non sono comunista però

Durante gli anni del cosiddetto riflusso accadeva spesso una cosa buffa. Almeno, io l’ho fatta diventare buffa nella testa, come altro. Non c’era convegno, riunione o discussione, qualche volta perfino in pizzeria, che non spuntassero, come funghi strani ma noti, quattro parole. La cosa si è ripetuta ed ancora oggi accade, di tanto in tanto.

Ma parliamo al passato, per scaramanzia o spirito santo.
In un qualsiasi confronto verbale con al centro - o anche solo di lato o alla lontana - donne, uomini, politiche e costumi, prima o poi  accadeva che, dal primo o pure dall’ultimo posto, una vocina con la manina alzata esordisse: non sono femminista, però...

Accadeva per le cose più disparate, ma con un sottofondo comune.
Si voleva sempre, come si usa dire, buttar le mani avanti per indietro non cadere. A monte, chi pronunciava quell’incipit voleva scongiurare l’eventualità che il proprio dire potesse essere scambiato, per coloritura, rabbia, o solo un nonsoche, come patente di reminiscenza di quell’altro nonsoche, e cioè di quella cosa di cui in effetti pochi hanno mai saputo nulla, se per sapere s’intende quel che si deve intendere e cioè sapienza di una conoscenza. Pochi ne sapevano, ma tutti o comunque troppi ne hanno parlato: il movimento femminista.

Movimento. Femminista. Quella gran disgrazia, o insomma quell'accidente che, fin dalle origini o con l’andar del tempo non si sa ancora come fu, a torto o a ragione ha assunto colori, sfumature e quel cattivo odore d'estremista, come del resto capita a un po’ tutto quello che finisce in -ista. Colpa della stampa, dei mass media, come si dice, della controcultura? Potremmo ritornarci sopra e approfondire. Non è questo il luogo né la ragione per cui cito la faccenda. 

Fatto sta che accadeva, e tanto.
Accadeva anche - di quella frase - una sorta di sciarada.
Se a quella donna, nella premessa, ipotetica sventurada, capitava di scordare di far precedere con gran enfasi quell’incipit allo sproloquio, accadeva puntualmente che terminasse in calcio d’angolo, per chiudere il conto e mettere in chiaro.
Accadeva che dopo questa e quell’altra parola forse un poco forte, dopo un’invettiva, una denuncia, e - via, diciamolo - anche dopo una sana incazzatura, la poverina in questione si fermasse un attimo, guardandosi attorno lievemente preoccupata da certi sguardi astanti - che venissero dalla cattedra o anche solo dalla pizza davanti - corresse poi a rimediare in extremis, e così -  con queste orecchie ho inteso, parola mia - concludere con l'accorata frase esclamativa, per far comprendere le cose a chi di dovere quanto basta: sì, però… però non sono femminista!

Io che femminista lo sono dal tempo della mia ragione, io che tra le tante amanti annovero Autoironia, io userò parafrasare quella schifezzetta di frase per arrivare a dirti oggi dapprima che non sono comunista, però… e poi concludere con un: sia chiaro però, non sono comunista!

Non sono comunista, però a furia di sentire questo e quell’altro ometto dell’attual o anche altro governo discettare di politica come fossero allo stadio, che voglia di comunismo mi sovviene, e di dirlo di me, addirittura!
Sì, mi viene voglia di dire che sono comunista tutte le volte che sento quel rozzo e fine insieme pronunciare all’indirizzo di politici avversari: i signori della sinistra, quelli lì… come fossero tutti esponenti del defunto cappa gi bi.

Non sono comunista, però che voglia di rimettere ordine nelle parole e i loro significati. Che voglia di riprendere in mano libri di Storia e Filosofia e perché no? Di odiata Economia.
E dritto per Diritto qualche Torrente, inteso come autore, dove un giorno ormai lontano scopersi che comunista era chi faceva parte di una comunione.
Ricordo ancora che sul libro, proprio a quel punto ci scrissi accanto: che bell’imbroglio di parole, prima di oggi per me Comunione era solo una cosa, e un’altra ancora era Comunista, sempre prima di oggi!
Quando si dice: le parole!

