Published on cittadinanze.it (http://www.cittadinanze.it)

arrenditi all'evidenza, quando io te ne offro...

By milena
Creato 23/05/2006 - 13:32

Nel 1789 i rivoluzionari francesi scrivono la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Dell'uomo e del cittadino. Già, qualcosa però non quadra: e la donna e la cittadina? - si chiede Olympe de Gouges [0], che tra il 4 e il 14 settembre... 1791 pubblica la


Dichiarazione dei diritti
della donna e della cittadina

[ da decretarsi da parte dell'Assemblea nazionale
nelle sue ultime sedute o in quella della prossima legislatura ]

 

 

Preambolo

Uomo,
sei tu capace di essere giusto?
Chi ti pone questa domanda è una donna:
questo diritto, almeno, non glielo toglierai.

Dimmi.

Chi ti ha dato il potere sovrano
di opprimere il mio sesso?
La tua forza? Le tue capacità?

Osserva il creatore nella sua saggezza;
percorri la natura in tutta la sua grandezza,
alla quale sembri volerti avvicinare,
e dammi, se ne hai il coraggio,
un esempio di questo potere tirannico.



Risali agli animali, consulta gli elementi,
studia i vegetali, getta infine uno sguardo
su tutte le modificazioni  della materia organizzata;
e arrenditi all'evidenza,
quando io te ne offro il modo.

Cerca, scava e distingui, se puoi,
i due sessi
nell'amministrazione della natura.

Ovunque,
li troverai confusi,
ovunque essi cooperano in armonioso insieme
a questo capolavoro immortale!

Soltanto l'uomo si è creato alla meno peggio
un principio di questa eccezione.

Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato,
in questo secolo di luce e di sagacità,
nella più crassa ignoranza
egli vuole comandare da despota
su un sesso che
ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali;
che vuole usufruire della rivoluzione
e
reclamare i propri diritti all'uguaglianza,
per non dire di più.

Le madri, le figlie, le sorelle,
rappresentanti della Nazione,
chiedono
di essere costituite in assemblea nazionale.

Considerando che l'ignoranza,
l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna
sono le sole cause delle sventure pubbliche
e della corruzione dei governi,

esse hanno deciso di esprimere in una
solenne dichiarazione,
i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna,

affinché tale dichiarazione,
costantemente presente
a tutti i membri del corpo sociale,
ricordi loro continuamente
i loro diritti ed i loro doveri,

affinché gli atti del potere delle donne,
e quelli del potere degli uomini,
potendo essere in ogni momento paragonati
con il fine di ogni istituzione politica,
siano per ciò stesso più rispettati,

affinché le rivendicazioni delle cittadine,
fondate d'ora in avanti su principi
semplici ed incontestabili, siano sempre volte
al mantenimento della costituzione,
dei buoni costumi, e al bene di tutti.



Pertanto,
il sesso che è superiore per bellezza,
come anche per coraggio
nelle sofferenze materne,
riconosce e dichiara,
in presenza e sotto gli auspici
dell'Essere supremo,
i seguenti

Diritti della Donna e della Cittadina.


ARTICOLO PRIMO

La Donna nasce libera
e rimane uguale all'uomo nei diritti.
Le distinzioni sociali possono essere fondate
solo sull'utilità comune.

II

Scopo di ogni associazione politica è la tutela
dei diritti naturali e imprescrittibili
della Donna e dell'Uomo:
tali diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e,
soprattutto, la resistenza all'oppressione.

 

III

Il fondamento di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione,
la quale altro non è se non la riunione
della Donna e dell'Uomo: nessun corpo, nessun
individuo, può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa.

 

IV

La libertà e la giustizia consistono nel restituire
agli altri ciò che appartiene loro;
così, l'esercizio dei diritti naturali della donna
ha come solo limite la perpetua tirannia
che l'uomo le oppone;
tale limite deve essere riformato dalle leggi
della natura e della ragione.

