C’era una volta, nel paese lontano lontano delle violazioni dei diritti umani, un’ oasi pacifica, nota come Repubblica Islamica federale del Pakistan,“terra dei puri”…
Terra di governi democratici e di pure dittature militari,
terra di tradizioni millenarie e multiculturale e di puro sfruttamento minorile,
terra di alleanza con gli Stati Uniti nella pura lotta contro il puro terrorismo e terra di pure detenzioni indiscriminate, di torture altrettanto pure e di uso arbitrario della pena di morte, specie nei confronti di impuri dissidenti, di qualunque professione e genere.
La nostra fiaba si svolge a Gujiranwala, città a 60 miglia a nord di Lahore.
Città macchiata dall’onta d’aver partorito, 36 anni fa, la leggendaria strega Zilla Huma Usman.
Quali le malefatte, quali gli stratagemmi della megera pakistana?
Zilla era riuscita a diventare Segretaria parlamentare per progetti e sviluppo (agosto 2003-novembre 2006), ed infine addirittura Ministra del Welfare sociale nella provincia del Punjab (dal 1° dicembre 2006).
Grazie alle sue arti ammaliatrici, infatti, era entrata nella Lega Musulmana Pakistana (PML), alleanza di partiti che appoggiano il puro generale, golpista, autoproclamatosi Presidente Pervez Musharraf.
Ma soprattutto la strega, cullata dai propri poteri, si permetteva costantemente l’arroganza di battersi in nome di quella spregevole e nociva pratica occulta che prende il nome di “diritti per le donne”.
Nell’aprile 2005, ad esempio, era stata tra le promotrici e partecipanti della mini-maratona cittadina di Gujiranwala , la prima manifestazione sportiva cui fossero ammesse delle donne, contravvenendo alla sacra tradizione islamica che vieta loro di “mescolarsi” agli uomini in luoghi pubblici.
Il Maligno stava chiaramente avendo la meglio sul cielo di Gujiranwala, facendo correre le sue anime sulla via della perdizione.
Facendole correre una accanto all’altra
senza distinzione.
Gujiranwala, in quell’aprile, era una bestemmia.
Ma gli eroi arrivarono. Forse non su dei cavalli bianchi, ma arrivarono, portando con sè la salvezza.
I prodi erano dei sostenitori del Mutthaida Majlis-i-Amal, una coalizione di sei partiti religiosi, già distintisi per aver coraggiosamente proibito, nella provincia sotto la loro giurisdizione, musiche e danze in pubblico, per aver rimosso i manifesti pubblicitari in cui comparivano delle donne, e per aver infine introdotto la divisione sessuale nei campus dei college.
In quel giorno d’aprile, forti della loro morale e della loro fede, i nostri aggredirono fisicamente le maratonete.
Le altre mini-maratone miste previste in diverse province pakistane furono impavidamente annullate.
Ma le streghe come Zilla, si sa, hanno più risorse del diavolo stesso.
La donna continuò a lavorare alacremente ai suoi diabolici piani, riuscendo comunque a restare nell’onesto mondo della politica pakistana, pecora nera tra ignari agnelli.
Continuò…
…fino al 27 febbraio 2007.
Quel giorno, indomita, Zilla era tornata a Gujiranwala per un sabba all’aperto con le attiviste del suo partito.
Senza ritegno, oscenamente, esse la celebravano in pubblico luogo lanciandole sul capo petali di rosa.
Ma quel 27 febbraio sedeva tra loro Muhammad Sarwar Bazar (o Ghulam, fonti diverse), implacabile angelo di giustizia.
Sarwar le si avvicinò riverente, porgendole dei fiori. Le lanciò anch’egli in testa dei petali di rosa.
Ed una pallottola.
Aiutato dalla mano del suo Dio e dalla distanza ravvicinata, gli bastò un solo colpo di pistola.
Mentre gli ultimi petali si posavano al suolo.
Zilla è crepata poco dopo, all’ospedale di Lahore.
Aveva due figli.
Meglio per loro.
Sarwar, negoziante, padre di nove, dal 2002 aveva portato avanti strenuamente la sua missione, ammazzando 6 peccatrici (o 12, fonti diverse).
Reo confesso, arrestato da qualche servo del male, aveva però ricevuto in carcere un trattamento da VIP, secondo le lingue biforcute dei sicuramente inattendibili giornalisti locali. Certo è che furono organizzate collette per pagargli avvocato e spese.
Rilasciato poi per insufficienza di prove, il giorno in cui uscì Sarwar fu festeggiato dai cittadini come un eroe, portato sulle spalle da gente che intonava inni religiosi.
Ricompensato dunque dalle ingiuste sofferenze inflittegli, riconosciuto come martire e servo di Dio, Sarwar ha quindi potuto dichiarare con orgoglio agli inquirenti e ai giornalisti tv di aver ucciso Zilla per ordine di Dio, poiché impura:
è infatti contrario ai principi della Sharia che una donna occupi un posto elevato nel governo, il quale le permette di comandare sugli uomini.
La strega inoltre non indossava abiti musulmani, bensì una shalwar kameez ed aveva il capo scoperto. Ulteriore provocazione.
In tv, calmo e rilassato come solo un puro può essere, Sarwar ha detto:
“Non ho rimpianti”
E
“Ucciderò tutte le donne che deviano dalla retta via, se sarò nuovamente scagionato”.
La strega peccatrice Zilla ha avuto la fine che meritava.
Altre mille donne sono state
umiliate
offese
picchiate
stuprate
e nella migliore delle ipotesi
uccise.
E altre mille, e mille altre lo saranno in futuro.
SACRO-SANTO.
…ma in fondo queste sono solo fiabe, racconti di fantasia.
In cui alla fine, come in fondo sapete e come vi ho narrato, il Bene trionfa sempre.
Dormite tranquilli.
Francesca Ghezzi
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