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Teresa Mattei

By loredana
Creato 18/03/2006 - 21:34

Una ragazzina a Montecitorio
Se apriamo il sito della Camera, sotto il suo nome troviamo appena poche righe. Scopriamo che è nata a Genova il 1 febbraio 1921: laureata in filosofia, insegnante, è stata eletta nel XV Collegio, quello di Firenze, come Bianca Bianchi, nelle liste del Partito Comunista. La sua carriera politica sembra definita da due date, 7 giugno 1946 - 31 gennaio 1948, quando lascia il Partito e l’incarico di Segretaria dell’Ufficio di Presidenza. La foto della Camera ci presenta un volto di ragazza dai tratti marcati, sorriso un po’ storto, capelli acconciati un po’ in ondulazioni Anni Quaranta, un po’ ribelli, vestitino estivo, scuro, a quadretti chiari, scollo piccolo e ricamato.
La prima cosa che ci viene in mente è che in questo martedì 25 giugno ha 25 anni ed è la più giovane dei Costituenti. Già questa sarebbe una grande cosa, ma a sentire quello che Terracini, Togliatti, Parri stanno bisbigliando di questa ragazzina, come la chiamano, scopriamo qualche altra cosa.

Una questione di DNA
I suoi all’inizio vivevano a Milano dove il padre faceva il dirigente della compagnia dei telefoni. Un giorno si presenta da lui in ufficio uno, con la pretesa che si installi immediatamente un telefono al suo giornale, il Popolo d’Italia. Volano parole dure, questo giornalista ha l’aria arrogante, finchè il sig. Mattei afferrando una granata che tiene sulla scrivania non minaccia il sig. Mussolini mettendolo in fuga. Questo episodio, a sentir lei più tardi, divenne il fatto archetipo del suo antifascismo. Più tardi, a Roma, dal sig. Mattei di Giustizia e Libertà sarebbe stato normale incontrare personaggi che ritroviamo seduti tra i banchi della Costituente, Calamandrei, La Pira, Parri, proprio quello che lei annunciava al padre come “l’elettricista” perché sapeva solo che lavorava alla Edison.

Una vita spericolata
Siccome “non ci si può limitare a raccontare barzellette sul regime”, a 16 anni viene mandata in Costa Azzurra a portare dei soldi ai fratelli Rosselli, poi al ritorno, sorpresa con don Primo Mazzolari, ben noto prete antifascista, viene arrestata: «Ma no, si tratta di faccende religiose!», insiste lei, e infine viene liberata. E’ questo l’inzio di una brillante carriera di staffetta partigiana che, col nome di Chicchi, la porta ad iscriversi nel 1942 al Partito comunista clandestino e a scalare ben presto i vertici del Cln della Toscana. E saranno imprese di ben altro spessore!

Ricordi di scuola
Nel frattempo, però, questa staffetta studia. Certo va bene, ma è un’allieva alquanto indisciplinata. Un giorno, al liceo, un professore tiene delle lezioni sulla difesa della razza. Lei si alza in piedi e dice: «Chiedo di uscire perché queste cose vergognose non le voglio sentire». Apriti cielo! La giovane Teresa viene immediatamente radiata dalla scuola e per prendere la maturità dovrà presentarsi da privatista, studiando a casa con l’aiuto di P. Calamandrei, un amico di famiglia.
Quanto alla sua laurea… Siamo nel ’44 e lei sta preparando la tesi con E.Garin. Ma il 3 giugno 1944 la Patria chiama: non si può non rispondere e Teresa con l’amico Dante fa saltare un convoglio tedesco carico di esplosivo nascosto in un tunnel. Dante muore nell’azione, lei riesce a fuggire in bicicletta inseguita dai tedeschi. Corre all’università rifugiandosi in una stanza dove il suo relatore sta tenendo una riunione di professori. «I tedeschi mi inseguono, dica che sono qui per discutere la tesi». Quando i tedeschi irrompono Garin conferma la storia della tesi e i tedeschi se ne vanno: inoltre, i professori considerano valida la discussione e il giorno dopo le conferiscono la laurea.

Tragedie e ancora lotta

Quelli erano tempi difficilissimi per Chicchina. Da pochi mesi suo fratello Giancarlo, come lei nel Partito comunista clandestino, docente universitario di chimica e artefice della Santa Barbara di via Giulia 25, si era suicidato in via Tasso temendo di non resistere oltre alle torture e di rivelare i nomi dei compagni. Lei non demorde, anzi ha un motivo in più per partecipare armata all’attentato contro il filosofo repubblichino Giovanni Gentile. Poi cerca di raggiungere i suoi a Roma, portando con sé le matrici per stampare l’Unità. Durante il viaggio percorso con mezzi di fortuna finisce nelle mani di un commando di SS. La accusano di essere una partigiana, la picchiano, in cinque la violentano.  Ma nemmeno questa è cosa per arrendersi! Il mattino dopo Teresa riesce a fuggire e a rifugiarsi in un convento: ha con sé le matrici del giornale. Raggiungerà Roma.

Una voce per le donne
E’ così che la troviamo tra i fondatori dei Gruppi di Difesa della Donna e del Fronte della Gioventù, nonchè tra le prime iscritte all’U.D.I. (Unione Donne Italiane). Luigi Longo, un sottosegretario del partito, le chiede un giorno di festeggiare l’8 marzo come in Francia, dove alle donne regalano mughetti e violette. Teresa, con il suo spirito pratico, pensa che mughetti e violette non si trovano dappertutto in Italia e che le orchidee proposte dalle socialiste sono troppo costose. Allora inventa una bella leggenda cinese, la storia di una principessa e delle sue mimose, simbolo del calore della famiglia e della gentilezza femminile. Concordano anche altre, con altre motivazioni.Viene approvata la mimosa. Il pensiero di Teresa era stato che la campagna è piena di mimose, alla portata di tutti.

Questa è la ragazzina che si accinge a fare la segretaria dell’ufficio di Presidenza.

 

 

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Teresa Mattei viene citata il
25 giugno 1946 > entriamo [0]

 

(continua)


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