leo il temporeggiatore

 Questa è sempre la seduta del 20 luglio 1946...

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola l’onorevole Valiani.
Ne ha facoltà.

roc: Un altro grande personaggio sta per prendere la parola...
Consigliamo di leggere prima la sua scheda tra i nomi per vedere l'originalità di quest'uomo amante della libertà... Poi ascoltiamo cosa avrà da dire. Sarà interessante stare ad ascoltarlo perchè è sempre stato e sempre sarà la pecora nera della politica italiana: Leo Valiani.

 

VALIANI LEO, Gruppo autonomista. Onorevoli colleghi, cercherò di fare un esame critico della situazione politica internazionale e della politica estera che dobbiamo svolgere.

 

Permettetemi, innanzi tutto, di rivolgere un saluto agli uomini politici che sono partiti stamani per l’estero, per rappresentare, in Europa l’uno e nell’America del Sud l’altro, gli interessi dell’Italia, per portarvi la voce dell’Italia; di rivolgere un saluto, dico, a Pietro Nenni e a Carlo Sforza. Se posso permettermi di rivolgere loro una raccomandazione, è quella di parlare alto e forte, come rappresentanti di un Paese, che potrà essere, secondo le convenzioni giuridiche, che sono finzioni, un Paese vinto, ma che non si rassegnerà alla sconfitta ed al trattamento che gli si vuole infliggere.

 

Quando si viene a parlare, nella prima Assemblea elettiva che l’Italia si è data,
dopo vent’anni di dittatura e cinque anni di guerra, della politica estera del nostro Governo,
è comprensibile ed inevitabile che si parli dell’eredità del fascismo.

 em: bene, la cosa sembra molto interessante...

Il fascismo fu conseguenza della situazione creatasi a Versaille e soprattutto dell’incapacità dei movimenti democratici di reagire in modo positivo a quella situazione.
Oggi ci troviamo in una situazione peggiore, ma di ciò è responsabile il fascismo.

 

Ora che residui del fascismo sostengono
ancora la politica estera condotta per vent’anni,
è pur comprensibile e,
in un certo senso,
fa onore alla loro coerenza.
Ma è strano che,
in seno all’antifascismo,
si accettino qualche volta
gli argomenti del fascismo,
che possono anche avere
qualche valore in quanto sostenuti
da quelli che desideravano
la vittoria della Germania,
non da coloro che erano dall’altra parte.



 

Eppure vediamo che la maggior parte delle critiche che si fanno alla politica estera dell’attuale Governo e dei Governi di liberazione nazionale in generale sono critiche che avrebbero una ragion d’essere ed una coerenza se il presupposto fosse stato quello fascista, cioè di vincere la guerra a fianco della Germania; mentre, invece, il nostro presupposto era un altro: quello di vincere la guerra contro la Germania, al fianco delle Nazioni Unite, anche se queste non ci hanno trattato come dovevano, anche se contro di esse dobbiamo condurre oggi un’azione di resistenza politica per modificare la situazione.

roc: Finalmente un moto d'orgoglio per la Resistenza. Dopo tante critiche ecco uno che del CLN ha fatto parte. Certo i partigiani hanno anche fatto degli errori ma erano in guerra per liberare l'Italia. Gliela vogliamo dare qualche attenuante?

em: già! vorrei vedere che adesso non si può neanche dare un'attenuante a chi ha dato la vita per la patria!

Chiunque creda alla realtà della nuova Italia democratica, per giudicare esattamente, equamente, la politica estera del Governo, deve misurare il cammino che abbiamo percorso da tre anni: l’abisso dal quale siamo risaliti.

roc: L'abisso dal quale siamo risaliti...
Stupendo!!!

Nel 1943, dopo l’armistizio, non potevamo fare alcuna politica estera.
Oggi qualcosa si può fare; perché, pur con le nostre forze e coi nostri modesti mezzi, l’Italia ha riacquistato parte, se pure non sufficiente, della sua indipendenza politica; bisogna oggi riacquistare il resto.

roc: Se penso al peso che il Governo Prodi ha avuto nell'affrontare la crisi in Libano riesco ancora a meravigliarmi di quanto si è riusciti a fare dal dopoguerra ad oggi perchè l'Italia sia un interlocutore privilegiato nel panorama internazionale.

