oggi facciamo il pieno

Sì, facciamo il pieno, tocca a….

Oggi, 17 luglio 1946, alla Camera si stanno scatenando.
Dopo Emilio ecco il turno di un certo Arturo. Anche lui ne avrà facoltà?
Certo, con un nome come il suo, saremmo tentate di dare una rima alquanto irriverente: Labriola… basta la parola.



Sentiamola allora questa parola che lui sente di dover dire.

un poco esule

Pellegrinando,
come probabilmente avete fatto anche voi,
fra i corridoi e i settori della Camera,
in mezzo ai quali io mi sono sentito un poco esule,
ho avuto un’idea:
ho pensato che questa discussione
meritasse un proemio.

Oh oh.
Proemio uguale prefazione, c'est à dire introduzione.
Incominciamo bene... 

eccitare tra i colleghi il desiderio

In generale le prefazioni non si scrivono
quasi mai prima di cominciare un libro,
ma si scrivono dopo
o quando il libro si sta componendo.

Ecco perché vorrei servirmi
di questo breve discorso,
delle poche parole che mi propongo di indirizzarvi,
per eccitare tra i colleghi il desiderio
di scrivere questa prefazione alla discussione attuale,
della quale l’on. Nitti componeva uno dei più interessanti capitoli.

Confessiamo senza pudore che a volte saltiamo le introduzioni, talvolta anche le prefazioni.
La cosa non ci crea particolare commozione, ma stavolta pare proprio che faremo un’eccezione!
Del resto abbiamo ricordi di altri proemi e ci muoviamo, come dire, sulla fiducia.

si dice

Non mai, dal 1880 fino ad oggi,
una Assemblea italiana si è trovata
in peggiori condizioni di questa,
si dice che noi siamo una Assemblea sovrana;
ma di che cosa?

minimi termini

Onorevoli colleghi, il nemico di prima,
le potenze militari occupanti
sono stabilite nel nostro Paese
e hanno persino il diritto di dare il loro consenso
a determinati atti di governo
ed alla scelta degli stessi governanti.

Le nostre facoltà di orientamento
e di amministrazione,
di organizzazione e di controllo
sono ridotte ai minimi termini.

Non ti viene in mente nulla?
Cose di oggi, di una recente Liberazione, un po' più in là... in un Oriente vicino, medio o lontano, fa un po' te.
Liberazione alla quale anche noi - a suo tempo liberati - abbiamo dato e diamo “disinteressato” contributo.

comprendere è già un superare

Noi parliamo da liberi cittadini
e da rappresentanti di un grande Paese;
la realtà purtroppo è assai diversa.

Certo, nelle condizioni attuali
non vale la pena di farsi illusioni;
ma nelle condizioni attuali si può fare qualcosa
che in un certo senso è ancora migliore:
tentare di comprendere il caso proprio.

S’è detto tante volte che
comprendere è già un superare,
un vincere, almeno astrattamente,
le difficoltà in mezzo alle quali ci troviamo.

c’erano una volta …

Del resto non tutto poi è così cattivo intorno a noi;
vi è qualche elemento di speranza
nella nostra situazione.

Il migliore di tutti
è che noi ci siamo trovati concordi
nel proclamare la Repubblica.
La Repubblica (e gli avvenimenti lo mostreranno)
sarà la grande forza di coesione dell’Italia attuale;
essa ha dato a tutti noi un’anima sola
ed almeno in un punto ci ha tutti uniti.

Una volta c’erano
comunisti, socialisti, democratici cristiani,
radicali e così via;
oggi ci sono sempre i loro partiti,
ma vi è per essi un denominatore comune
nel fatto di essere tutti repubblicani.

 

tecnica utilità

La Repubblica è dunque il grande legame
che stringe oggi gli italiani.

(Applausi).

Altre volte si parlava della Repubblica
come di un tema di letteratura.

Noi desideravamo essere cittadini
che avessero pieno possesso delle loro facoltà
e perciò appunto esprimevano un desiderio
di vivere in Repubblica.

Le dispute che si accendevano spesso tra noi,
il più delle volte tra gli stessi socialisti,
erano dispute che vertevano
sulla tecnica utilità delle istituzioni repubblicane.

 

ricordare le polemiche

La presenza fra noi del mio grande amico
Ivanoe Bonomi
mi incita a ricordare le polemiche
che ebbi a suo tempo con lui e con uomini
che io ho grandemente amato di riverente affetto
come Filippo Turati e Claudio Treves.