Non sono comunista, però la strana voglia si fa ancora e ancora più impellente, quando leggo di un Giorgio La Pira, dentro una Costituente, proprio l’insigne Sindaco della mia odiatamata Firenze, cattolico convinto. Leggo e sento dire Giorgio nel 1946 che, nel mettere mano alla scribenda Costituzione, nel delineare i principi primi da dare come carta di identità alla Giovine Repubblicana Italia, intesa come Nazione... insomma, lo sai che diceva? che bisognava ispirarsi a quella sovietica, bisognava! Perché lì per la prima volta nella Storia, con quella di Weimar, si parlava di diritti basilari, come la libertà dal bisogno materiale.
Quella Costituzione Comunista era altra cosa, diceva sempre Giorgio e non era il solo, ma questo è il meno, il fatto è che, proprio come Alcide, lui non era comunista, però... però era altra cosa, quella Costituzione, molto più moderna e attuale di una Francese rivoluzionaria, così importante, certo, ma così tanto intellettual-formale!
Questo diceva, in un giorno che vedremo. E altro ancora leggerai. Tempo al tempo, ti capiterà in cittadinanze, forse tra dieci o venti stanze. Se hai voglia di aspettare, prenderai anche le sue pillole, perché servono pure quelle di Giorgio, come ricostituenti.

Non sono comunista, però che strano senso putativo mi assale quando vedo certi ex o giovin figliuoli di ex - certi diessini, lo dico come esempio - quando li vedo fare una strana, discreta, ma attenta pulizia di carte, ricordi, parole e pure santini. Quasi a cancellare un brutto modo di presentarsi al mondo moderno, quello dei nuovi Padri. E chi sarebbero poi, gli attuali Quadri?

Poveri loro, non si sono neanche accorti che, a furia di essere presi dalla smania di smentire - ad ogni pie’ sospinto, a destra e a manca, ma ora che ci penso soprattutto a destra - di essere o anche solo vagamente appartenere ad una storia di mangiatori di bambini... poveri loro, ancora non se ne sono accorti di quanti ne hanno buttati via, di bambini, con l'acqua sporca. Niente paura, è solo una metafora per la memoria.

Che voglia di urlare e rendere giustizia alla Storia e a tante Storie di donne e uomini, alle loro memorie, fatte di fatica, esilio, torture, carcere e morte.
Intorno, invece, vedo farsi  frettolosa giustizia di una parola forte e fiera: Comunismo, parola antica e nuova di uguaglianza. Per alcuni, perfino di inaudita cittadinanza. E continuando con le rime, resistenza ad un altro -ismo. Resistenza, già. Proprio quella. Decidi tu se la vuoi pensare con la maiuscola all’inizio, durante e dopo. Revisionismo per revisionismo, decidi sei hai bisogno di metterle accanto uno o più aggettivi. Una cosa è certa: senza quel comunismo e tanti comunisti, la lotta al fascismo non sarebbe stata quella. Oppure, non sarebbe stata e basta.

Sì, comunista. Questo è l’accidenti che m'accade, in questi tempi di politica malata, senza regole perchè senza più memoria.

Guarda un po’ cosa doveva capitare, a me che di qualunque Chiesa apprezzo solo il fatto d’arte.
A me che di Partito solo una tessera ho mai avuto e si chiamava radicale.
A me che gli anticorpi al posto giusto reputo di avere per qualunque senso di appartenenza che possa anche solo rischiare di diventare partigianeria ad oltranza.
A me che liberale e insieme anarchica sono e voglio rimanere.
Specie per i costumi e non parlo del vestire.

A me che so cosa intendo se, a conclusione dello sproloquio, alzo le mani in alto e dico che sia chiaro però… però, non sono comunista!

20 dicembre 2005

   mac

 

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