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pezzo di riferimento in ricostituente : |
Parlando di amnistia in tempi di indulto vorresti sapere cosa è successo in quegli anni lontani e vuoi che quei nomi pronunciati da Pertini non rimangano sulla carta ma assumano forma e sostanza.
Soprattutto ti piacerebbe raccontare la loro storia. Sono tanti, troppi, per poter parlare di tutti quanti...
Allora, come al solito, spinta dalla curiosità vai a vedere chi sono quei nomi e che storia vorrebbero raccontarti. E rimani impigliata nella cronaca nera, che sarebbe leggenda se non fosse così vicina a noi: la “banda Koch”.
E questa volta la mia curiosità mi ha portato in un mondo di orrori e di sangue, gli stessi che leggo sul mio fumetto preferito. Ma questo non è un fumetto, è la storia. Una storia con la lettera minuscola che si intreccia e scompare nella Storia.
Il protagonista principale si chiama Pietro Koch.
Le sue “avventure” si svolgono tra Roma e Milano dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Prima di quella data è un semplice tenente dell’esercito fascista, senza infamia e senza lode. La sua divisione ha pochi scontri con il nemico quindi ha poche opportunità per mettersi in luce.
Lo farà dopo l’armistizio proponendosi volontario per arrestare il Generale Mario Caracciolo che, non volendo tradire il giuramento di fedeltà fatto al Re, si rifiuta di prestare giuramento alla Repubblica di Salò e si rifugia in un convento. Persino i tedeschi non se la sentivano di sporcarsi le mani violando un luogo sacro.
La grande occasione è arrivata e Koch la sfrutta al volo, dimostrando la sua totale mancanza di scrupoli.
Ed è così che il capo della polizia, Tamburini, lo incarica di formare il Reparto Speciale di Polizia, che per i partigiani e la gente comune sarà la “banda Koch” per i metodi barbari utilizzati. E la banda Koch legherà il suo nome ad avvenimenti tristemente noti come Via Rasella e la strage delle Fosse Ardeatine.
Vittime romane della loro barbarie sono nomi illustri come Luchino Visconti, Luigi Pintor, Franco Calamandrei, magari il nome non ci dice niente ma il cognome che è il figlio di uno dei nostri Costituenti preferiti, e Lisa Giua Foa, figlia di un’altra nostra conoscenza, Michele Giua, e moglie di Vittorio Foa.
Tutti loro sono stati ferocemente torturati, tranne Lisa Giua perché incinta.
L'attività della Banda Koch si distinse per un’anormalità che diventa esasperante, anche in un periodo in cui sembra che l'uomo abbia già espresso il peggio di sé stesso. La tortura praticata durante gli interrogatori diventa fine a sé stessa. È un sistema per far parlare gli arrestati ma l'insistenza con cui viene effettuata e la fantasia perversa degli aguzzini dimostrano che il Reparto Speciale si distingue da tutte le altre polizie.
Dopo la Liberazione della Capitale Koch e la sua banda si trasferisco a Milano dove daranno il peggio di loro stessi alla causa antipartigiana.
Alle dipendenze di Pietro Koch lavorano ormai 116 persone, di cui 16 donne, compresa la sua amante, Dusrella Marchi, detta Desi. L'avvocato Trinca Armati dirige un fantomatico "ufficio legale". Vice-capo della banda è un italo argentino, Armando Tela. Uno degli autisti di Koch è Raul Falcioni, già dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica), cioè quello che si poteva definire un traditore. Non manca l'assistenza spirituale, assicurata da Don Epaminonda Ildefonso Troja, al secolo Elio Desi, dell'Ordine dei Benedettini.
Quasi tutti cocainomani ed eroinomani.
Della banda fanno parte due attori abbastanza affermati, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, anche se le loro responsabilità nelle torture non sono mai state provate e negli ultimi anni le loro figure sono state riabilitate.
Ma la brutalità della banda Koch sconcerta persino tedeschi e fascisti che decidono di arginare il loro operato.
Koch viene internato a Maderno e a San Vittore per poi essere liberato prima di cadere nelle mani dei partigiani.
Pronto per fuggire all’estero.
Ed invece rimane in Italia.
Giunge a Firenze dove l’accoglie la notizia che la sua ultima compagna, Tamara Cerri, è stata arrestata.
Decide quindi di consegnarsi ai partigiani.
Forse per riparare con un ultimo gesto di coraggio al male provocato?
Può una persona priva di scrupoli ritrovare una coscienza nella perversione della sua mente?
Non lo sapremo mai.
Comunque, la sua vita si ferma davanti ad un plotone di esecuzione il 5 giugno 1945.
Alla sua fucilazione assisterà uno spettatore d’eccezione che riprenderà tutto con la sua cinepresa: Luchino Visconti.
Perchè Pertini è così sdegnato?
Perchè quattro della banda Koch hanno utilizzato l'amnistia nonostante gli orrendi crimini di cui si sono macchiati.
febbraio 2007 roc