 

alcuni opinavano

Il discorso peraltro verteva sul punto
se delle idealità repubblicane per noi socialisti
si avesse a parlare come di fatto
concreto e immediato.

Alcuni opinavano in un senso,
altri in un altro.

 soltanto dopo

Non eravamo concordi;
e Turati si mostrava molto esitante
su questo punto della convenienza dei socialisti
di un franco atteggiamento repubblicano.

Credo che soltanto dopo l’avvento del fascismo
egli sposasse apertamente la tesi repubblicana.

 

atto di accusa

E ciò mi conduce a ricordare che
nella mia Storia dei dieci anni
mi accadde di formulare un aperto atto di accusa
contro la monarchia italiana
che ho poi ribadito nelle mie più recenti
spiegazioni a me stesso,
edite da un paio di mesi,
e nelle quali quel tema politico
della mia prima giovinezza
è stato pienamente ricordato.

 

l’occasione di cicalare…

Ma naturalmente i pigri e gli svogliati,
i malevoli ad ogni modo,
troveranno sempre l’occasione
di cicalare della mia,
dicono essi,
attitudine a variare.
E dire che io mi trovo così monotono
nella mia uniformità di pensiero!

A dire il vero, da giovane ci era sembrato proprio rivoluzionario, di quelli seri, roba da barricate…vago spirito repubblicano, ma quanto a concreta istituzione…
Ora sta parlando di variazioni sul tema, d'accordo, però...



Attente! Eccolo, si gira, ci fulmina con un’occhiata che vuole dire “Ma che? Vi mettete a cicalare pure voi?”. E allora, se vuoi saperne di più, ti rimandiamo ai nomi. Qui ci limitiamo alle sue parole.

 

 

passato agli archivi

Il processo alla monarchia
può oramai essere passato agli archivi.

Uomini come Carlo Cattaneo e Gabriele Rosa,
come Federico Campanella e Brusco-Onnis
ed Alberto Mario e più tardi Edoardo Pantano
stesero questo processo.

Possiamo semplicemente prenderne atto.

 

si tratta di stabilire

La stima della Repubblica va fatta al di fuori
delle manchevolezze della monarchia;

il suo valore sta per sé,
ed è proprio questo valore che si tratta di stabilire.

.

fare uno sforzo

Per la sua virtù interna di suggestione e di creazione,
essa si dona al popolo di aderenti,
i quali pur debbono su se stessi
fare uno sforzo per venire alla Repubblica.

E perciò sono da lodare.

 

non hanno gravato

I democratici cristiani hanno forse fatto
il sacrificio più ampio.

Essi potevano ricordare che
la gloriosa Repubblica romana del 1849
dovette pur essere antipapalina e anticlericale,
che non meno anticlericale è stata quella di Francia.

Questi ricordi non hanno gravato su di loro;
e in un giudizio delle nuove necessità
sono venuti alla nuova istituzione.

Eh...

non hanno esitato

Per i socialisti il problema era insieme
più semplice e più complicato.

Il socialismo mira a una società senza Stato
ed il suo repubblicanesimo
è contingente ed occasionale,
non una veduta definitiva dell’assetto politico.

Ma essi non hanno esitato
e si sono fatti i più fieri banditori
dell’idea repubblicana.

 

Ma allora le cicale…

Abbiamo cominciato bene.

E così la Repubblica ha celebrato
il suo primo e più grande trionfo
nella scelta che essa ha fatto di un Capo
come Enrico De Nicola,
l’integro cittadino,
l’uomo santamente dedito al proprio dovere,
l’essere probo e disinteressato
che alla Repubblica è venuto
non per astratto giudizio,
ma per un’alta spinta del cuore amante
del proprio Paese.

Abbiamo cominciato bene.

sostanza e spirito

Da questo felice incontro di circostanze,
sorge la possibilità di proporvi la tesi che
il problema della Repubblica non è di pura forma.

Qui non si tratta del Capo eletto
invece che del Capo ereditario.

Qui si tratta di una specie politica,
la quale è essa stessa sostanza e spirito di cose nuove.

È solo nella Repubblica che
il cittadino diviene un essere sociale,
persona consapevole immediatamente
della sua appartenenza ad una collettività,
dei suoi doveri verso di essa,
delle sue personali responsabilità
nello svolgimento della cosa pubblica.

