48 anni, colto, raffinato e autorevole, Giuseppe Saragat è stato allevato negli ambienti dell’alta borghesia torinese - il padre è un avvocato sardo di origine catalana, stabilitosi ormai in questa città. All’università ha studiato, come si conviene, economia.
E’ anche un soldato valoroso. Dai campi e dalle trincee del '15-'18 per i quali era partito volontario poco più che ragazzo, ha riportato la croce di guerra.
Figli di papà
Al rientro a Torino, lo vediamo all’opera nella sua città, un lavoro rispettabile e tranquillo nell’ufficio studi della Banca Commerciale. Ma i tempi sono inquieti: e mentre da una parte si svolge una famigerata marcia su Roma, lui si iscrive, giovanissimo, al Partito Socialista. «La mia scelta non fu suggerita dalla lettura di Marx, ma dall’aver visto nelle piazze di Torino i figli di papà bastonare la povera gente». Questo avrebbe detto più tardi. Certo, anche lui è un figlio di papà: evidentemente c’è figlio e figlio!
“Viaggi” imprevisti
Così questo giovane studioso, economista, reduce decorato ecc, diventa un dirigente del Partito, vale a dire un ricercato: per lui l’unica via di scampo è l’esilio, prima in Austria, poi in Francia, dove incontra praticamente tutti i maggiori esponenti dell’antifascismo, in esilio come lui.
In questi viaggi obbligati incontra uomini e ideali, agisce, lavora e pensa, pensa tanto. Il suo socialismo, in un primo momento così istintivo, si nutre delle grandi idee che circolano in Europa ed egli abbraccia il sogno della Seconda Internazionale, la socialdemocrazia nord-europea. Lui che conosce il mondo delle banche, diventa «l’unico liberale tra i marxisti e l’unico marxista tra i liberali», per usare le parole del suo amico Rosselli.
Finalmente a casa
Con la caduta di Mussolini è rientrato finalmente in patria. E’ riuscito, con Nenni ed Elio Basso, a riunificare tutte le correnti del socialismo italiano fondando il PSIUP e su indicazione di Pietro è stato il candidato unico di tutta la sinistra per la carica di Presidente della Costituente.
Ora eccolo in azione.
Torniamo alle sue parole.
Saragat parla in:
26 giugno 1946 >>> giovani
28 giugno 1946 >>> chi all'estero e chi fuori di testa
15 luglio 1946 p.1 > alcide e compagni
16 luglio 1946 >>>> i dubbi di piero
17 luglio 1946 >>>> ragazze, che Lussu!
17 luglio 1946 p.2 > che Lussu, ragazze!
19 luglio 1946 p.3 > dalla sicilia con furore
22 luglio 1946 p.1 > don Chisciotte alla Camera
Viene citato in:
25 giugno 1946 >>> entriamo
16 luglio 1946 p.2 > il giorno del picconatore
18 luglio 1946 >>>> mica uno qualunque!
19 luglio 1946 >>>> separatismi d'altri tempi
19 luglio 1946 p.2 > virilità di una repubblica
(continua)