Sono mesi che stiamo lì dentro. Nella Camera del 1946-48, intendo. Leggiamo e ci appassioniamo. Nessuna nostalgia.
Puro gusto. Un lusso, ci siamo dette.
E una nostra personalissima ri.correnza.
Da qualche tempo, abbiamo preso confidenza.
Diamo loro perfino del tu. E sono Emilio, Umberto, Palmiro, Piero.
Molto meno Teresa o Adele. Ma lo sapevamo.
Fossimo entrate con quel desiderio, avremmo fatto meglio a non cominciare. Del resto, c’è chi l’ha detto, da qualche parte, che conta più lo sguardo dell’oggetto guardato. Addirittura, che è lo sguardo a fare l’oggetto. Presuntuose? Ma non diciamo idiozie...
Il primo in classifica del nostro gradimento resta ancora Emilio, quello che fa Lussu di cognome. Chissà tra un po’.
Il fatto è che Lussu ci ha fatto ragionare e sorridere.
Il fatto è che sono due cose che amiamo fare insieme.

L'odierno Presidente della Camera, nel suo discorso di insediamento, ha citato Piero, la Resistenza e altre cose che ci piacciono assai.
Ad un certo punto, ha detto che va valorizzata, tra le altre differenze, quella sessuale. Bene. Gli fa onore. Ci è arrivato prima di altri, forse. Comunque lo ha detto e non sottilizziamo.
E bravo, Faustino.
Con un’amica informata, al telefono, si chiacchiera di questa storia di Vladimiro, che di cognome fa Guadagno, Luxuria per diletto.
Dice che Rifondazione, il fausto partito che lo ha voluto, in lista lo ha inserito "in quota femminile”.
Tu che ci leggi, sai di che parliamo se di quote scriviamo.
Possiamo sorvolare sui dettagli.
Rifondazione comunista, in ogni caso, ha candidato più donne di tanti altri. Con ogni evidenza, ce n’erano da candidare.
Però non posso fare a meno di pensare.
Ricordo le discussioni intorno a quell'articolo di Statuto, sul quale più di una donna di quel Partito passò notti e giorni insonni.
Mi sono detta: chissà che penseranno certe compagne di quella candidatura - che con quel sistema, in quella posizione, voleva dire elezione - chissà che avranno pensato di quelle parole, di quella roba in quota femminile.
Saranno attanagliate come tutti dal political correct rimaneggiato italico, ossequiose se non osservanti di orgogli ed altre frattaglie gay, timorose per le cadute di antichi e nuovi dei?
Che pensano, se non lo dicono, dentro di sè, tante di quelle cittadine fatte di sesso femminile, presumibilmente ancora al centro, e di cuore e cervello sempre più a sinistra?
Personalmente, non essendo di quelle parti, la cosa non dovrebbe riguardarmi. Potrei anche aggiungere che S'ignora Rappresentanza è cosa strana, molto strana, in quella Stanza.
E non mi appartiene.
Il tutto diventa problematico se dalla rappresentanza si passa alla Rappresentazione, quel simbolico maledetto sempre in agguato.
Roba che funziona e muove dietro ogni trovata d'immagine immaginata e resa, sotto i nostri occhi, realtà vivente.
Altro che testi di alta filosofia.
Mi sono detta, guardando il mio sesso e qualcos'altro che intimamente, come esso, mi riguarda: Vladimiro non rappresenta me, questo è sicuro.
Non lo fanno quelle altre, figuriamoci.
Ma Vladimiro "in quota" qualche rappresentazione, la deve pure dare, di quel femminile, a me e non solo a me.
Continuando con lo strapensiero, cosa c'ho io, in fondo in fondo, a che spartire con Luxuria, già Guadagno?
Cosa condivido, di minimo minimale comun denominatore con esso parlamentare?
Non il sesso di partenza, questo è chiaro.
Neanche quello d'arrivo, sempre se ho letto bene.
Nè la propensione sessuale - sempre strapensando a me medesima - nè il gusto nè l'oggetto del desiderio di questa nostra vita oscura, posto che entrambi ne abbiamo almeno uno preminente, ancora in fatto di sesso, ammesso e non concesso. Uno o anche due, suvvia e fermandoci coi numeri.
Insomma, che c'ho da far compagnia a Vladimir compagno?
Non sto parlando a - e neanche di - Luxuria.
Parlo a chi ha deciso e detto che lo metteva "in quota", parlo di quello sguardo che ha deciso cosa era femminile nel mondo, e, dopo, in una lista.
Vladimiro, detto tra noi, mi piace pure.
Come quasi a tutti, me lo ha presentato in tv quel tale che, con "costanza" sopraffina, in ogni puntata mescolava bassezze ridanciane e political correct, antimafia coraggiosa e una e più sciantosa.
Lux si presentò vestito come la Osiris a teatro.
Poi però lo fecero parlare.
