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e il cuculo s'involò

By loredana
Creato 20/04/2006 - 17:21

Abbiamo letto le parole che Emilio Lussu [0] pronuncia all’Assemblea Costituente il 17 luglio 1946 [0].
Parole che dicono di guerra e di riparazioni, di governi e di popoli. Di interessi dei governi, di coscienza, di buoni principi, di politica per nulla morale. Di guerre fatte in difesa dei propri interessi.
Guerre di popolo, guerre di Resistenza dopo la dissoluzione a cui hanno portato, parafrasando la sua metafora, politiche di “incubazione dell’uovo fascista e nazista” contro i socialisti in Italia e i comunisti russi, da parte di Giolitti, di Churchill, Chamberlain e Daladier, dell’Inghilterra e della Francia. Quell’uovo che, amorevolmente covato dalle miti pernici, si schiude e dal quale esce un cuculo: un Mussolini, un Hitler, uccelli di rapina.

Abbiamo detto che parlano di governi e di popoli, di democrazie e di dittature.
Già, di democrazie delle quali in un passaggio del suo discorso, un altro importante costituente, Francesco Saverio Nitti, rivolgendosi all’Assemblea e a noi aveva affermato, nella seduta del giorno precedente, qualcosa di inquietante: «le democrazie in nessun paese moderno sono pacifiste... non vi è niente di più ridicolo di dire che le democrazie lavorano sempre per la pace. Le democrazie lavorano troppo spesso per la guerra!».

Il riferimento politico è al trattato di Pace di Versailles del 1919 e alle sue conseguenze.
Chi non ha letto nei libri di Storia quello che da questa Pace, la pace dei vincitori, è scaturito?
La Germania sconfitta e umiliata subisce il Diktat delle democrazie. Smembrata nei suoi territori, deve pagare una fortissima indennità a garanzia della quale le truppe francesi occupano la ricca terra di Renania. A ciò aggiungiamo la gestione debole e conflittuale della Repubblica di Weimar , la Grande Depressione, la paura del comunismo, gli ideologismi nazionali, e la Storia fa il suo corso.    

Eppure un altro tipo di pace veniva già allora professata, quella che mette in campo la piena responsabilità delle donne e degli uomini nella prevenzione dei conflitti.

Donne della nascente Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà (Wilpf) che nel 1915 chiedevano il political enfranchisement .
Ponevano la questione della pace come problema di deficit di democrazia si direbbe oggi, vista la loro completa assenza nelle istituzioni democratiche nazionali ed internazionali.
Siamo agli albori di una cosciente e diffusa emancipazione femminile, la quale proponeva una visione alternativa del mondo: il disarmo universale, l’autodeterminazione dei popoli, il rispetto dei diritti delle minoranze, la lotta alle ingiustizie sociali.. ieri come oggi .
E qui ci fermiamo, questa è una storia che merita di essere approfondita altrove.

Facciamo ora un salto nel presente.
Dopo 60 anni dal pronunciamento delle parole di Lussu e Nitti, ci vengono in mente altri popoli, altre guerre: guerre umanitarie, guerre preventive, guerre infinite, guerre democratiche e di libertà. Certo Nitti afferma che le guerre sono sempre esistite, anche prima del capitalismo, ma oggi molti popoli
subiscono le scelte dei propri e altrui governi col ruolo di comparse in trame e intrecci di interessi sempre più privati: in particolar modo in Afghanistan e Iraq.
Si, perché leggendo queste parole si rimane sempre stupiti, vedendo come la Storia ci propone la libera interpretazione di film già visti, lo stesso canovaccio di potere e di soldi in salsa ora ideologica ora religiosa con conseguente occupazione militare di terre.