Dobbiamo renderci conto della nuova situazione internazionale, creatasi in quest’ultimi mesi, direi settimane, perché solo la comprensione di essa ci permette di fare d’ora in poi quello che in passato non abbiamo potuto fare non per mancanza di capacità nei governanti ma perché la situazione non lo consentiva; cioè una politica estera attiva.

roc: Parole sante!!!!!!!!!!!!
Troppo ironica?

em: tranquilla roc, siamo con te!

L’onorevole De Gasperi avrà commesso errori, anche numerosi, specialmente nel campo della propaganda, dove noi siamo stati battuti dalla propaganda jugoslava, non solo all’estero, ma presso gli stessi ambienti internazionali di Roma.
Potremmo, anche lamentare molta incoerenza nell’esecuzione di quella politica estera.

 

I nostri rappresentanti all’estero,
specialmente i minori,
molto spesso agiscono ciascuno per proprio conto, senza alcuna direttiva unitaria.
Ma questi sono errori di dettaglio:
nelle sue linee generali la politica estera è stata svolta com’era possibile.

 

Non si poteva infatti svolgerla in altro modo sino a quando non si conoscevano le intenzioni delle grandi potenze vincitrici, fino a quando gli stessi vincitori non conoscevano le proprie intenzioni. Coloro che a priori erano convinti delle malvagie intenzioni degli alleati contro di noi, così come gli altri che a priori erano fiduciosi e ottimisti, confondevano entrambi la realtà coi propri sentimenti soggettivi.

 

Le potenze vincitrici finora non hanno mai pensato all’Italia, né per nuocerle né per giovarle.
Ma vi hanno pensato come un terreno di prova, per saggiare reciprocamente le loro intenzioni di fronte ai problemi della nuova sistemazione mondiale; vi hanno pensato per accertare se vi era un pericolo di conflitto fra loro, oppure se esisteva la possibilità di delimitare le reciproche sfere d’influenza.

 

Questo tastare il terreno era una specie di scaramuccia, una specie di guerra dei nervi: guerra che è stata perduta dagli anglo - americani. Perché essi, per qualche tempo, hanno creduto che la Russia nutrisse intenzioni aggressive, hanno montato, rese inquiete, e talvolta isteriche le proprie pubbliche opinioni: ricordiamo il discorso di Churchill.

roc: Sono andata a spulciarmi i discorsi di Churchill prima di capire che quello a cui si riferiva Valiani è IL DISCORSO di Churchill, cioè quello pronunciato a Fulton, nel Missouri, il 15 marco 1946.
Vi starete chiedendo perché questo discorso è così importante, forse più importante di altri...
Semplicemente perché in quel discorso alla radio viene pronunciato per la prima volta il termine “cortina di ferro”. <<Da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è calata su tutto il Continente>>.
Ma il nostro non si riferisce a questo passo del discorso bensì ad altri.
Infatti, Churchill afferma che la Russia comunista è protesa alla conquista del mondo. Prepara milioni di ascoltatori all’idea di un nuovo gigantesco cordone sanitario intorno alla Russia e ad una nuova crociata mondiale per schiacciare il comunismo in nome della democrazia anglosassone. Affida agli USA la tutela del capitalismo e degli interessi imperiali britannici. E termina dicendo che “sarebbe stata una pazzia lasciare andare alla deriva la bomba atomica in questo mondo ancora agitato e disunito”.

E poi hanno dovuto constatare che la Russia non ha intenzioni aggressive, ma che vuole opporre resistenza passiva ad una pace formale, finché non abbia raggiunto le sue mire.

 

Gli anglo - americani, avendo eccitato le proprie opinioni pubbliche, avendo dichiarato che non si otteneva una pace formale indivisibile sarebbe stato imminente il pericolo di una nuova guerra, si sono trovati disarmati dinanzi all’atteggiamento della Russia, che non vuole la guerra, ma vuol tirare le trattative in lungo per ottenere maggiori vantaggi.

E pensare che non era nemmeno comunista ma aveva lasciato il PCI e passato al Partito d'Azione perchè quello comunista era troppo collaterale all'Urss e non lasciava respiro...