Ecco, ora che ci penso e ricordo, una cosa può farmi sentire vicino Luxuria Vladimiro: l'uso non cialtronesco della lingua italiana, un gusto per iperbole e ironia, un po' di sano impegno mescolato a fantasia. Nulla di utile per la rappresentanza.
Leggermente meglio, quanto a rappresentazione.
Ma sì, con quel che passa 'sto convento, mi posso accontentare: tra ignoranti che non sanno la data (e il numero non è tutto...) della scoperta dell'America; gente che non conosce la differenza tra sintassi e grammatica, perchè non conosce l'una nè l'altra cosa. Quisquilie, per certi rappresentanti nostri dipendenti.
Come vedi, ancora non parlo di onestà, di quella e altre nobili cose che, pure - ahi, se penso Emilio e i suoi fratelli - andrebbero richieste come pass nell'atrio d'ingresso, in certi Palazzi.
Un po' pochino, dicevo, ma mi posso accontentare, compagno Vladimir Guadagno, che, nel cambiar cognome, in quello di sicuro ci hai guadagnato. Lussuria è parola divenuta peccaminosa, mette paura a molti.
A me... mi piace da quando sono nata. Oggi poi, m'ha fatto tornare con la mente ad Emilio. E allora, cosa vuoi?
Una cosa potrei dirti, Vlad, se avessi voglia di sottilizzare.
Tu, oppresso tra gli oppressi, diverso tra i diversi, quando ti hanno chiesto di far parte della festa, potevi ergerti a difensore di simbolici e quant'altro, potevi sempre dire:
"Mi volete, compagni? non vedete l'ora ed io con voi? Allora si fa così, prendere o lasciare.
Nè in quota questa nè in quota quella.
Non perchè l'ambiguità mia nelle alte sfere voglio far entrare.
Ma perchè faccio mia la battaglia di civiltà di tutte quelle compagne e donne... perchè conosco la storia, il diritto e la filosofia, e magari pure un po' di geografia...
Perchè non voglio che sul mio nome, corpo, sesso, fate voi, maschilisti dirigenti, passi un'indecenza di tal fatta...
Non voglio che si possa, cioè, approfittare di certe cose per limitare, anche fosse di un solo posticino...
Non voglio che proprio a cagion mia vengano mortificate le istanze di quante (e quanti) nella storia e pure in questo Partito hanno permesso che accadesse, pensa!, anche a me di puntare il dito.
Che accadesse, cioè, di essere finalmente sguardo e non ancora una volta... oggetto."
Firmato: Vladimiro, già Guadagno, Luxuria per diletto.
Questo potevi dirlo, Vlad, avevi anche l'intelligenza giusta.
Potevi dirlo, e in lista rimanere.
Hai perso un'occasione per essere sguardo, che guardasse alto.
Così non è stato.
E sei rimasto oggetto, di lusso, ma sempre tale. Te lo porterai appresso quello sguardo - e non parlo dei bigotti. Appresso, perchè lo porti dentro, condannato da solo ad essere guardato, per essere ammesso, infine accettato.
Il tutto come il meglio che ti possa capitare: guardato.
Questo riguarda solo te, però...
Per quelle compagne, la domanda resta aperta.
Vi prego, non rispondetemi anche voi che lui si sentiva donna e allora, sai com'è...
Questo lo hanno detto tutti e lui per primo.
In ultima analisi, ancora e sempre... pochino.
Le cose stanno proprio così? Siete sicure, sguardo compreso?
Allora, fate così, sfegatate delle mille quote. Metteteci un po' di ironia e coraggio, se si puote. Sentitevi anche voi, ogni tanto, anche solo per un poco, "uomini". E il gioco è fatto. Almeno, con le quote.
Tutto il resto, resta. In politica e non solo.
Perchè, come s'è detto prima, è lo sguardo quello che conta.
Lo sguardo che fa l'oggetto.
28 maggio 2006 mac [0]

p.s.:
avevo inserito la bozza di questo pezzo in cittadinanze, tempo qualche ora, Enza mi manda una mail in cui, tra le altre cose:
l'altra sera, ho visto le invasioni barbariche su la7.
Daria Bignardi a Vladimir Luxuria: "se in Parlamento passasse una legge sulle quote, secondo te cosa accadrebbe?"
E Vladimir: "ci sarebbero molti viaggi a Casablanca! Gli uomini sono troppo attaccati alla poltrona del potere, per restarci cambierebbero anche sesso, senza pensarci!" 
Quello che ho risposto ad em, poco dopo al telefono, è roba nostra.
Qui potrei limitarmi ad un "senza parole". E invece, no. Perchè?
Già mi sento gli strali delle comari addosso.
Ci manca pure che mi diano della bigotta.
Siamo qui, scriveteci pure, compagne, sull'argomento, anzi scriveteci da dove più vi pare, da sinistra a destra. Apriremo una stanza a parte tutta per voi nella nostra casaacorte: la chiameremo casablanca.
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