Nella Repubblica sentiamo che
la cosa pubblica è la nostra cosa;
sentiamo che l’essere collettivo
è un frammento dell’essere individuale.

Una voce tra noi, quasi sognante, quasi una bimba, ci risveglia dal torpore: quante conquiste da quel lontano luglio 46, dal giorno in cui Labriola pronunciava queste parole. Oggi per alcuni sembrano dati scontati, ma 60 anni sono pochi e le conquiste così fragili…
Queste parole sono affascinanti nella loro semplicità.
Che abissale differenza tra i Costituenti e l’attuale classe politica. Vivevano - in anni così difficili - una cultura della democrazia che per ritrovarla oggi...
Speriamo solo di non dover più passare da una Guerra, per arrivarci.

prudenza e discernimento

In Repubblica, anche senza volerlo,
l’individuo si abitua a questa grande idea:
che la responsabilità degli affari pubblici
tocchi specificamente anche a lui stesso.

Domani non potremo più dire che
gli errori dello Stato sono gli errori
di Vittorio Emanuele III,
oppure del suo evanescente successore.

Male o bene, i responsabili siamo noi,
e così apprenderemo prudenza e discernimento.

(Approvazioni).

La stessa voce di prima... una presa d'atto delle proprie responsabilità... merce rara, ormai!  

un indizio

Le esitazioni intorno al decidersi
per la forma repubblicana
nascevano dal dubbio che noi non avessimo
una classe dirigente repubblicana già formata,
come invece era accaduto in Francia
dopo il crollo del secondo Impero.

La nostra Repubblica
ha vinto vittoriosamente questa prova,
e l’assunzione di Enrico De Nicola
alla suprema carica della Repubblica
è già un indizio che la Repubblica
può contare su se stessa ed a sé bastare.

Quella voce ci sta cullando, hai capito che è una di noi...
che frase meravigliosa: può contare su se stessa ed a sé bastare.

un solo corpo unificato

 Con la Repubblica abbiamo dato all’Italia l’unità.
Divisi tra loro, comunisti, socialisti,
cristiano sociali, semplici democratici
sono pure tutti uniti nel sentimento della Repubblica.

E quello che abbiamo detto dei partiti,
può e deve ripetersi delle Regioni.

Esse formano oggi un solo corpo unificato.

Alla vita e alla morte, per l’Italia e per la Repubblica.

(Applausi generali).

Alé!

si capisce

E vengo al tema dei nostri rapporti con le potenze alleate.
Si capisce che, essendo io un indipendente,
delle cose che io dirò rispondo soltanto io.

(Applausi)



dichiarazione di fede

Io agli elettori mi sono presentato
come repubblicano e come socialista.

Il primo giorno in cui ebbi l’onore
di entrare in questa aula dopo diversi anni,
e gli anni che sono passati voi li vedete scritti
nel colore dei miei capelli...
mi sento in obbligo di ripetere
la stessa dichiarazione di fede.

 

 duplice programma

Al nostro paese è accaduto veramente
un fatto singolare.

Le Potenze, tra loro alleate,
cioè che hanno occupato
militarmente il nostro paese,
sono entrate in questo conflitto
col duplice programma
dell’eversione e della distruzione
del nazifascismo
e della riduzione della Germania
ad una condizione di incapacità
a riprendere una politica militare aggressiva. 

in qualche misura

Del nazismo poco so,
oppure so soltanto
che esso in qualche misura ha risposto
e tuttavia risponde
a certe generali direttive del popolo tedesco
ed alle sue aspirazioni di predominio.

questa Assemblea testimonia

Del fascismo
questa Assemblea testimonia,
attraverso i propri rappresentanti,
che esso non fu mai,
non è in nessuna misura,
l’interprete di sentimenti popolari
o delle tendenze effettive del popolo italiano.

Esso è, e ci è stato,
completamente estraneo.

(Applausi).

Ancora quella voce bambina. Adesso sembra una bandiera che sventola sulla loggia di una masseria delle nostre campagne. La vediamo. La sentiamo, è qui, con noi: ah, se quell'Emanuele Vittorio avesse abdicato, invece di permettere che le forze antifasciste si ritrovassero a dover collaborare con i residuati fascisti… oggi, cioè nel 1946, non ci ritroveremmo... con un’Assemblea Costituente che paga le colpe del fascismo...



