nilde jotti

Qualche anticipazione
15.936 cittadini di Reggio Emilia l’hanno votata all’Assemblea Costituente, tra le fila del P.C.I.  Moltissime, certo, sono state le donne. Donne dell’UDI, donne dei GDD, donne “di tutti i giorni”.  Non immaginavano probabilmente  che Nilde sarebbe stata ininterrottamente rieletta al Parlamento per i successivi 53 anni e che avrebbe abbandonato il suo seggio a Montecitorio solo 9 giorni prima della morte, a 79 anni.

Foto ricordo
Per ora, 1946, questa ragazza di 26 anni è una scommessa, ma non un azzardo. Il suo portavoce alla Camera, G.Frasca Polari, la descrive così: “Robusta, alta, i capelli sciolti sulle spalle, il manifesto desiderio di imparare a fare il deputato” (di quella Camera sarà poi Presidente per ben 13 anni consecutivi!  un record).

Bambina anni '20
A Reggio, come dappertutto, non erano stati facili gli Anni 20. Specie se avevi il papà ferroviere che tirava appena la giornata, era socialista, faceva il sindacalista e i fascisti lo tenevano di mira. Doveva essere un uomo pragmatico: volle a tutti i costi che Leonilde studiasse e ricevesse una formazione cattolica perchè di quei tempi “era meglio stare coi preti che coi fascisti” (come ricorderà lei stessa). E così Nilde andò a scuola, con il vecchio cappotto del papà rivoltato, e ci andò anche dopo il 34, quando lui morì e la madre, rifiutando l’immagine fascista di angelo del focolare, si mise a lavorare. Perchè la bambina doveva diventare “qualcuno”.

Scegliere una rotta
Si scrive a Milano alla Cattolica, Lettere: le borse di studio sono un obbligo per lei. Tra i suoi professori Amintore Fanfani (che ora siede in Assemblea con lei) da a tutti lezioni di antifascismo. Intanto, al vaglio della ragione il suo credo cattolico non regge, mentre la lezione di integrità del padre la spinge verso il PCI. Ed eccola, a breve, laureata, antifascista, comunista, in un’Italia travolta dalla guerra.

Reggio 43-46
Inizia a insegnare in un Istituto Tecnico. Ci tiene moltissimo e non abbandonerà l’incarico nemmeno da porta-ordini tra i partigiane, o da dirigente nella resistenza civile. E’, infatti, responsabile provinciale dei Gruppi di Difesa della Donna: dopo le lezioni a scuola, organizza raccolte di indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani,  una rete di staffette e di gente fidata per custodire liste di contatti, trasportare volantini, opuscoli ed armi, preparare case-rifugio. Ma anche azioni in difesa di salario, vitto e istruzione delle donne. Gli scioperi delle mondine. Fino al febbraio del 45 le donne organizzate nei GDD  del reggiano sono 2472 più altre 700 circa in montagna. Quelle catturate e sottoposte a interrogatorio fanno dire al questore: “Maledette le donne, sono più tenaci e segrete degli uomini!”
Dopo la Liberazione è segretaria dell’UDI a Reggio, quindi consigliera comunale e candidata indipendente nelle liste del PCI alle elezioni del 46.
Eletta alla Costituente, a breve parlerà con voce autorevole tra i Magnifici 75.

 

 

 cli

 


 

 
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