Tutti in coro: una dimostrazione di democrazia!
Parlo dell’alta affluenza alle urne.
E non era neanche vero.
Comunque, come ogni smentita, anche questa nessuno se la fila più di tanto.
Resta lo sguardo sulla faccenda: dimostrazione di democrazia.
Qualcuno azzarda: rinnovato amore per la politica.
Ma come? Ma quando? Ma che c…?
Dobbiamo aver capito male, anni fa.
Si sfioravano percentuali americane, si precipitava al 60%, e dicevamo: una dimostrazione di democrazia! Il diritto al voto? Appunto, un diritto! Che si può scegliere di non usare. Non è un dovere, almeno non verso... lo Stato. E poi, lo Stato siamo noi. Le percentuali alte, quelle sì, quasi da plebiscito, roba da dittature.
Qualcosa non quadra. Bella scoperta, mica solo quella, dirai. Ci vado dentro, allora. Non fanno paura le cose scontate. Vicina di casa di questa storiella dell’affluenza alle urne è la bufala del maggioritario in proporzione. Poi diventato proporzionale maggiorato.
Meno di venti anni fa, una strana febbre.
Alcuni, poi tanti, poi la maggioranza: se vuoi governabilità, se vuoi stabilità, allora dobbiamo fare come quelli là...
Come le grandi democrazie, come l’anglosassonia…
Facciamolo. Lo abbiamo fatto.
Poco più di dieci anni dopo, quasi gli stessi a prodigarsi, mica poi tanto, per convincere: la soluzione migliore? un proporzionale a base bipolare, tanto poi, si fa il partito unico anche della destra! Mmmah.

Una delle tante cose fatte su misura.
E non è riuscita per poco.
La mancata preferenza non poteva andare, avrebbe avvantaggiato, a destra, chi è… più radicato sul territorio e utilizza meno le televisioni. Ottimo. Dall'altra parte, ci si straccia le vesti: insulto alla cittadinanza, dittatura dei partiti. Perché, quale democrazia interna ed esterna hanno messo in moto, per selezionare candidati, gli altri? Quelli che si sono erti a paladini di democrazia?
Nessuna preferenza? E cosa vuoi che sia.
Alla resa dei conti, un’illusione in meno.
Meglio così, anche alla distanza: meno “santini” da spazzar via dalle strade, dopo; meno faccette brutte sul parabrezza.
Se ne è giovata la natura, con meno carta al macero a riciclare.
L’affluenza è una cosa che con l’acqua ha un po’ a che fare. Meno col sale.
Qualunque sia la sua... portata, non ha alcuna importanza.
Non è un fatto di democrazia, in quanto tale.
Il voto è garantito a tutti.
Da sessanta anni a tutte.
Questa è una cosa che può cominciare a chiamarsi democrazia.
Appena un primo stadio, dove si ferma, per ora, nel nostro odiato e amato secolo, quella strana nebulosa: democrazia.
Mai parola fu tanto bistrattata in politica, quella inafferrabile approssimazione delle nostre speranze: democrazia.
Azzardiamo. Tutt’al più si scioglierà nell’acqua: l’affluenza alle urne è cosa che può dirsi… vagamente democratica, se si sa quello che si va a fare.
In fondo, come in una serie di altre cose: basta saperlo.
Il resto sono parole, sale nell’acqua: libertà bambini bolliti caimani prima casa par condicio libertà aumento dell'occupazione ti leveranno la prima casa tasse diminuite cuneo fiscale lavoro flessibile precarietà flessibile aumento della disoccupazione tasse in aumento e ti leveranno pure la seconda casa e successioni e donazioni prima noi no dopo di voi cococo virus dei polli. Bot. Ici. Pax. !?! Parole in campagna.
Perché non dovrebbero credere sulla parola?
Perché non lo dovrebbero in tanti, specie se le parole sono semplici?
Italia è paese dove un tot di persone si fa fregare un tot di miliardi, rovinando sé e la propria parentela, passando notti insonni ad aspettare che un po’ di sale si sciolga nell’acqua, finalmente.
Lo si deve essere di molto, deficienti, ad aspettare con ansia e senza più quattrini in casa, che quel sale si sciolga, finalmente.
Moralmente parlando, il tutto è riprovevole. No problem.
Penalmente parlando, c’è chi ci sta pensando. Idem.
Ma su altri piani, non so, vogliamo azzardare… socio-politici?
Non saprei. Quale peggior sventura, per quei miliardi?
In mano ad una Vanna Marchi qualsiasi?
Oppure ai legittimi proprietari, a certi deficienti?
