leo valiani

La scarna scheda biografica che ci presenta il sito della Camera dei Deputati e quella sfocata foto del 1946 non rendono merito ad una delle figure più eccezionali del panorama antifascista italiano. Adesso lo ascoltiamo parlare all'Assemblea Costituente ma Leo è un uomo che ha vissuto i suoi 37 anni pericolosamente...

E' nato a Fiume il 9 febbraio 1909. Città che ancora appartiene al Regno di Ungheria, ma la popolazione è di etnia italiana. Proviene da una famiglia ebrea di madrelingua tedesca, socialdemocratica. Il suo cognome originario è Weiczen, italianizzato a 18 anni in Valiani.

Si trasferisce, in seguito, con la famiglia a Budapest. Nel settembre del 1919, dopo essere tornato a Fiume, assiste all'occupazione della città da parte di D'Annunzio. All'età di 12 anni la sua vita viene sconvolta dall'incendio della locale Camera del Lavoro da parte di una squadriglia fascista. Questo episodio, lo stravolgimento della Repubblica di Weimar in seguito alla crisi economica, l'ascesa brutale di Adolf Hitler, la disfatta di una Francia che, soggiogata dalle armate del Terzo Reich, si era consegnata al regime autoritario e collaborazionista di Vichy, sono gli avvenimenti che più hanno segnato la vita di questo uomo che aveva fatto della lotta per la libertà lo scopo della sua vita...

Il Pci e la prigione
L'anno delle grandi scelte fu il 1926 quando Mussolini vara le leggi razziali. Leo aderisce al Partito comunista e sceglie la via della clandestinità. In questo momento il Partito comunista incarna gli ideali egualitari e anti-autoritari cui è stato educato dalla sua famiglia. Ma Valiani rimane sempre un battitore libero e uno spirito indipendente, avulso alle logiche del partito.

Nel 1928 viene arrestato per delitto contro la sicurezza dello Stato, condannato e confinato a Ponza per un anno. Ma nemmeno in prigione la sua anima ribelle si placa. Decide, infatti, di iscriversi all'organizzazione clandestina comunista dell'isola.

Ritorna a Fiume ma nel 1931 viene di nuovo arrestato perchè distribuisce manifesti nel porto della città e condannato a dodici anni e sette mesi di carcere. Resterà nel carcere di Civitavecchia fino al 1936 e ne uscirà in seguito ad un provvedimento di amnistia. Ma viene espulso dal Regno d'Italia e espatria in Francia. Diviene collaboratore del "Grido del Popolo", giornale che gli offre l'occasione di recarsi nella tormentata Spagna come inviato, dove partecipa alla guerra nella doppia veste di giornalista e militante. Un'esperienza che a lungo segna la sua esistenza, anche in considerazione del fatto che la polizia francese lo arresta nel 1939 per rinchiuderlo in un campo di concentramento tedesco, quello di Vernet, sui Pirenei, da cui fugge per riparare prima in Marocco e in seguito in Messico.

Come il 1926, anche il 1939 rappresenta un anno di grandi scelte per Leo. Prima i processi di Mosca contro gli oppositori di Stalin nel 1937 e il Patto Molotov - Ribbentropp dell'agosto '39 lo spingono ad uscire dal Partito comunista e a rompere con l'Unione Sovietica.

Entra quindi in "Giustizia e Libertà", accolto da Franco Venturi, al quale sarà legato da una forte amicizia.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo vede lontano dall'Italia. Ma la sua lotta continua.

La guerra e il ritorno
Nel 1942 aderisce al Partito d'Azione di Parri e di La Malfa e partecipa al CLNAI. Nel 1943 torna in Italia e partecipa alla Resistenza sul fronte di Milano. Nei primi giorni di novembre si avventura con Parri oltre il confine svizzero per incontrare i delegati anglo - americani, che rimasero stupefatti quando Parri affermò ripetutamente che puntava su una guerra del popolo italiano, condotta da un esercito del popolo: i partigiani. A quel tempo i partigiani che erano saliti in montagna ammontavano sì e no a qualche migliaio.

Fu Leo, insieme a Pertini, Longo e Sereni a decretare la fucilazione senza processo di Mussolini...

Chi fosse in realtà Leo valiani lo ha raccontato meglio di chiunque altro Arthur Koestler, che fu suo compagno di prigionia nel campo francese di Vernet d'Arièges, dove entrambi vennero internati, come elementi sospetti, all'inizio della seconda guerra mondiale. E' Valiani il 'Mario' di cui parla lo scrittore ungherese nel libro "Schiuma della terra".

"Mario" scrive Koestler "aveva un'idea fissa; evitare in ogni occasione di essere umiliato da chi ci comandava. Questa ossessione, risultato di nove anni di prigionia, determinava la sua condotta al campo e lo portava ad un atteggiamento masochistico e quasi suicida: continuare a lavorare con quaranta di febbre; rifiutare di scrivere istanze di liberazione nel fiorito stile francese richiesto in tali documenti, e perfino rifiutare una dichiarazione scritta della sua lealtà alla causa alleata – aveva fatto domanda come volontario nell'esercito francese dal primo giorno di guerra – per timore che ciò potesse essere interpretato come un atto forzato e non volontariamente politico".

E dopo la Guerra, eccolo.
Sta parlando all’Assemblea Costituente...

 

roc


Leo Valiani parla il :
28 giugno 1946 >> chi all'estero e chi fuori di testa
20 luglio 1946 >> leo il temporeggiatore 

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