 

V

Le leggi di natura e di ragione vietano
ogni azione che possa nuocere alla società:
tutto ciò che non è proibito da queste leggi,
sagge e divine, non può essere impedito,
e nessuno può essere costretto a fare ciò
che esse non ordinano.

VI

La Legge deve essere espressione
della volontà generale;
tutte le Cittadine ed i Cittadini
devono concorrere personalmente,
o per il tramite dei loro rappresentanti,
alla sua formazione;
essa dev'essere uguale per tutti:

tutte le cittadine e tutti i cittadini,
dal momento che sono uguali ai suoi occhi,
devono avere uguali possibilità
di essere ammessi a tutte le dignità,
a tutti i posti e a tutti gli impieghi pubblici,
secondo le loro capacità,
e senza altre distinzioni che non siano quelle
delle loro virtù e delle loro capacità.

VII

Nessuna donna fa eccezione;
ella viene accusata, arrestata
e mantenuta in stato di detenzione
nei casi stabiliti dalla legge.
Le donne ubbidiscono come gli uomini
a questa legge rigorosa.

 

VIII

La Legge deve stabilire
soltanto pene strettamente
e manifestamente necessarie,
e nessuno può essere punito
se non in virtù di una legge emanata
e promulgata anteriormente al reato
e legalmente applicata alle donne.

 

IX

Per qualunque donna dichiarata colpevole,
viene esercitato dalla Legge
ogni rigore.

 

X

Nessuno deve essere perseguitato
per le proprie opinioni, anche fondamentali;

la donna ha il diritto di salire sul patibolo;
allo stesso modo,
deve avere anche quello di salire sulla Tribuna,

purché le sue manifestazioni non turbino
l'ordine pubblico stabilito dalla Legge.

 

XI

La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna,
poiché tale libertà assicura la legittimità dei padri
nei confronti dei figli.

Ogni cittadina può dunque dire liberamente:
sono la madre di un figlio che vi appartiene,
senza che un barbaro pregiudizio
la costringa a nascondere la verità;

salvo a rispondere dell'abuso di tale libertà nei casi previsti dalla legge.

 

XII

La garanzia dei diritti della donna e della cittadina implica un interesse più ampio;
tale garanzia deve essere istituita
per il vantaggio di tutti,
e non per il beneficio particolare di quelle
cui essa viene data.

 

XIII

Per il mantenimento della forza pubblica,
e per le spese dell'amministrazione,
i contributi della donna e dell'uomo sono uguali;
la donna partecipa a tutti i lavori ingrati,
a tutti gli incarichi faticosi;
allo stesso modo deve dunque partecipare
alla distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche, delle dignità e dell'industria.

 

XIV

Le Cittadine ed i Cittadini
hanno il diritto di constatare personalmente,
o per mezzo dei loro rappresentanti,
la necessità di un contributo pubblico.

Le Cittadine possono aderirvi
solo se si ammette una uguale ripartizione,
non soltanto nel patrimonio,
ma anche nella pubblica amministrazione,
e il diritto di determinare la quota,
l'imponibile, la riscossione e la durata dell'imposta.

 

XV

La massa delle donne,
coalizzata per il contributo a quella degli uomini,
ha il diritto di chiedere conto
ad ogni agente pubblico della sua amministrazione.

 

XVI

Ogni società in cui non venga assicurata
la garanzia dei diritti e
determinata la separazione dei poteri,
non ha costituzione;

la costituzione è nulla se alla sua
redazione non ha collaborato la maggioranza
dei componenti della Nazione.

XVII

Le proprietà appartengono a tutti i sessi,
riuniti o separati; esse sono per ognuno
un diritto inviolabile e sacro;
nessuno può esserne privato
come vero patrimonio della Natura,
se non quando lo esiga la necessità pubblica, legalmente constatata,
e a condizione di un giusto e preventivo indennizzo.

 

Conclusione

Svegliati, donna!
La campana a martello della ragione si fa udire
in tutto il mondo; riconosci i tuoi diritti.