Così le potenze anglo - americane hanno capitolato sulla questione Venezia - Giulia, perché, dopo aver drammatizzato la necessità di un accordo con la Russia, non hanno avuto il coraggio di non farle delle concessioni dal momento che essa aveva l’aria di farne qualcuna.
Che le cose siano andate in tal modo io potrei documentare.

 

Da questa analisi scaturisce la possibilità di precisare in quale direzione dobbiamo orientarci, ed il senso nel quale dobbiamo rinnovare la nostra politica.

 

Noi dobbiamo metterci in condizioni di provare all’opinione pubblica anglo - americana, la quale è ora più o meno convinta che con la internazionalizzazione di Trieste ha evitato un conflitto con la Russia, che da un lato Trieste italiana non può essere causa di alcun conflitto perché noi siamo in grado di entrare in trattative dirette con la Russia, e, di farle delle concessioni commerciali; e dall’altro lato dobbiamo provare che i soldati russi coesistono oggi su un terreno che può considerarsi una polveriera, senza che si possa avere il benché minimo sospetto che siamo noi a trasformarlo in polveriera.

 

La Jugoslavia non può essere considerata alla stessa stregua della Russia, perché mentre la Russia è saggia, prudente ed avveduta, la Jugoslavia ha un Governo giovane e veemente; perché mentre la stessa Russia sta attenta a non bruciarsi e gioca sempre a colpo sicuro, la Jugoslavia finora ha provato di scherzare col fuoco.

 

Ecco dunque il primo passo positivo da compiere: deve aver l’obiettivo di separare il problema delle nostre relazioni con la Russia dal problema delle nostre relazioni con la Jugoslavia.

In secondo luogo, occorre condurre una azione energica sull’opinione pubblica anglo -americana per spiegare gli errori dei Governi di Londra e di Washington.

In terzo luogo, occorre fare appello diretto al Governo di Mosca, perché valuti l’utilità che può per esso rappresentare la nostra amicizia e la nostra cooperazione.
Se dobbiamo rifiutare la nostra firma alla pace, quale oggi ci si presenta, è questo un problema che dovremmo discutere con senso di responsabilità e anche con fermezza; perché non è possibile che in un problema del genere si vada da un eccesso all’altro.

roc: Già si inizia a parlare di rifiutare la firma del trattato di pace. E tra qualche seduta ne vedremo delle belle su questa firma. I nostri costituenti saranno molto meno pacifici di Leo nel parlarne...

Se dobbiamo rifiutare, dobbiamo accompagnare questo rifiuto da un rinnovamento della nostra azione diplomatica, perché altrimenti, se ci limitassimo soltanto agli argomenti passionali e sentimentali che sono sacrosanti ma che possono commuovere solo il popolo all’interno e non l’opinione pubblica estera, faremmo dei gesti che poi non saremmo capaci di sostenere con i fatti.

 

Se gesti dobbiamo fare, dobbiamo farli soltanto quando ci siamo messi in grado e quando abbiamo la ferma volontà di sostenerli con i fatti.
Per fatti naturalmente intendo la resistenza civile.
Va da sé che ogni idea bellicosa esula dalla nostra mentalità.
Se resistenza ci deve essere, essa deve essere infrangibile. Onorevoli colleghi, è impossibile ottenere che delle potenze vincitrici siano senz’altro nostre amiche.
Lo saranno quando avranno bisogno di noi.

 

Forse avremmo potuto consolidare qualche iniziale rapporto di alleanza, finché durava la guerra.
È stata una debolezza non averlo fatto nel 1943 e nel 1944, finché durava la guerra partigiana; è quello che noi del Nord, quando combattevamo, abbiamo chiesto agli uomini che erano allora al Governo a Salerno e a Roma: valorizzare la guerra di liberazione, la guerra partigiana, ottenere qualche cosa, finché questa durava, perché quando la guerra è finita, tutto si dimentica.

roc: Caro Leo, quante cose abbiamo dimenticato. La fine della guerra è stato anche l'inizio dell'oblio che ha avvolto tutto...