E ancora: chissà cosa devono aver provato quegli uomini e quelle donne che hanno rischiato la morte e conosciuto la galera, sotto Mussolini, a vedersi attribuite delle responsabilità che non meritavano...
... e che appartengono ad un regime che li ha a lungo e ferocemente perseguitati!

non comprendiamo

Se, dunque, ci riferiamo
alla prima parte del programma
che gli alleati della guerra contro la Germania
hanno avuto,
non comprendiamo
come essi possano prendere verso di noi
un atteggiamento diverso
da quello della simpatia e dell’amicizia.

 

un volto umano

Parve, nei primi momenti,
che appunto così essi si sarebbero comportati;
e come le loro trasmissioni radiofoniche
ci inducevano a ritenerlo!

Propaganda?
È chiaro, ma anche la menzogna deve avere
un volto umano

 

buoni maestri

E questo ci induce ad essere più circospetti nell’avvenire...

Il colonnello Stevens e
l’ "amico"  La Guardia
sono stati per noi
dei buoni maestri.

La Guardia… quello dell’aereoporto.
Su questo si è scatenata Claudia.
A breve ti porterà con sé, attraverso i cieli di New York, in un viaggetto di sessanta anni, passando per... Radio Londra.

A breve.

Cimbri e Teutoni

Singolarissimo è stato che le potenze,
nostre nemiche nella guerra
e oggi occupanti il nostro territorio,
non abbiano compreso che
in una guerra antigermanica
noi eravamo i loro naturali alleati.

Dall’anno 103 prima della nostra èra,
quando Mario batté Cimbri e Teutoni
in terra di Provenza,
da quel giorno
tutta la storia italiana è storia antigermanica

Certo che la Storia è molto più che un elastico.
A volte prende le sembianze di un chewingum sbiascicato.
Cimbri, Teutoni... e Mario!
Da un'altra parte, con un altro sguardo, quelle tribù nomadi, con le loro lunghe carovane, con donne e bambini e fieri combattenti, li ricorderemmo come oggi si ricordano i Sioux o i Cheyennes.
Lì i Canyons. Qui le Alpi. E il resto?
Il resto è solo quello che ci hanno raccontato, di come è andata...
Alla bambina di prima se n'è aggiunta un'altra.
E l'hanno chiamata Storia, l'hanno chiamata!

sanno … di mentire

Coloro i quali pensano che domani
noi potremo diventare alleati o complici
del popolo tedesco
in una impresa di rivincita,
sanno di non dire la verità,
anzi di mentire spudoratamente.

La storia d’Italia è tutta una storia antigermanica.

 

scrittorelli e letteratucoli

È accaduto che scrittorelli e letteratucoli
di Gallia e di Britannia
ci siano venuti a domandare quale sia,
quale fosse, la nostra missione storica.

I vinti hanno sempre torto;
i vincitori hanno sempre ragione.

La causa dei vincitori
è facile da sostenere;
la causa dei vinti
non riesce mai
a chiarire le proprie ragioni. 

le nostre carte di legittimità

E poiché noi siamo dei vinti,
dobbiamo rassegnarci a subire tutti i torti,
fra cui anche quello di essere chiamati
a mostrare le nostre carte di legittimità,
che tutta la storia dimostra.

il nostro guiderdone

Ci hanno domandato di spiegare
quale fosse la nostra funzione storica.
Il guaio è che non conoscono la nostra storia.

Questa Italia
che apprese al mondo il Diritto
e fu iniziatrice della civiltà contemporanea,
questa Italia
dove nacque il capitalismo
e sbocciò la scienza moderna,
deve stare qui a spiegare
perché essa ci sta nel mondo.

Ma siamo dei vinti
e stoltezze ed iniquità
debbono essere il nostro guiderdone.


Claudiaaaaaa! Guiderdone, che è sta roba?
Guiderdone, guiderdone… deve essere la ricompensa, no?
Certo però che se parlasse come mangia…
E si vede che mangiavano così, allora. 

 ci informa il signor Ivor Thomas

Un razzismo antitaliano dilaga nel mondo,
per opera dei vincitori, specie inglesi.

I nostri soldati non si sanno battere,
e noi siamo un popolo di ignavi e di pigri.

Così ci informa il signor Ivor Thomas
che si giudica di noi in Inghilterra.

(Commenti).

  

funzione storica

Domandate qual è la nostra funzione storica.

Dal 410,
cioè da quando Alarico invase e devastò l’Italia,
la nostra funzione è sempre stata la medesima:

contenere i popoli di razza germanica
e impedire ad essi di scendere nel Mediterraneo;

conservare al Mediterraneo la sua piena libertà
e in questo modo renderlo accessibile a tutti i popoli.


