Un giorno di ottobre, in giro per Perugia... durante una delle feste più importanti della città, ho fatto una scoperta!
Devi sapere che a Perugia si svolge, nel mese di ottobre, una manifestazione che attira milioni di turisti da ogni parte d'Italia, per la gioia di commercianti e amministrazione cittadina.
Questa manifestazione si chiama "Eurochocolate" ed è un godimento di guadagni e di pubblicità per la Nestlè.
Ed ecco che un giorno, in Via della Viola, a pochi passi dagli stand della festa, noto un cartello, piccolo, scritto in maniera arrangiata, che stride con il tripudio di colori del resto della zona.
È la pubblicità di Equochocolate, una manifestazione alternativa a Eurochocolate, fatta in piccolo, appoggiata ai locali dell'Università della Terza Età e organizzata dalla Tavola della Pace.
Più che altro spinte dalla curiosità, la mia migliore amica ed io ci addentriamo in questo posto che non fa parte della mia frequentazione abituale o almeno non ancora. Circondate da frikkettoni e cani senza guinzaglio vediamo per la prima volta quella che poi sarebbe diventata la nostra realtà di studenti.
Il nome Nestlè campeggia su tutti.
Non capisco, giuro.
Non mi sono mai avvicinata a questi temi e non ho idea di cosa parlassero tutti quei volantini che vedevo in giro.
Ne ho fatta una bella collezione e me li sono portati a casa per leggermeli con calma.
Intanto inizia il dibattito.
Sono passati ormai sei anni ma me lo ricordo benissimo.
È la mia prima volta...
Prima prende la parola un campesino brasiliano per parlarci delle condizioni di vita nelle piantagioni di caffè e della persecuzione sui sono soggetti coloro che in quei campi vogliono rivendicare i diritti dei contadini.
Hai letto bene! Rivendicare, non difendere.
Semplicemente perché quella gente diritti ancora non ne ha.
Impressionante, vero?
Pensa che io ho vent'anni e mi sembra di essere vissuta nella bambagia.
Possibile che di questo argomento non ne parla mai nessuno?
E poi si arriva a parlare di latte in polvere...
Ed entra in ballo la Nestlè e quello che combina in Africa per rimanere azienda leader nel campo della produzione degli alimenti per bambini.
Cominciamo con il rispondere ad una domanda semplice semplice...
Chi è la Nestlè?
È una grande multinazionale svizzera, una delle più grandi del mondo.
Produce una vasta gamma di prodotti alimentari, tra cui latte in polvere, latte condensato, cioccolato, caffè solubile, cibo per animali e acqua minerale.
Nasce nel lontano 1905 e nel 1938 avvia la produzione del Nescafé, prodotto che contribuisce a renderla popolare a livello globale.
Da allora non ha fatto altro che crescere, acquistando un numero ignoto di aziende e di prodotti.
Dal 1977 l'azienda è oggetto di boicottaggio internazionale a causa della politica condotta nei paesi in via di sviluppo per la promozione del latte in polvere di sua produzione.
Ti verrà da chiedere: E che sarà mai?
Nel nostro bel mondo occidentale colorato di pubblicità non c'è niente di male nel promuovere la vendita di latte in polvere alle giovani mamme. A meno che poi non venga fuori, da una indagine dell'Autority sulla concorrenza, che le grandi marche di produttori di latte in polvere si sono fatti i conti in tasca e si sono messi d'accordo per tenere alto il prezzo di quella bella busta che si va a comprare in farmacia.
Molti pensano che il latte in polvere sia migliore di quello materno, arricchito com'è di sali minerali e vitamine. Studi approfonditi hanno però confermato quello che gli "antichi" dicevano: l'allattamento al seno è il miglior modo per iniziare la vita. È gratuito, salutare e protegge dalle più comuni infezioni, inclusa polmonite, infezioni alle orecchie e poliomielite e ha un importante effetto immunitario.