Diciamo senz’altro che per il momento non possiamo sperare di avere amiche tutte le potenze vincitrici.
Se non possiamo avere amiche neanche alcune di queste potenze, possiamo però avere le simpatie di almeno una parte dell’opinione pubblica, di una parte degli uomini politici responsabili.

 

È meglio proporsi degli obiettivi più limitati in fatto di politica estera e andare fino in fondo, per ottenere qualche cosa, piuttosto che avere il desiderio di conquistare contemporaneamente le amicizie di tutti, di Churchill e dei suoi oppositori e via dicendo in tutti gli altri Paesi.
Le grandi speranze sono illusorie e sono esattamente quelle che ci impediscono di consolidare alcune più limitate amicizie.

em: obiettivi limitati per consolidare alcune amicizie. Fantastico!

Guardate che una parte dell’opinione pubblica americana e degli uomini politici responsabili, degli uomini del Governo che non hanno partecipato alla montatura del pericolo di conflitto con la Russia ed è rimasta fredda davanti a tale montatura, oggi non ha fretta di vedere i trattati firmati, ma preferisce un rinvio della loro firma pur di lavorare in tal modo ad una pace veramente solida e ad un accordo con la Russia che non sia improvvisato e perciò fragile come quello concluso l’altro giorno a Parigi: che sia invece un accordo veramente solido e meditato e tale da non poter essere domani incrinato da nuove montature giornalistiche.

 

Questa parte dell’opinione pubblica e degli uomini politici responsabili esiste in America e fu quella che a suo tempo ci consigliò di non insistere per una rapida redazione e una rapida firma dei trattati di pace e di chiedere invece un modus vivendi che rimandasse di qualche tempo, di due o tre anni, il problema delle nostre frontiere, un modus vivendi che ci permettesse di vivere in indipendenza politica ed economica fino a quando un chiarimento generale non sia intervenuto nella situazione europea; un chiarimento tale che permetta una pace più equa.
Forse non abbiamo fatto tutto il possibile per poggiare su questa parte dell’opinione estera.

 

Forse ci siamo lasciati ingannare da coloro invece che ci spingevano a chiedere la più rapida possibile redazione dei trattati di pace.
Io credo che a questo errore - errore che non è del Ministro degli Esteri, ma del Governo nel suo insieme, anche se non vi sono mai state discussioni collegiali di politica estera, perché questi non sono problemi di dettaglio della diplomazia, ma sono problemi di impostazione generale – non sia ancora tardi per rimediare, perché non è ancora sicuro che le potenze vincitrici stesse siano in grado di effettivamente redigere e firmare quel trattato di pace.

 

Forse prima ancora che si ponga a noi il problema se firmare o meno la pace, si porrà loro il problema se siano invece capaci di redigere questi e altri trattati connessi.

 

E io credo che noi dobbiamo svolgere un’attività diplomatica, un’azione di Governo intesa a rimandare la firma e ad ottenere intanto questo famoso modus vivendi; non nella forma coloniale che pare esso abbia secondo le indiscrezioni della stampa, ma in una forma che ci assicuri indipendenza politica ed economica. Questa è l’unica politica estera che in questo momento è davanti a noi.

 

Il resto è dato da bellissime parole, alti e nobili propositi; ma non è qualche cosa che sia politica, perché politica è scelta fra due ipotesi, scelta fra due mezzi, due strumenti, due soluzioni che bisogna prospettarsi.

 em:queste parole bisognerebbe farle sentire a certi ministri degli esteri...

Non basta dire: noi protestiamo, occorre dire che protestiamo, e scegliamo: vogliamo il trattato di pace il più presto possibile o vogliamo ritardarlo.
Credo che dobbiamo fare uno sforzo anche ora, anche in extremis, per riuscire a far rimandare la stipulazione del trattato di pace, di quel trattato di pace che in questo momento può essere soltanto cattivo, perché non c’è stato ancora quel chiarimento generale che avverrà domani.

 

Dobbiamo a tal fine collegarci con coloro che in America, in Inghilterra, in Francia e probabilmente anche in Russia e altrove, hanno la stessa opinione.

