La donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere egualmente il diritto di salire in tribuna!)
"Apriteci le barriere dell'onore - dichiara all'Assemblea legislativa nel '92 - e noi vi mostreremo il cammino di tutte le virtù".
Ben presto si rende conto che le conquiste della rivoluzione non favoriscono affatto le donne e che anche il nuovo regime calpesta la libertà.
Riprende, quindi, i suoi infuocati discorsi libertari attaccando il regime di Robespierre, chiamandolo "animale anfibio".
L'anfibio non esita a condannarla a morte perchè la nostra pensa bene di prendere le difese di Luigi XVI!
Olympe, infatti, si era opposta con grande determinazione alla condanna a morte del re, ritenendo che "la Rivoluzione deve dimostrare la propria forza non uccidendo, ma risparmiando le vite, anche di coloro che avevano tramato contro la Nazione".
Olympe de Gouges è ghigliottinata il 3 novembre del 1793, a 45 anni, per aver... dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica.
L'errore di Olympe de Gouges è stato il non aver capito che i principi della Rivoluzione ruotano essenzialmente intorno alla risolutezza del Terzo Stato di annientare il sistema che legittima l'esistenza degli Ordini privilegiati. Confonde la lotta di classe con quella dei sessi. Il suo obiettivo si basa sull'affermazione di uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna.
Olympe de Gouges è stata dimenticata per secoli dalla storiografia fino alla metà del XX secolo. Alcuni storici come Louis-Adolphe Thiers, Alphonse-Marie-Louis de Lamartine e Louis Blanc le concedono poche parole per il suo intervento durante la Rivoluzione francese descrivendola come "folle".
Per fortuna nostra, dopo, sono arrivate le femministe.
Le sue parole - antiche di duecento anni - sono ancora in gran parte futuro a venire.
roc