Arturo, te lo chiediamo sottovoce, per non interromperti sul più bello: certo, il momento è quello che è, prendere le distanze dalla Germania serve… ma a noi, 60 anni dopo, ce lo lasci dire che sulla “missione storica” dell’Italia la vediamo diversamente?
Almeno per il passato, perché per il presente c’è chi dice che quasi quasi non ne abbiamo più...

insisterei nei richiami storici

Se non parlassi ad uomini come voi,
esperti di discipline storiche e sociali
insisterei nei richiami storici,
e dimostrerei
come perfino le piccole repubbliche marinare
di Amalfi, Salerno e di Napoli,
più tardi quella di Venezia,
le prime fin dal IX secolo,
l’altra sino a tutto il XVII secolo,
non ebbero che una sola preoccupazione,
ed una sola funzione:
impedire al mondo germanico
di dilagare verso il mondo meridionale,
conservare al Mediterraneo
la sua accessibilità a tutti i popoli,
la sua piena ed assoluta indipendenza.

Questa è stata
la missione storica dell’Italia
e noi la rivendichiamo.




Nooo! Per carità, ci accontentiamo anche noi di così poco rammentamento storico. Non sia mai… 

 

 

si è prodigata

Questa funzione storica dimostra
che l’Italia non è esistita soltanto per sé,
ma che essa si è prodigata
per tutti i popoli della terra,
a cominciare dai duri nemici di oggi:
le potenze occupanti.


ingratitudine

La loro ingratitudine sembra ripetere
quasi un destino della storia d’Italia.
Volete sbarazzarvi di noi,  disarmarci,
metterci in condizioni di non poter più
fabbricare cannoni e avere una flotta?

Va bene: il risultato quale sarà mai?

Che noi diverremo inetti al nostro compito storico
di contenere l’avanzata germanica
e di tenere libere le vie del Mediterraneo
a tutti i popoli della terra.

Si vuole proprio questo?


…tenere libere le vie del Mediterraneo a tutti i popoli della terra…???!!
Qualche popolo probabilmente avrebbe da ridire anche su questo, oggi…
Anche qualche italiano…Ma a te, A.D. 1946, lo concediamo. 

il nostro erede

E chi sarà il nostro erede?
La Francia? Ma la Francia,
che è una nazione latina quanto a lingua,
dal punto di vista etnico è un conglomerato
ligure–celto–germanico,
non può assumersi i nostri compiti,
che sono essenzialmente di un paese latino,
e perciò antigermanico.

Essa, dopo dieci secoli
di lotte veementi con l’Inghilterra,
oggi è interamente con essa pacificata,
con l’Inghilterra
che è anch’essa un popolo di sangue
prevalentemente germanico.

ufficio di tamponamento

Del resto Hitler prevedeva possibile
un accordo con la Francia, appunto perché
di stirpe in prevalenza germanica.

E poi la Francia inclina sempre più verso l’Atlantico,
che è il suo vero mare.

Il suo avvenire è piuttosto americano
che antigermanico,
e non vedo come essa adempirebbe
ad un ufficio di tamponamento
della difesa germanica del Mediterraneo.

 Non vedi come essa... appunto.

Preoccupazioni …non dovrebbe averne

Ciò spiega forse
il suo tratto inamicale verso di noi.
Perché essa diviene antitaliana
e pone piede sul nostro territorio,
con intenzione evidentemente,
dal punto di vista militare, offensive?

Preoccupazioni per noi non dovrebbe averne,
a parte la stessa impotenza militare
nella quale ci troviamo.

 

Oggi sono al potere e prevalgono in Italia
quelle forze popolari
che furono sempre francamente orientate
verso la Francia,
forze repubblicane e democratiche che,
avversando con tanta risolutezza
Germania e Triplice Alleanza,
fecero propria una politica di simpatia e di amicizia
verso la Francia.

Ma essa si fa sempre più “atlantica”
e si allontana sempre più
dai fini di intese mediterranee;
quindi la nostra amicizia non fa più conto.

un solo suggerimento

Verità dolorose tutte queste,
le quali un solo suggerimento dettano:
stringersi tra di noi, fare un solo corpo,
tenere il nostro popolo unito
tutto intorno ai suoi fini nazionali
di ricostruzione politica ed economica.