 

È vero che viviamo in un’epoca di esasperazioni imperialistiche delle quali noi italiani, che siamo sempre stati, anche sotto il fascismo, i meno imperialisti di tutti, facciamo oggi le spese; ma è anche vero che esistono dappertutto forze che comprendono che l’esasperazione imperialistica indica solo che si approssima la fine dell’epoca imperialistica stessa, e che si preoccupano di abbreviare i dolori della morte della vecchia epoca e del parto della nuova.


 

A queste forze che si preoccupano del domani
noi dobbiamo parlare
come quel paese che in realtà è uno dei più civili
del mondo,
dei più pacifici,
dei meno nazionalisti,
ma anche dei più decisi a non rassegnarsi all’oppressione,
a resistere all’ingiustizia.
Dobbiamo parlare a quelle forze,
dovunque si trovino,
in nome dell’Italia e non solo dell’Italia,
ma in nome di quei 200 o 300 milioni di europei che non fanno parte di alcun blocco di grandi potenze, ma che un giorno si fonderanno in unità, saranno una nazione europea e conteranno qualche cosa.


roc: Leo, sei grande! Stai parlando di una realtà quasi prossima...
Però che tempismo! Ancora l'Europa non è quella che tu volevi ma possiamo non perdere le speranze...

Se questo coraggio noi l’avremo, la battaglia politica internazionale che dobbiamo condurre per salvarci, noi la guadagneremo, non in un giorno, non in un anno, ma entro la vita della nostra generazione.
Ma dobbiamo renderci conto che non si tratta anche di una vera e propria battaglia politica e diplomatica.

 

E questa battaglia va condotta con tutte le armi politiche e diplomatiche e non soltanto con quelle della protesta sentimentale e morale.

Leo, cambiamo argomento, per favore. Saranno ore che parli di politica internazionale. Ma ancora non ti sei stancato? Con tutti gli argomenti che si possono trattare...

Permettetemi di fare anche alcune considerazioni sulla politica economica del Governo.

roc: Appunto, grazie! Non è certo uno degli argomenti più interessanti ma almeno cambiamo tono. Sempre che tu non abbia deciso di far riaddomermentare mac come il tuo collega Russo Perez...

 

Precisamente desidererei chiedere al Governo alcuni chiarimenti sulla politica tributaria che intende condurre.
Vorrei sapere se si intende fare o meno una riforma tributaria degna di questo nome.

roc: Caro Leo, siamo in tempi di finanziaria e le discussioni sulla politica tributaria ci stanno tartassando...
Magari ti taglio un pochino e ci metto un bell'asterisco, che ne dici? Anche a me fa male al cuore ma abbi un pò di pietà per noi povere italiane dell'era della globalizzazione...

 

*

Passiamo ad argomenti che solleticano di più la fantasia dei nostri Costituenti. Certo, non saranno all'altezza del caro Andrea ma sono sempre meglio della politica tributaria...

C’è infine la questione salariale, sollevata dal collega Alberganti. Io avrei preferito che il Segretario della Camera del Lavoro di Milano, che ha partecipato alle discussioni della Confederazione del Lavoro, avesse portato qui i problemi già approntati e le mozioni adottate.

roc: Allora parliamo di operai e di sindacati? Finalmente...

Non mi pare conveniente, per il credito e il prestigio di questa Assemblea, che essa sappia soltanto di straforo dai giornali quali sono le deliberazioni che in questo momento si prendono.

 

PAJETTA Gian Carlo, Gruppo Comunista.
Voi avete i vostri rappresentanti nella Confederazione.

 

VALIANI. Purtroppo, nessuno di essi è deputato.

 

Quindi gradirei che i rappresentanti della Confederazione del Lavoro esponessero qui i termini del problema.
Io ho visto sulla Voce Repubblicana alcune frasi della mozione approvata che mi paiono degne del massimo interesse; una frase parla di perequazione dei salari meno elevati.

 

Il problema è questo; ma dobbiamo sapere che cosa è stato deciso. Si tratta soltanto di aumentare i salari degli operai che sono pagati di meno, di coloro che soffrono la fame?

roc: Ecco, hai fatto la domanda del secolo! Anzi, del millennio!