Ci siamo mai chiesti cosa succede in Africa?
Le mamme usano il latte in polvere? Quanto costa? E cosa significa il consumo di latte in polvere in quelle terre martoriate?
Ma parliamo di fatti...
Sul sito dell'UNICEF viene pubblicato periodicamente un rapporto sulla condizione dei bambini nel mondo, intitolato "Progress of Nations", la cui edizione 1997 contiene un articolo molto eloquente sull'argomento dell'allattamento artificiale.
L'articolo al quale mi riferisco si intitola "Putting babies before business", del reverendo Simon Barrington-Ward, dal quale cito:
L'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'UNICEF consigliano che i neonati siano alimentati esclusivamente con latte materno - nient'altro, nemmeno acqua - per i primi sei mesi circa della loro vita. A livello mondiale, si stima che la riduzione dell'allattamento artificiale e un miglioramento delle pratiche di allattamento al seno potrebbero salvare 1,5 milioni di bambini l'anno.
Il problema di fondo è che nella maggior parte dei paesi il latte artificiale viene pubblicizzato come "superiore" al latte materno, e queste campagne hanno un effetto notevole.
Le persone che vivono nei paesi poveri vengono spesso convinte dalla pubblicità che l'allattamento artificiale sia una cosa moderna. I fabbricanti di latte artificiale usano immagini di medici bianchi circondati da neonati neri o asiatici per promuovere i propri prodotti come la maniera moderna, sana, "da primo mondo" di crescere un bimbo.
Ed è confermata anche la tattica pubblicitaria delle confezioni omaggio distribuite alle partorienti o alle puerpere in ospedale.
I campioni gratuiti, specialmente quelli dispensati dagli operatori sanitari, sono una forma di promozione particolarmente insidiosa. Una mamma può passare facilmente dall'allattamento al seno a quello artificiale, ma il contrario è tutt'altra faccenda. Il neonato, dopo essere stato nutrito con campioni gratuiti di latte artificiale anche soltanto per qualche giorno, si abitua alla tettarella e tende a rifiutare il seno. Intanto che il neonato beve latte artificiale, la produzione materna di latte cala.
E poi mamma e bambino tornano a casa...
Ma non vivono felici e contenti.
Molte famiglie guadagnano troppo poco per attenersi alle dosi prescritte sulle etichette. Nel 1974, in Nigeria, il costo dell'alimentazione artificiale di un bambino di tre mesi rappresenta il 30% del salario minimo di un operaio. Il costo passa al 47% quando il bambino raggiunge i 6 mesi. Se consideriamo che dal 1980 al 1990 i salari sono diminuiti del 30-40%, non deve stupire se il latte è annacquato diverse volte più del prescritto, con il risultato finale che i bambini, invece di crescere belli e robusti, diventano rachitici e sottopeso fino a morire.
La seconda ragione per cui l'allattamento al biberon uccide, è la mancanza di igiene.
L'acqua con cui il latte è preparato è spesso malsana ed è impossibile sterilizzare biberon e tettarelle senza la comodità del fornello e senza disinfettanti. Mamme con pochi soldi, poche comodità e poche conoscenze igieniche somministrano ai loro bambini latte allungato in biberon a malapena sciacquati, con tettarelle esposte all'aria, su cui si posano di continuo decine di mosche. Le inevitabili conseguenze sono infezioni intestinali che provocano diarree mortali.
Per tentare di arginare questa situazione UNICEF e OMS nel 1980 hanno redatto un Codice Internazionale che bandisce queste "Inappropriate pratiche nutritive che portano alla malnutrizione infantile, alla malattia e alla mortalità in tutti i paesi, e pratiche improprie nel marketing di sostituti del latte materno possono contribuire a questi gravi problemi di salute pubblica".
Questo codice viene accettato a stragrande maggioranza alla trentaquattresima Assemblea Mondiale Sanitaria (WHA). Gli USA sono l'unica nazione a votare contro: 118 favorevoli, 1 contrario, 3 astenuti.
