Giulio Andreotti

Ci risulta difficile immaginarlo a 27 anni, alzarsi dal suo posto per andare accanto al decano della politica italiana, Orlando, a fare il Segretario dell’Ufficio Provvisorio di Presidenza.
Siamo abituate a vederlo quasi incartapecorito, piccolo, curvo, sornione, indissolubilmente ancorato alle poltrone del potere. Sessant’anni dopo il Senatore a vita, sette volte Presidente del Consiglio ecc. Giulio Andreotti ricorda quel 25 giugno 1946 come «una delle giornate più incisive della mia vita (non solo politica)».

Immaginabile-inimmaginabile Giulio
Andreotti in questo momento è quasi agli esordi.
All’università aveva stretto rapporti con esponenti dei movimenti cattolici e durante la guerra aveva scritto per la Rivista del Lavoro, pubblicazione di propaganda fascista, assumendo posizioni da taluni definite compiacenti, se non proprio allineate al regime. Giovanissimo era stato Presidente della FUCI, dal 1942 al 1945.

Mentre per Nenni era il pettegolino della DC, De Gasperi ebbe di lui un’idea del tutto diversa. Li legò un rapporto intenso e sincero, nonostante le profonde differenze caratteriali e metodologiche, iniziato appunto in questi anni. Non per niente Indro Montanelli diceva che «quando andavano in chiesa insieme, De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete», a sottolineare la peculiare inclinazione di Andreotti al pragmatismo.
Lo stesso Giulio ha raccontato che una volta, dovendo tenere un comizio elettorale in un paesino del suo collegio noto per i suoi carciofi, esordì chiedendo ai presenti se preferivano parlare di civiltà cristiana o piuttosto di carciofi. Quasi ovviamente, di questi ultimi soltanto si parlò, ed Andreotti fu eletto con amplissimo successo.

Nonostante queste imprevedibili - per noi, oggi - perfomances andreottiane, il sodalizio con De Gasperi fu lungo, profondo e duraturo. Nel bene e nel male questi due  personaggi sono ormai entrati quasi nella leggenda e si racconta che si incontrarono durante la guerra, nella Biblioteca Vaticana, in cui De Gasperi era rifugiato (per godere della extraterritorialità) ed Andreotti cercava testi sulla Marina Pontificia.

Eh sì, le vie del Signore sono infinite, e li portano entrambi prima alla Consulta Nazionale e poi all’Assemblea Costituente.

La loro vicenda si snoderà in Parlamento negli anni a venire, ma quella è un’altra storia.


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Andreotti viene citato in
25 giugno 1946 > entriamo


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