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Emilio Lussu

By loredana
Creato 30/03/2006 - 20:54

Avvertenze prima della lettura
Se vieni da nonsolocostituzione sai che a noi Emilio fa un certo effetto. Quindi mettiti comoda perché non so se sarà proprio proprio un racconto breve.

C’era una volta Armungia
Certo Armungia c’è anche adesso, ma quella di cui parliamo noi dobbiamo cercarla lontano, nel 1890, quando, in una famiglia benestante, vi nacque Emilio. Siamo nell’estrema punta meridionale della Barbagia, in provincia di Cagliari. Più tardi la incontriamo nei suoi scritti divenuta quasi un luogo mitologico, radice dei suoi valori più profondi e della sua identità sarda.

Cominciamo bene!
Emilio si rivela subito un soggetto particolare: all’università studia giurisprudenza ed è a capo dei giovani interventisti. La discussione della sua tesi si trasforma in una specie di campo di battaglia tra interventisti e neutralisti e termina con una dimostrazione pubblica comune di fronte al Consolato d’Austria, con l’intervento della polizia e dei carabinieri a piedi e a cavallo. Nonostante il diversivo, Emilio si laurea e parte immediatamente per il fronte, ufficiale di complemento della gloriosa Brigata Sassari. Ne ritorna col grado di capitano, pluridecorato, e con un’idea della guerra alquanto diversa rispetto a 4 anni prima: qualcosa ne racconterà scrivendo di quell’anno sull’Altipiano.
 
Quante attenzioni!
Tornato a Cagliari, è tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione: deputato a trent’anni fin dal 21, dopo il delitto Matteotti e l’Aventino diviene subito, anche lui, oggetto delle attenzioni fasciste. Così, quando nel 26 un ragazzo di 16 anni, Andrea Zamboni, fa un attentato contro il Duce a Bologna, a Cagliari i fascisti cingono d’assedio la casa di Emilio. Grande lo spiegamento di arte militare. Gli assedianti sono circa un migliaio, disposti su tre fronti: le scale, il balcone e il cortile. Dall’interno Emilio uccide il primo che gli si para innanzi sul balcone e dopo mezz’ora si arrende al commissario di polizia sopravvenuto. Colpevole di legittima difesa, viene condannato al carcere duro e poi al confino: per lui si schiudono le bucoliche bellezze di Lipari.

Natale a Lipari
Lipari è la migliore delle isole in cui meditano gli oppositori incorreggibili del regime. Sono quasi tutti giovani e i militi sono costretti agli straordinari. Ammette Emilio: «Per il Natale del 1929, verso il tramonto, sulla linea di sbarramento, una capra starnutì. A Lipari le capre passeggiano in mezzo agli uomini. Le sentinelle fasciste più vicine trasalirono.  Non era questo, per caso, un segnale convenuto dai congiurati per l’insurrezione? A cuore fermo spianarono i moschetti e diedero il chi va là!. La capra non rispose. Subitamente aprirono il fuoco. Tutte le altre sentinelle e le pattuglie si credettero in pericolo e, pancia a terra, spararono furiosamente (…) Tutti i motoscafi levarono le ancore e solcarono il mare: anch’essi aprirono il fuoco (…) Il fuoco cessò quando finirono le cartucce. La pugna era stata lunga ma la vittoria aveva arriso ai fascisti. La sera si contarono 25 feriti fra i deportati e 16 fra la popolazione civile». 
E pensare che lui verso la fine di agosto del '29 era riuscito ad evadere a bordo di un veloce canotto mascherato, insieme con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, al quinto tentativo, con l’aiuto di alcuni specialisti dell’evasione che ora siedono con lui nella stessa Assemblea Costituente.

Incontri fatali
Emilio è ormai un personaggio leggendario, ricercato in mezza Europa. A Parigi con Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli organizza il gruppo Giustizia e Libertà. Ne fa parte anche un ragazzo, Max Salvadori che incontriamo confinato a Ponza nel '32. Quando la sorella va a trovarlo, Max le consegna un documento scritto fitto fitto con un progetto di evasione da consegnare nelle mani di Mister Mill, a lui e solo a lui. Joyce, vent’anni, bellissima, alta, bionda, colta ed elegante, arrotola quella carta, la infila nel manico cavo della sua valigia di fibra e parte alla ricerca di Mister Mill. I giornali parlano di lui, ma lei non sa che faccia abbia. Joyce lo cerca ovunque: a Parigi, in Belgio, in Alta Savoia. Lo trova infine a Ginevra nei cui pressi Mister Mill, alias Lussu, cerca di attenuare una polmonite cronica, ricordo del carcere di qualche anno prima. Racconterà poi Joyce del loro primo sguardo, una «deflagrazione interiore che conteneva già tutto, dall’intensa attrazione fisica al sincero rispetto, dal bisogno d’affetto alla passione politica». Una prima notte abbracciati in un letto a un piazza in una casa svizzera, un breve periodo insieme, poi la decisione di lasciarsi: Emilio, 22 anni più di lei, malato, refrattario alla vita di famiglia, non se la sente di impegnarsi. Joyce accetta, ma in capo a 6 anni gli dimostra che ha torto.

Come un romanzo
A Parigi, dove si ritrovano per i funerali dei fratelli Rosselli, celebrano una specie di matrimonio politico in casa di Emanuele Modigliani: l’unione diventa la base per una militanza ancora più intensa. Anche perché, dicono, una coppia felice non rientra negli schemi della polizia.
La loro vita si svolge come un romanzo: piani di espatrio, fabbrica di documenti falsi, corsi di guerriglia, studi alla Sorbona e a Lisbona, attraversamenti di linee nemiche, lotta in Spagna, viaggi atlantici su una bananiera armata e arresti in Svizzera, il CLN, la lotta partigiana.
Non sempre insieme ma sempre uniti.
Nel '40 sono a Parigi all’entrata dei nazisti, nel '43 sono a Roma, stessa scena, stessi protagonisti. Nel '44 si sposano perché Emilio possa riconoscere all’anagrafe il bimbo che sta per nascere.
Nel '45 lui è nel governo Parri, poi nel governo De Gasperi e ora, appassionato e ironico, deputato alla Costituente per il Gruppo Autonomista, si accinge a portare avanti le sue battaglie di sempre. 

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