Il potente impero della Natura non è più circondato di pregiudizi, di fanatismo, di superstizione
e di menzogne.

La fiaccola della verità ha dissipato
le nuvole della stupidità e dell'usurpazione.

L'uomo schiavo ha moltiplicato le sue forze,
ha avuto bisogno di ricorrere alle tue
per spezzare le sue catene.

Una volta libero, egli è diventato ingiusto nei confronti della sua compagna.



O donne! donne, quando smetterete
di essere cieche?
Quali vantaggi avete ricevuto
dalla rivoluzione?
Un disprezzo più marcato, uno sdegno più grande.

Nei secoli di corruzione, avete regnato solo
sulla debolezza degli uomini.
Il vostro dominio è distrutto; cosa vi resta dunque? La convinzione delle ingiustizie dell'uomo.

La rivendicazione del vostro patrimonio, fondato sulle sagge decisioni della Natura.

Cosa avreste da temere per una così bella impresa? La buona parola del Legislatore delle nozze di Cana?

Temete forse che i nostri Legislatori francesi, correttori di questa morale, a lungo appesa ai rami della politica, ma che non è più opportuna, vi
ripetano: donne, cosa c'è in comune fra voi e noi?

Tutto, dovreste rispondere.

Se, nella loro debolezza, essi si ostinassero a contrapporre questa incongruenza
ai loro principi, opponete coraggiosamente
la forza della ragione alle vane pretese di superiorità; riunitevi sotto lo stendardo della filosofia;
mostrate tutta l'energia del vostro carattere, e presto vedrete quegli orgogliosi, nostri servili adoratori, strisciare ai vostri piedi, ma fieri di condividere
con voi i tesori dell'Essere supremo.

Qualunque barriera vi si opponga, voi avete il potere di superarla; basta che lo
vogliate.



Passiamo adesso al quadro spaventoso di ciò che voi siete state nella società; e
poiché, in questo momento,
si pone il problema di una educazione nazionale,
vediamo se i nostri saggi Legislatori penseranno
con giudizio a proposito
dell'educazione delle donne.

Le donne hanno fatto più male che bene.

La schiavitù e la dissimulazione
sono state il loro destino.

Ciò che la forza aveva loro sottratto,
l'astuzia glielo ha restituito;
esse hanno fatto ricorso a tutte le risorse
del loro fascino, ed anche il più irreprensibile
degli uomini non resisteva.

Il veleno, la spada, ogni cosa era loro sottomessa; esse comandavano al crimine come alla virtù.



Il governo francese,
soprattutto, per secoli è dipeso
dall'amministrazione notturna delle donne;
il governo non aveva segreti
per la loro indiscrezione;
ambasciate, comandi, ministeri,
presidenze, pontificati, cardinalati, insomma tutto quanto caratterizza la stupidità, sacra e profana, degli uomini, tutto è stato sottomesso alla cupidigia e all'ambizione di questo sesso un tempo spregevole e rispettato, e dopo la rivoluzione,
rispettabile e disprezzato.

In questa sorta di antitesi,
quante osservazioni ho da proporre!
ho a disposizione appena un momento per farlo, ma questo momento attirerà l'attenzione
della posterità più remota.

Sotto l'Ancien Régime,
tutto era vizio, tutto era colpa;
ma non si potrebbe scorgere il miglioramento delle cose proprio nella sostanza del vizio?

Ad una donna bastava solo essere bella e gentile; quando possedeva queste due qualità,
vedeva mille fortune ai suoi piedi.

Se non ne approfittava, aveva un carattere
stravagante, o una filosofia poco comune, che la portava a disprezzare le ricchezze;
allora veniva considerata soltanto una ribelle.

Anche la più indecente, con l'oro si
faceva rispettare. Il commercio delle donne era una specie di industria ammessa nella classe più alta, che, ormai, non avrà più credito.
Se ne avesse ancora, la rivoluzione sarebbe perduta e, da altri punti di vista, saremmo sempre corrotti.



