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nilde jotti

By enza
Creato 04/04/2007 - 22:51

Qualche anticipazione
15.936 cittadini di Reggio Emilia l’hanno votata all’Assemblea Costituente, tra le fila del P.C.I.  Moltissime, certo, sono state le donne. Donne dell’UDI, donne dei GDD, donne “di tutti i giorni”.  Non immaginavano probabilmente  che Nilde sarebbe stata ininterrottamente rieletta al Parlamento per i successivi 53 anni e che avrebbe abbandonato il suo seggio a Montecitorio solo 9 giorni prima della morte, a 79 anni.

Foto ricordo
Per ora, 1946, questa ragazza di 26 anni è una scommessa, ma non un azzardo. Il suo portavoce alla Camera, G.Frasca Polari, la descrive così: “Robusta, alta, i capelli sciolti sulle spalle, il manifesto desiderio di imparare a fare il deputato” (di quella Camera sarà poi Presidente per ben 13 anni consecutivi!  un record).

Bambina anni '20
A Reggio, come dappertutto, non erano stati facili gli Anni 20. Specie se avevi il papà ferroviere che tirava appena la giornata, era socialista, faceva il sindacalista e i fascisti lo tenevano di mira. Doveva essere un uomo pragmatico: volle a tutti i costi che Leonilde studiasse e ricevesse una formazione cattolica perchè di quei tempi “era meglio stare coi preti che coi fascisti” (come ricorderà lei stessa). E così Nilde andò a scuola, con il vecchio cappotto del papà rivoltato, e ci andò anche dopo il 34, quando lui morì e la madre, rifiutando l’immagine fascista di angelo del focolare, si mise a lavorare. Perchè la bambina doveva diventare “qualcuno”.

Scegliere una rotta
Si scrive a Milano alla Cattolica, Lettere: le borse di studio sono un obbligo per lei. Tra i suoi professori Amintore Fanfani (che ora siede in Assemblea con lei) da a tutti lezioni di antifascismo. Intanto, al vaglio della ragione il suo credo cattolico non regge, mentre la lezione di integrità del padre la spinge verso il PCI. Ed eccola, a breve, laureata, antifascista, comunista, in un’Italia travolta dalla guerra.

Reggio 43-46
Inizia a insegnare in un Istituto Tecnico. Ci tiene moltissimo e non abbandonerà l’incarico nemmeno da porta-ordini tra i partigiane, o da dirigente nella resistenza civile. E’, infatti, responsabile provinciale dei Gruppi di Difesa della Donna: dopo le lezioni a scuola, organizza raccolte di indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani,  una rete di staffette e di gente fidata per custodire liste di contatti, trasportare volantini, opuscoli ed armi, preparare case-rifugio. Ma anche azioni in difesa di salario, vitto e istruzione delle donne. Gli scioperi delle mondine. Fino al febbraio del 45 le donne organizzate nei GDD  del reggiano sono 2472 più altre 700 circa in montagna. Quelle catturate e sottoposte a interrogatorio fanno dire al questore: “Maledette le donne, sono più tenaci e segrete degli uomini!”
Dopo la Liberazione è segretaria dell’UDI a Reggio, quindi consigliera comunale e candidata indipendente nelle liste del PCI alle elezioni del 46.
Eletta alla Costituente, a breve parlerà con voce autorevole tra i Magnifici 75.

 

 

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