 

Con tutte queste favole

Alla fase degli Stati intercontinentali,
gli Stati semplicemente
nazionali o locali
debbono combattere
una dura battaglia per sussistere.

E con tutte queste favole di unioni internazionali,
le quali non riescono nemmeno a mascherare
i fini egemonici dei vincitori,
far fede, senza esitazioni, risolutamente,
alla propria gente.

Non disperdersi,
oggi, è la suprema necessità.

(Applausi).

Calma! C’è chi sgomita qua in tribuna e strattona: ho capito!
Altro che doni di pace, ti sembrano queste cose appena pronunciate, con un occhio a certi panorami politici attuali, qui in Italia, e anche…un po’ più ad est di noi! E poi che dire? Le Nazioni Unite sono appena nate e il nostro già le ha affossate.
La Carta parla chiaro… ma col senno di poi… concordiamo: andrebbero riformate!

maggiore efficienza

L’intercontinentalità degli Stati ci menerebbe
- almeno così si dice -
ad ottenere da ciascun popolo
quello in cui può avere la maggiore efficienza.

Così trionferebbe
il principio dei costi comparati e
della specificazione della produzione.




costi comparati

Il principio dei costi comparati,
che mena alla libertà di commercio,
vuole che ciascuno popolo sia libero
della sua attività,
nel suo lavoro e nei suoi capitali.

Si afferma che
l’intercontinentalità
delle future conglomerazioni territoriali
permetterà a ciascun popolo
non già di fabbricare tutto
e produrre qualsiasi cosa,
ma esclusivamente quelle cose in cui
ha una capacità superiore, un’assoluta superiorità.

 

specificazione territoriale

Signori, il principio della
specificazione territoriale della produzione
suppone
l’indipendenza di ciascun popolo
e la sua più assoluta libertà di scelta.

 

superiore politico

Quando la scelta è imposta
da un superiore politico,
non vige più
il principio dei costi comparati
ed il principio del libero scambio.

Libero scambio, libera concorrenza, meno Stato, più mercato…
Caro Arturo, è fatto ormai comprovato, che per siffatte cose abbiam sortito un Occidente ricco e tribolato. Ché ogni senso di giustizia se n’è ito
E sciopera chi alla fame si ve’ dannato.
Lo sappiamo, la cosa è un tantino nebulosa e il ritmo zoppica, come l’Europa di oggi. 
Come quei paesi in cui si fa ancora prevalere un “superiore politico”. Quanto inganno in quel “libero” scambio!!!  Ma in fondo, anche lì dove lo vivono in buona fede, sono ancora alla ricerca di giuste regole che garantiscano eticamente: libero scambio, libera concorrenza, meno Stato, più mercato…

cetrioli, pomodori e zucche

In realtà
in quel mondo viene a prevalere
il principio delle colture obbligatorie.
 
Già! Alcuni popoli dovranno fabbricare
piccoli meccanismi,
altri come il nostro dovranno produrre
cetrioli, pomodori e zucche.

Non so se le barbabietole ci saranno permesse,
 perché si dice che saranno riservate alla Polonia.

Si farà dell’Europa
quello che gli olandesi hanno fatto di Giava.

 

Giava

Il principio delle colture obbligatorie
fu introdotto dagli olandesi per colonizzare Giava;
essi costringevano gli indigeni
a non produrre se non determinate derrate,
e poi le compravano a prezzi di imperio,
che non coprivano nemmeno
i costi sopportati dagli indigeni.
Il risultato è stato la permanente insurrezione
di Giava contro gli olandesi,
l’intima rivolta dei malesi
contro i propri colonizzatori,
e siamo presso un popolo di colore.

Ahi... popolo di colore…!
E dire che avevi cominciato bene!
Almeno su questo il mondo è andato avanti.
Pensa che progresso. Che political correct.
Nessuno dice più:popolo di colore...
Qualcuno si lancia con gli... abbronzati.
Ma lasciamo stare.

Quanto al resto, ecco, le cose stanno più o meno così:
prima a Giava c’erano gli olandesi,
oggi ci sono la Banca e il Commercio Mondiale
del mais e della soia, OGM resi. 
Nuovo sistema, nuova Genèsi.
Dice che tutta questa storia si chiama globalizzazione.
Che si è estesa ben oltre Giava.
Che di nuovo ci si avvia verso uno stato di insurrezione permanente.
E stavolta presso popoli variamente colorati: bianchi, gialli, bejolini, ocra, ebano, rosati: in breve, di tutto il mondo i diversi incarnati.
Colorati di tutto il mondo, unitevi! 

ultima concessione

Questo avvenire
riservano i vincitori oggi
ai popoli vinti dell’Europa.
E pertanto essi annunziano
che alla Germania sarà interdetta
l’industria pesante
e che all’Italia non sarà permesso
di costruire navi di grossa portata.