È giusto e bisogna farlo; è nell’interesse della produzione stessa, perché una delle ragioni del basso rendimento è il denutrimento dei lavoratori.
Ma ci sono altre industrie che non possono concedere aumenti, se non si effettua lo sblocco dei licenziamenti o se non si introducono dei perfezionamenti nei sistemi di produzione.

 

Bisogna che su questo problema ci sia chiarezza.
Si svolgono delle agitazioni nel Paese.
Noi dobbiamo la Repubblica alla classe operaia italiana; questa è una verità storica che rimarrà ad onore della classe operaia italiana…

 

PAJETTA. Però anche con la Repubblica siete disposti a fare i licenziamenti!

 

VALIANI. Ma è altrettanto vero che l’interesse della Repubblica è questo: che le classi lavoratrici e proletarie si immedesimino esse stesse della difesa della Repubblica; e la Repubblica non si può difendere se il Governo e l’Assemblea Costituente non sono in grado di avere una visione unitaria della lotta salariale e degli scioperi.

roc: Olè! Come dice Floris...

Credo che sarebbe opportuno che
i Segretari della Confederazione del Lavoro esponessero qui il programma da loro approvato,
in modo che l’Assemblea stessa possa pronunciarsi.
È passato il periodo in cui l’azione sindacale poteva essere distinta dall’azione politica.

 

Io credo che ci sarà una maggioranza che approverà il criterio di elevare i salari più bassi: io stesso voterei in favore di una proposta di questo genere.
Questa approvazione obbligherebbe maggiormente gli industriali a soddisfare la richiesta.

 

Però, se ci fosse anche qualche cosa che non quadrasse con la politica economica e finanziaria del Governo, sarebbe il caso di discutere con i dirigenti della Confederazione del Lavoro. Guardate che il Paese non ammette questa distinzione tra Costituente e Governo…

 

ALBERGANTI Giuseppe, Gruppo Comunista.
Ma c’è la libertà sindacale.

roc: E che c'entra? Solo perchè esistono le associazioni dei lavoratori e la libertà sindacale l'Assemblea Costituente non deve occuparsi del problema salariale? E tutti quei bei discorsi sulla prima assemblea italiana eletta a suffraggio universlae?

VALIANI. Libertà sindacale, non significa che la classe operaia risolve i suoi problemi esclusivamente attraverso le sue organizzazioni: la classe operaia sente il bisogno di portare questi problemi anche qui alla Costituente.

roc: Appunto, anche a me, semplice cittadina, piacerebbe che in Parlamento si affrontassero temi vicini ai miei problemi e non le solite discussioni campate in aria, solo sulla gestione delle poltrone e su interessi personali...
E uno degli argomenti che mi piacerebbe che affrontassero è proprio quello della precarietà, termine che ci tuoi tempi non era stato ancora coniato. La manifestazione di qualche tempo fa qualcosa ha fatto ma si già hanno cambiato priorità.

Io chiedo, prima di chiudere la discussione e di dare il nostro voto di fiducia,
che il Governo dica qualche cosa sulla risoluzione dei problemi salariali più urgenti che agitano in questo momento il Paese.
Penso che la soluzione che uscirà di qui dovrà esser intonata a simpatia e solidarietà verso la classe operaia, specialmente per quella parte di essa che è meno pagata.

 

Però non è possibile che si abbia una soluzione sul terreno puramente sindacale ed una soluzione completamente diversa, quasi opposta, sul terreno della politica economica e finanziaria del Governo.
Se le due soluzioni fanno a pugni, noi possiamo correre il rischio di non realizzare niente.

Ormai non me la sento nemmeno di fare ironia sul vuoto che si è realizzato in questi anni. Fa solamente aumentare la sfiducia nella politica...

Solo in questo modo la classe operaia sarà in grado non solo di rafforzare, ma di portare avanti questa Repubblica fino al punto in cui essa potrà veramente essere una Repubblica democratica dei lavoratori.
(Applausi).

roc: Quando la nostra Repubblica diventerà la Repubblica democratica dei lavoratori?

Cambiamo Costituente. Arriva uno che le idee che l'aveva veramente chiare...Guardate quanti partiti ha cambiato in nemmeno due anni.