Tuttavia può la ragione nascondersi che ogni altra strada è sbarrata per la donna,
che l'uomo compra, come [fosse] la schiava sulle coste africane?

La differenza è grande; si sa.
La schiava comanda il padrone, ma se il padrone le dà la libertà senza alcuna ricompensa, e in un'età in cui la schiava ha perduto tutte le sue attrattive,
che ne è di quella sventurata?
Diventa oggetto di disprezzo, anche le porte della carità le vengono chiuse; è povera e vecchia, si dice; perché non ha saputo fare fortuna?

Altri esempi ancora più toccanti
si presentano alla ragione.
Una giovane senza esperienza,
sedotta da un uomo che ama,
abbandonerà i genitori per seguirlo;
l'ingrato la lascerà dopo qualche anno e
più lei sarà invecchiata con lui,
più l'incostanza di lui sarà disumana.
Se ha figli, la abbandonerà lo stesso.
Se è ricco, si crederà dispensato dal dividere
la propria fortuna con le sue nobili vittime.
Se un qualche impegno lo lega ai suoi doveri,
egli ne violerà il potere,
sperando ogni cosa dalle leggi.
Se è sposato, ogni altro impegno
perde i propri diritti.

Quali leggi restano dunque da fare per
estirpare il vizio alla radice?
Quella della divisione dei patrimoni tra gli uomini e le donne, e quella della pubblica amministrazione.

Come si può facilmente immaginare,
colei che è nata da famiglia ricca, viene a guadagnare molto con l'uguaglianza delle divisioni. Ma colei che è nata da famiglia povera,
e che possiede meriti e virtù, quale sarà la sua sorte? La povertà e l'obbrobrio.
Se non eccelle particolarmente nella musica
o nella pittura, non può essere ammessa
ad alcuna funzione pubblica,
quand'anche ne avesse la capacità.



In questa sede voglio dare solo un'idea delle cose, le approfondirò nella nuova edizione di tutte le mie opere politiche che mi propongo di dare al pubblico fra qualche giorno, con delle note.
Riprendo il mio testo sui costumi.

Il matrimonio è la tomba della fiducia e dell'amore. La donna sposata può impunemente dare dei bastardi a suo marito, e dare ad essi una fortuna che non appartiene loro.

Colei che non è sposata non ha che
un debole diritto: le vecchie leggi inumane
le rifiutavano per i suoi figli questo diritto
sul nome e sul bene del padre,
e in materia non sono state fatte nuove leggi.



Se tentare di dare al mio sesso
una giusta e onorevole consistenza,
viene considerato in questo momento come un paradosso da parte mia, e come la volontà
di tentare l'impossibile, lascio agli uomini che verranno la gloria di trattare questa materia;
ma nel frattempo, la si può preparare con l'educazione nazionale, con il riassetto dei costumi e con le convenzioni coniugali.

 

                                                        Olympe de Gouges 



Duecento anni fa, anzi più di duecento, questa donna rivendicava il riconoscimento dei suoi diritti e doveri di cittadina. 
Due secoli quindi ci separano da queste parole: uguaglianza, libertà, sorellanza, ma anche differenza e pari opportunità!
Parole che hanno accompagnato le donne in questi anni di lotte di emancipazione e di visibilità. Donne giovani e meno giovani ne seguono ancor oggi la traccia, ne intendono la eco.
Ma non basta. Il percorso è stato lungo e continua ad essere faticoso e forse deve essere ravvivato, rinnovato, rafforzato, perché questa lunga rivoluzione continui ad attuarsi, sia vigile e costante nella vita delle donne e delle società. 

                                                                                   
vivi [0]


 

[ origini della cittazione: 1. e dire che Olimpia... [0]  e 2. Olympe de Gouges [0] ]

 

torna in cittazioni [0]                                                         


Source URL:
http://www.cittadinanze.it/dichiarazionedonnacittadina