Siamo al principio delle colture obbligatorie,
un dì riservato dai grandi profittatori coloniali
ai popoli di colore,
ed oggi offerto come ultima concessione
ai vinti popoli dell’Europa.

un bel nome

Ed è questa la pace che si annunzia al mondo?
È questo l’avvenire del nostro continente?
Se a tanto arriveremo,
l’avvenire del nostro continente avrà un bel nome:
la schiavitù.
E sarà la schiavitù di tutti
perché chi toglie la libertà
comincia col toglierla a sé medesimo.
Se questo accadesse, schiavitù e miseria sarebbero
il prossimo destino del nostro continente.
Noi ci dobbiamo premunire.

Chi toglie la libertà comincia col toglierla a sé medesimo…
Almeno, questa volta ti diamo pienamente ragione.
Lo sappiamo, non ci speravi più.
Ebbene, com’è che ci dobbiamo premunire?

l’Italia delle cento vite

Alla intercontinentalità dobbiamo opporre
la nazionalità.
Ma l’Italia delle cento vite, e delle superbe rinascite,
non accetta questa condanna.
Essa si salverà, stringendosi in sé stessa
e provvedendo a fare di sé medesima una sola,
possente unità. Fra venti anni
saremo a capo e in piedi.
E peggio per chi avrà voluto umiliarci ed abbassarci.

(Applausi).




Fra vent’anni?! Però, che precisione!
Hai beccato in pieno il boom economico! 

 

 

il tipo adatto

Il problema è soltanto quello
della forma che daremo alla nostra unione.
Il mondo si orienta
verso il socialismo,
anzi si è già orientato verso quello.

La questione consiste soltanto
nel trovare il tipo di socialismo
adatto a noi,
capace di dare alla nostra unità
il consolidamento necessario.

Unione... socialismo adatto...

nolenti o volenti

Il socialismo è in tutti noi,
nolenti o volenti
che siamo.
Voi stessi colleghi di questa parte della Camera
lo portate in voi stessi.
Molto socialismo
c’è
nel cristianesimo.

Una voce.  Nel vostro spirito cristiano,
non nel cristianesimo.

 

non sarà il paradiso terrestre

Lasciamo andare queste distinzione.

Ci sarebbe molto da dire.

Dicevo dunque che anche voi
siete trascinati verso il socialismo,
verso questa corrente d’idee,
di sentimenti e di forme entro cui
si va riadattando l’umanità.

Il socialismo non sarà
il paradiso terrestre;
sarà una cosa umana,
adatta alla nostra inferiore
condizione di uomini.

indicazioni del destino

Il detto latino è che
fata volentem ducunt,
nolentem trahunt.

Perché farsi trascinare?
Accettiamo le indicazioni del destino
e seguiamole.

Esso dice socialismo
- che è poi cosa diversa dalla socializzazione -
e non ribelliamoci.

un’Italia riorganizzata e rifatta

Aggiungo che un’Italia
riorganizzata e rifatta
nel senso del socialismo,
può essere un’Italia
possente di salute e di coscienza.

(Applausi).

prevedeva

Lo Stuart Mill,
insieme teorico della libertà
e del socialismo,
prevedeva che
l’avvenire dell’economia
non era un capitalista
padrone della fabbrica,
ma i dipendenti associati che la conducono.

Egli pensava alla cooperazione,
e nella cooperazione vi è tanto socialismo.

Noi accettiamo per l’Italia
la sua previsione
che l’avvenire dell’economia
è il socialismo.

La coop sei tu.
Chi poteva darti di più?

la mia idea
Non pensiamo ad un socialismo
di tipo unico;
la mia idea
è un socialismo plurimo:
cooperatore, sindacale,
talvolta statale.

Questo socialismo
potrà essere insieme
un grande promotore
dell’attività economica
e un difensore della libertà di tutti,
le due cose che essenzialmente ci interessano.

 

Oggi tutto è difficile

Si è molto parlato in questi giorni
di problemi economici
di una prominente gravità:
aumenti di salari,
limiti al crescere delle imposte,
riduzione della circolazione di carta moneta.