Il riferimento è ovvio: i legami tra i Bush e la famiglia bin Laden,  tra i nemici George Bush e Osama bin Laden, l’additato principe del terrore e della tragedia dell’11 settembre 2001.
Eppure sappiamo che proprio nemici nemici non lo sono stati.
Navigando nel mare di internet si trovano numerosi articoli sugli stretti rapporti d’affari tra le due famiglie.
Leggiamo che quella dei Bush con i bin Laden è una conoscenza quarantennale, già Bush senior e Muhammad bin Laden, padre di Osama, avevano avuto dei contatti negli Anni Sessanta, poiché bin Laden voleva entrare nel business americano.
Bush padre è l’uomo che conta, negli anni ha rafforzato il suo potere, diventerà direttore della Cia nel 1976, vice di Ronald Reagan alla Casa Bianca ed infine presidente degli Stati uniti egli stesso. Muhammad, però, muore in un incidente aereo.
Ma i bin Laden non rinunciano a radicarsi nella politica e nella economia americana a favore degli interessi sauditi. Il fratello di Osama, Salem bin Laden, grazie all’intermediazione di un certo James Bath, uomo chiave, amicissimo di Bush junior, diventa socio in affari di quest’ultimo, che nel frattempo, e siamo alla fine degli Anni Settanta, intraprende la carriera imprenditoriale nel settore petrolifero.

Guida l’Arbusto Energy che sopravvive grazie anche agli investimenti operati da Khaled bin Mafouz, banchiere della famiglia reale saudita e cognato di Salem e Osama. Ma i comuni interessi vanno oltre gli investimenti petroliferi e i nostri si destreggiano tra diversi scandali internazionali e bancari, denaro sporco e droga.
Ricordiamo, poi, che la Cia aveva finanziato i Mujahiddin e lo stesso Osama nella guerra afgana contro l’URSS.
Ma ritorniamo all’Arbusto Energy che ha sempre i conti in rosso e ha bisogno continuamente di capitali, anche quando la società si trasforma e diventa Harken Energy.
Nonostante l’andamento negativo George riesce a trarre sempre un profitto molto privato da questa società alquanto fallimentare, a scapito degli azionisti.
Nell’1988 muore Salem in un incidente aereo poco chiaro. Bin Mafouz rimane socio dei Bush.
La cronaca però ci dice che cade in disgrazia. Infatti, dopo aver ottenuto dal Bahrein una commessa multimiliardaria la Harken fallisce disastrosamente perdendo l’affare a causa dell’invasione irachena del Kuwait, che ha pesanti ricadute sul mercato del petrolio.

Il fatto strano è che il lungimirante (chissà come!) figlio del presidente USA in carica solo poco tempo prima aveva venduto le sue azioni, ottenendo ottimi profitti personali .


Con la prima guerra del Golfo, inizia l’ascesa di Osama bin Laden e di Al Qaeda in funzione antiamericana e bin Mafouz è sospettato di esserne una delle principali fonti di finanziamento attraverso la Blessed Relief e altre Ong musulmane.

Dopo 10 anni e l’11 settembre, Osama bin Laden è diventato il nemico numero uno del due volte presidente degli Stati Uniti: l’uovo si è schiuso e il cuculo è diventato uccel di bosco.
Ma le pernici non sembrano essere tanto miti, e siccome questa storia ha un che di contorto, c’è da aggiungere che il gruppo Carlyle, potente corporation USA, nel cui consiglio di amministrazione sedevano molti membri della Casa bianca, la quale forniva armi alle forze della coalizione presente in Iraq e che era in corsa per partecipare alla ricostruzione del paese, gestirebbe anche i soldi dei bin Laden, i quali finanziavano e potrebbero ancora finanziare Osama!

 vivi

 

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Fonti e link

www.wilpf.int.ch [1]

Il banchiere del Re, della Cia, di bin Laden e di Bush
di Francesco Piccioni (Il Manifesto03/10/2001)
Bush e bin Laden, soci in affari e amici per la pelle
di Francesco Piccioni (Il Manifesto25/09/2001
)
Bush, bin Laden, reali sauditi: fine di una love story
di Francesco Piccioni (Il Manifesto26/09/2001
)
(in
www.lernesto.it [2])

Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush
di Giancarlo Radice (Corriere della Sera del 23/9/2001)
(in
www.disinformazione.it [3])

La compagnia d'armi di Bush senior discute, a porte chiuse, di appalti in Iraq e dei legami con Osama bin Laden
Fabio Massimo Parenti
Fonte: Il Manifesto - 21 aprile 2004
24 aprile 2004
(in
http://italy.peacelink.org/mediawatch/articles/art_4612.html [4])


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http://www.cittadinanze.it/eilcuculosinvolo