Se poi rifletti che le migliori truffe sono quelle dove al truffato si fa credere all’inizio di essere anche lui un poco truffatore… eh!
Tornando all’affluenza... che continua ad avere a che fare con l’acqua e sempre meno col sale: se una tale deficienza, nel senso letterale di mancanza di scienza prima che di spirito, attanaglia così tanta parte di persone, di che ti meravigli, di che ti lamenti?
Restando nell’affluenza... perché su alcuni non dovrebbe fare effetto che... si andranno a bollire i bambini?
In quella stessa acqua dove c’è ancora, immobile, quello stesso sale?
Così come altrove avrà pur fatto effetto sentirsi Indiana Jones che guarda nella fossa un caimano.
Fossa senz’acqua, magari. E senza sale.
Ma vuoi metterti a sottilizzare?
Remando contromano nell’affluenza… perché tutta questa roba martellata nella testa, mescolata con paure false di zecca e poi con quelle vere, perché questa roba, anche senza 50 euro per il disturbo, non dovrebbe far venire la voglia di uscire di casa per andare a votare?
Perché non dovrebbero uscire, quegli stessi deficienti, dopo aver controllato che resti ben custodita nel bicchiere la propria acqua, col proprio sale?
E chi sei tu, e chi son io, per stabilire la percentuale dei cretini?
E a quale schieramento più gli spetta?
Professor Prodi, sommessamente una richiesta.
In quanto professore, a lei.
Per quel che conta, essendo una richiesta mia.
In questo pezzo a proposito del sale.
Non so se i tagli alla scuola, nel precedente governo, i tagli al cinema, al teatro, insomma alla cultura, sono anche solo in parte giusti tagli a sprechi e inefficienze (perché anche questo è possibile).
Non so se c’è una proprietà transitiva - o meglio, una proporzione - tra certe propagande politiche, certa condizione culturale di certuni ed una qualche scelta di farla rimanere tale.
Nessun processo, né a ieri, né ancor meno alle intenzioni.
Solo dirle una cosa, Professore. Dirle, si fa per dire.
Tenga fede veramente a quel programma!
Sia dato, e veramente, spazio all’istruzione!
Sia ridata dignità alla scuola, agli insegnanti.
Sia ridato senso alla cultura e alla memoria.
Se la cultura non è fatta solo di nozioni e la memoria solo di centomila altari, forse siamo sulla strada giusta, Professore.
Noi, si continuerà a lavorare e sperare.
Che torni ad avere senso comune la locuzione sale nella zucca.
Che risalga di qualche posizione in graduatoria.
Magari, avvicinandosi a quelle tipo “il conto in banca”.
Oppure, del “quotato in borsa” che "lavora in televisione".
Con sempre più sale nelle zucche, chissà, forse ritroveremo gusto alle discussioni, quelle vere. Anche quelle politiche.
Tra chi vuole farlo, è chiaro.
Nessuno deve sentirsi obbligato alle infarinature.
Nessuno può restare inchiodato alla schiavitù del bisogno.
Ma neanche obbligato alle infornate politiche o altro tipo di cottura.
Ritroveremo gusto alla politica di certe istituzioni e sì, forse si andrà anche a votare, non importa con quale percentuale.
Non ci si divide e non ci si squarta per questo.
Ci si odia solo nell’ignoranza, madre di tutte le paure.
Nella comprensione, etimologica e simbolica, degli altri che non sono me, sta la premessa di un reciproco rispetto.
In quanto tale, non è dato in natura. E non è dato per sempre.
Gli uomini non nascono né liberi né buoni.
Le donne meno di loro, allo stato.
Potremo anche dividerci. Ma sapremo perché, per chi e cosa.
Si andrà a votare, si ritornerà a casa.
In cento o mille, ma sapendo cosa si è andati a fare.
Cosa si fa, che bello. Non solo quando si vota.
Oggi, siamo in molti a non saperlo.
E a non sapere di non saperlo.
30 aprile 2006 mac [0]

p.s. per l'ennesima morte di guerra:
di sale e acqua sono fatte anche le lacrime
quanti dolori dovremo sopportare
quanti feretri in fila col tricolore
quanti luoghi comuni su forze armate di pace
quanti servitori, allo stato, ancora da immolare
quante chiacchiere da una e l’altra parte
alla fine, tutti quanti, non s’era detto 2006?
ecco, ci siamo. e allora? fatela finita
guerrafondai e pacifisti dell’ultimora
governate questa partita
senza se e senza ma?
mmmah!
di sicuro, senza indugio
almeno, con dignità.
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