L’onorevole Coppa, Coppa Ezio, Gruppo dell'Uomo Qualunque, indi Gruppo dell'Unione Democratica nazionale rivolgendosi a De Gasperi gli chiede senza mezzi termini se è veramente intenzione del suo Governo di non intaccare i Patti Lateranensi…..

“Naturalmente – puntualizzerà – questo appello non può essere rivolto che alle correnti rappresentate nel vostro Governo e che non coincidono ideologicamente con la vostra.

 

Io mi auguro di ingannarmi nella interpretazione del vostro pensiero espresso, forse volutamente, in forma alquanto involuta. Ma se la interpretazione fosse esatta, mi permetterei di esprimervi non solo la sorpresa del nostro gruppo parlamentare, ma anche quella di larghissimi strati di elettori non nostri.

 

Questa non coincidenza ideologica è una sorpresa del Governo. Ma nei Comizi elettorali abbiamo, dico abbiamo, personalmente ascoltato, non una ma varie volte, discorsi in cui la più aperta professione di fede e rispetto per la fede e per la Chiesa era fatta da oratori che strenuamente si difendevano dall’accusa di essere rappresentanti di partiti, le cui idee non erano conformi agli insegnamenti della Chiesa.

 

Ed io ho visto manifesti con sacre immagini e mottetti evangelici che non erano del vostro partito, onorevole De Gasperi, e neppure del nostro.
Molti popolani si sono sentiti dire, onorevole Sereni – che non vedo qui presente – che il rosso di un certo simbolo era il rosso del manto del Cristo, che la stella era quella dei Magi, che il martello era quello di Giuseppe, e finalmente la falce era simbolo apostoli contadini; ma c’era un piccolo errore: ci voleva la rete perché gli apostoli erano pescatori.

roc: Domanda irriverente: Perchè tanto scandalo quando la politica istituzionale utilizza la religione per la campagna elettorale? Perchè non ci scandalizziamo quando la Chiesa Cattolica utilizza la politica e i politici italiani per i suoi comodi?
em: infatti, noi qui nel 2007 ne sappiamo qualcosa... pma, pacs, dico ecc ecc...tutto sotto chiave.

*

 

I Patti Lateranensi sono patrimonio del popolo italiano, sono parte intrinseca del patrimonio spirituale del nostro popolo, perché corrisposero e corrispondono al bisogno profondo di poter servire Iddio ed amare la Patria senza restrizioni e senza contraddizioni.

 

Non è questa la sede per impiantare una discussione giuridica che non solo ha importanza dal punto di vista internazionale, ma anche vastissima ripercussione nel campo della politica interna.

 

Ma non possiamo fare a meno di riaffermare, che il nostro gruppo parlamentare non solo ritiene intangibili i Patti Lateranensi, ma non ammette che possano venire  neppure in discussione, a meno che ciò non avvenga col consenso e nei limiti concordati d’ambo le parti interessate.

 

Può forse negarsi che la stragrande maggioranza del popolo italiano professi la religione cattolica? E se questo è un dato di fatto indiscutibile, quale legislatore oserebbe manomettere ciò che ha soddisfatto alle esigenze di milioni di cittadini? Bisognerebbe solo poter affermare il contrario per discutere i Patti Lateranensi in ciò che hanno di sostanziale.

 

Ma tale contraria affermazione dovrebbe derivare soltanto da una consultazione popolare, il cui esito non sarebbe difficile prevedere.

 

Perché, se per il problema istituzionale si è ritenuto necessario il referendum, con quanta maggior ragione e diritto il popolo italiano potrebbe pretendere di essere interpellato, se si volesse attentare alla garanzia giuridica di quanto esso ha di più alto, di più sacro, di più santo: la sua fede? E in quest’aula già si rilevano le prime avvisaglie di una lotta che io immagino da tempo meditata e preparata.

roc: Appunto, le questioni istituzionali e la forma dello Stato vengono messe sullo stesso piano dei Patti Lateranensi. La fede cattolica è più alta ed importante della Repubblica. Appunto.

