...vuol dire che studiamo.
Si può scoprire di essere soggetti eccentrici [0] con poco, veramente.
Siamo state in un corso di formazione politica pensato per soggetti svantaggiati. Sapendolo, abbiamo fatto leva su altro.
Nel frattempo, abbiamo anche studiato.
Studiare la storia, le istituzioni, le norme è cosa essenziale.
Se non sufficiente, è necessaria per capire e attrezzarsi.
Ciò che può fare la differenza è lo sguardo. Noi lo abbiamo mantenuto sul margine, a fare da bussola per la voglia di cambiare il mondo. O anche solo le nostre vite, il che ci passa abbastanza vicino.
Dopo aver letto pagine e archiviato file, numeri su numeri, proiezioni e confronti, ci ha colpito qualcosa nel linguaggio usato in alcune istituzioni europee. Abbiamo trovato corrispondenza e risuono, tra le pieghe di alcune parole, in una relazione come in una raccomandazione. Abbiamo riscoperto l’importanza delle parole scelte per dire. Ci aiutano a comprendere il grado di civiltà raggiunto da una società. E ad individuare la cultura di base usata per formare gli individui.
Dopo anni, scopriamo di essere studenti e non studentesse.
Non si capisce, anche se si immagina, perché un participio presente che diventa sostantivo, da alcune/i viene ancora usato con il suffisso -essa -esse per marcare il femminile.
Esistono da tempo le utenti e le pazienti, che hanno nel linguaggio destini differenti, nella metropolitana o in sala operatoria, da quello di altre cittadine, magari le stesse, che hanno avuto accesso al diritto allo studio.
Le monache sono molto più antiche delle sindache.
Le infermiere sono molte di più delle ingegnere.
Del suo nome, parliamo del nome, un’infermiera non si è mai posta il problema se andarne fiera.
Quella donna non s’è mai trovata, nel fare il suo durissimo mestiere, neppure sfiorata dal pensiero di farlo meglio, se la chiamavano infermiere.
E’ un fatto di tempi e di culture, il linguaggio si piega agli uni e alle altre, e a sua volta innova. Lo teniamo a mente ogni volta che parliamo o che sentiamo parlare. Specialmente donne. Specialmente di donne.
Specialmente da chi dice di occuparsi di donne.
Sarà il primo grado di una lente di ingrandimento che useremo
per scrutare e scovare paradossi e contraddizioni, superficialità e omologazioni.
Il motivo di fondo? Ci piace essere studenti.
Non per l’effetto che sulle labbra può fare.
Ma per quello che significa: a noi… ci piace studiare.
Citte Citte [0]
questo è il biglietto da visita di questionidilingua.
Adessotu [0] mandaci notizie, curiosità, spunti di discussione.
Il mondo ne è pieno, quindi siamo a disposizione.
Tieni presente che ci piace tanto anche giocare: rime, anagrammi,
acrostici, svolazzi con la mente, sbrigliate di neuroni.
Pensa a cosa si può fare coi nomi e coi cognomi.
Tanto per dirti una: dopo una Risoluzione,
dopo la stessa Madre Costituzione,
lo sai con cosa capita di trastullarci?
Ti diciamo solo una parola: Neverhood.
Lo conosci?!? Entri di diritto nel Club Talk Slow Food.
Che vuol dire? Poco, quasi nulla,
un’invenzione per la rima, come Caraculla.
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