Con quanta facilità si risolverebbero
i problemi
se dovessimo affrontarli
dal punto di vista socialistico!

Oggi tutto è difficile,
perché il dipendente
non vuol darla vinta
al proprio padrone.

secondo uno spirito socialistico

Se la produzione fosse condotta
secondo uno spirito socialistico,
il dipendente dell’industria
si imporrebbe
esso stesso il limite,
che poi è dato dal ricavato
della stessa produzione,
detratti i capitali e le spese generali,
e non ci sarebbero richieste capaci
di compromettere
il livello delle industrie.

Oh, che bella tirata!
Non ti abbiamo interrotto mai e, anzi, ti abbiamo ascoltato con interesse.
Qualcun altro ci aveva già parlato di socialismo, in questa stanza.
Ma in questi termini tu sei il primo.
Nel nostro presente ti troviamo sui libri di Storia della Filosofia.
Verranno altri a parlarci di socialismo.
Che fine faranno?

E se ti dicessimo che alle elezioni politiche italiane del 2006....? Te la facciamo breve: sono così in tanti a tenerci, a non voler "mollare" la parola socialismo, che la portano allegramente con sè sia nel centro-sinistra che nel centro-destra. Allegramente, si fa per dire, perchè prima di entrare in Parlamento, sia destra che a sinistra, sono le aule dei Tribunali quelle maggiormente visitate. Arturo, ci crederesti?

diffida e sospetta

In questo senso del trovare
le specie
che possono consolidare
l’unità nazionale
e far dell’Italia un sol corpo
unito e compatto
per la resistenza e la conquista,
credo debba concepirsi
la questione meridionale.

Il Mezzogiorno diffida e sospetta,
e non crede più nelle promesse.

 

non fatene più

Ebbene,
non fatene più,
ma mettete il Mezzogiorno
in grado di provvedere
da se stesso
alle proprie esigenze.

sarà capace…?

Autonomie regionali,
conferimento alle Regioni viciniori
di federarsi fra di loro,
ecco la soluzione che vi propongo.

Il Mezzogiorno sarà capace
di guarirsi da se stesso?

Io lo credo.

Ma se così non fosse,
voi avrete fatto tutto quello
che era in voi per esaudirlo.
 

l’ultima parola

La Repubblica è stato
il primo consolidamento
del nostro Paese.

Forme socialistiche dell’economia
- che pur rispettassero
imprenditori,
risparmiatori e capitalizzatori -
potrebbero fare il resto.

L’avviata ad una
soddisfacente soluzione
del problema meridionale
direbbe l’ultima parola.

Caro Labriola, grazie per la fiducia.
Degno discorso di un orgoglioso figlio del sud.
Pensa che la faccenda sta ancora tutta lì.
I have a dream... 

La visione di questo avvenire

Lavoriamo indefessamente
per il nostro Paese.
Auspico non lontana la resurrezione nazionale,
contro tanti odi che ci circondano.

L’Italia sarà da capo in piedi per se stessa
e per gli altri.

La visione di questo avvenire
deve riempire i nostri animi di una grande luce.

(Vivissimi applausi  - Congratulazioni).

Anche noi applaudiamo, sebbene siamo state, talvolta, elementi di disturbo al tuo discorso.

 

 

 

 

Ora il presidente fa dare lettura delle interrogazioni e delle interpellanze pervenute.
In effetti c’è l’onorevole Pertini che porta l’attenzione sulla larghezza senza precedenti del recente decreto di amnistia del 22 giugno e sulla necessità che siano riassunti... 

senza ritardi in servizio
e reintegrati in tutti i loro diritti di carriera
gli antifascisti,
che sotto il fascismo
e per motivi politici
furono dispensati o licenziati dal servizio
e che ancora oggi si trovano disoccupati,
mentre si vedono fascisti,
resisi a suo tempo colpevoli
di gravi infrazioni in danno alla Nazione,
rioccupare i loro posti e riscuotere non solo gli arretrati per il servizio

Hai capito...!
Quante cose si spiegano. E quante altre si collegano.
Pertini, il nostro pasionario…lo ritroveremo più avanti.
Per ora, chiunque tu sia che stai leggendo… il nostro 17 luglio è finito, quanto a file. Il resto si può tagliare.
Domani è un altro giorno e un altro file.
Mi raccomando, non mancare, perché sarà il turno di uno…di uno…insomma, come te lo possiamo dire? mica uno qualunque!

 

 

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