Ma l’Italia, il popolo italiano, che ascrive a suo sommo onore ed immensa fortuna di avere nel suo seno la Cattedra di Pietro, il popolo italiano che sa che se dolori e lutti gli sono stati in parte risparmiati, lo deve alla Santa Sede, il popolo italiano, che sa che molti di coloro che oggi sono disposti a lottare contro la Chiesa furono e sono salvi, e di essi alcuni sono presenti qui dentro, perché Pio XII li accolse e protesse senza domandar loro se fossero amici o nemici, il popolo italiano, di fronte a un tentativo di denunziare unilateralmente il concordato, insorgerebbe e griderebbe all’inganno e noi uomini qualunque denunzieremmo al paese il tradimento che i suoi rappresentanti volessero consumare ai suoi danni dopo tante e ripetute dichiarazioni, in periodo elettorale, di ossequio verso la Chiesa e di rispetto del sentimento religioso del popolo.

 

Qui non si ha il diritto di parlare contro la Chiesa e la religione, quando fuori di qui, fino al 2 giugno, ci si è sforzati di far bene intendere che le questioni economiche e politiche non avevano nulla a che vedere con la religione.

  !? 

Ebbene, è il caso di scoprire il giuoco.
I Patti Lateranensi sono una barriera ben salda di qualsiasi forma istituzionale:
hanno una base granitica.
Chi tocca i Patti Lateranensi è contro la religione e la Chiesa.

 

Il Concordato non può essere ritoccato se non di comune accordo, ed in quanto si riconosca da entrambe le parti l’utilità o la necessità di provvedervi.
Oltre questo punto non c’è lotta alla religione, ed il popolo italiano lo deve sapere chiaro e tondo.


Perché c’è poco da illudersi: il mondo non è agitato se non alla superficie per le apparenti questioni economiche.
Il sostrato profondo della lotta è tra due opposti mondi di idee, tra il mondo dello spirito e il mondo della materia, tra una civiltà cristiana e una civiltà anticristiana. (Applausi al centro e a destra).

roc: E' edificante sapere quanto poco si è evoluta una parte della nostra classe dirigente. Hanno sempre bisogno di un nemico. Dall'anticristo comunista ai musulmani. Il nemico c'è sempre. C'è sempre una feroce contrapposizione tra due mondi diversi...

Quest’Assemblea Costituente, che inizia i suoi lavori di costruzione dell’edificio costituzionale del Paese, può e deve porre come pietra angolare della nostra Costituzione i Patti Lateranensi, espressione e sintesi dei valori eterni dello spirito e del carattere cristiano che sono alla base della civiltà italica.

roc: Amen!

Perché, è bene riaffermarlo, la frattura che separa i due mondi in conflitto è insanabile, il baratro che li divide è abissale.
L’uomo qualunque è sulla sponda ove sono coloro che credono nei supremi valori dello spirito, e questa sua fede erge a vessillo per la lotta di oggi e per quelle di domani.
(Applausi).

roc: Sono ingiusta se dico che mi sembra di sentire l'on. Pera, allora dall'alto della sua carica, parlare del mondo musulmano dopo l'11 settembre?
Quindi lo scontro di civiltà non è roba nuova..
em: il fatto è che oltre a non essere roba nuova, sembra che la storia non abbia insegnato niente.

L’onorevole Bruni Gerardo, Gruppo Misto, subito appresso, riprenderà nel suo discorso, l’argomento:

Un’altra questione – non meno importante di quella della nostra pace e della nostra economia – è la questione della convivenza, in questa nostra Repubblica, delle diverse correnti, come ora si dice, ideologiche.

 

*

Scusate ma tutti questi discorsi sui Patti Lateranensi ci hanno stancate. Carissimi, vi abbiamo tagliato ma, in fondo, ripetete sempre le stesse cose... Le stesse cose che i parlamentari ripetono sempre da sempre.

Salutiamo i Patti Lateranensi e passiamo ad argomenti più umani e meno aulici. Domani parlerà una persona davvero speciale. Ricordate il Presidente più amato dagli Italiani? Non sto certo parlando di Berlusconi! Domani ci sarà un novello Don Chisciotte alla Camera...
Di cosa parlerà? Niente anticipazioni. Possiamo solo dire che parlerà di argomenti che faranno venire la pelle d'oca a che l'ha conosciuto ed amato come uomo e come Presidente.

versione per la stampa