Intanto sono state scoperte e documentate centinaia di infrazioni del Codice da parte della Nestlè.
"I nostri monitoraggi ci mostrano che i rifornimenti gratuiti continuano persino dove i governi hanno legiferato in materia e che stanno prendendo piede anche altre attività promozionali".
(IBFAN, International Baby Food Action Network).
IBFAN è una rete di oltre 140 organizzazioni in più di 70 paesi, di cui tre quarti in Africa, Asia e America Latina. Lavora per il miglioramento della salute e dell'alimentazione del bambino e per l'applicazione del Codice.
Questa rete si è assunta il compito di rendere note periodicamente le trasgressioni al Codice da parte delle ditte produttrici attraverso la pubblicazione "Breaking the Rules". Nel 1994 ha raccolto ben 107 denuncie di forniture gratuite agli ospedali da parte della Nestlè. Altrettanto preoccupanti sono le 650 infrazioni registrate per promozioni nei reparti maternità e agli operatori sanitari attraverso omaggi di ogni genere e opuscoli con informazioni non scientifiche esaltanti le qualità dei prodotti ("...la perfetta alternativa, speciale come le cure materne!...").
Intanto recenti studi dell'OMS contraddicono fortemente la strategia di difesa adottata dalla Nestlè.
La Nestlè insinua che madri denutrite non possono allattare al loro petto i figli e che bambini nati prematuramente e gemelli dovrebbero essere allattati artificialmente.
In realtà non è vero che le madri denutrite non possono allattare i propri figli. Il corpo umano è grande per la sua abilità di produrre latte anche se sotto stress o malnutrito.
Il fatto che molte madri lavorino fuori da casa non scusa il comportamento della Nestlè. In tutto il mondo vi è pochissima differenza fra gli orari di allattamento delle madri che lavorano e di quelle che non lo fanno. Una madre che non possa allattare il bambino sul lavoro può allattarlo a casa, oppure dare il latte ad una nutrice che sfami il bambino durante il giorno.
Anche in posti dal clima caldo, bambini nutriti al seno non hanno bisogno di altra acqua. Infatti l'acqua contenuta nel latte naturale è sufficiente. E se la madre non vuole allattare al seno?
La campagna contro la Nestlè mira a proteggere le madri e i bambini, non a costringere le madri ad allattare naturalmente contro il loro desiderio. Una donna dovrebbe avere il diritto ad una scelta informata. La Nestlè viola questo diritto.
Se una madre decide di utilizzare latte artificiale, questa decisione dovrebbe basarsi sul consiglio di personale sanitario, non sulla forza della campagna pubblicitaria di una compagnia.
Tutto questo ti sembra esagerato?
Beh, non lo è.
Ogni anno milioni di bambini muoiono a causa di quello che ho appena descritto. La realtà è sempre peggio dell'immaginazione...
Quel lontano giorno di tanti anni fa, in giro per Perugia, ho scoperto una verità che è sempre più oscurata dalla televisione, di cui, anzi, non si parla nemmeno per sbaglio.
Perché?
Questo argomento è troppo vasto e delicato per essere affrontato in poche righe, si potrebbero scrivere trattati sull'argomento e sull'egoismo del cosiddetto mondo sviluppato.
Ecco, oggi volevo solo dirti perché aderisco al boicottaggio della Nestlè e perché cerco di convincere chi mi sta intorno a farlo.
Magari a scrivere una letterina alla Nestlè, come avviene nella campagna di boicottaggio, in cui si spiegano le ragioni del boicottaggio individuale e si invita l'azienda a cambiare comportamento.
In fondo parlando della vita di tanti bambini...
settembre 2006 roc
P.S.
Siccome mi sono accorta che la stavo facendo lunga, della storia del boicottaggio della Nestlè ti parlo in una cosa a parte, più in dettaglio.
Ciao.
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