Francesco Saverio Nitti

Chi non lo ricorda presidente del Consiglio alla fine della prima guerra mondiale, intellettuale, uomo di indiscusso spessore morale, qualità che ci sembrano trasparire dai suoi occhi e dall’onestà delle sue parole, nonostante come capo di governo non sia stato molto amato né a sinistra né tanto meno a destra.

Giovane meridionalista
Francesco Saverio nasce a Melfi nel 1868 da famiglia piccolo borghese di tradizione risorgimentale: suo padre era stato un garibaldino.
Da subito mostra una speciale inclinazione per i gravi problemi che attanagliano il Mezzogiorno, alla cui soluzione lavora attraverso i suoi studi, i suoi articoli e le sue pubblicazioni. Infatti si laurea in materie sociali ed economiche alla prestigiosa Università di Napoli, nella quale insegnerà. Nel 1894 fonda con Luigi Roux la rivista Riforma sociale. I suoi articoli e i suoi libri trattano di emigrazione, brigantaggio e della necessità di uno sviluppo industriale per il Meridione, di politiche di contrasto alla rendita fondiaria parassitaria dei grandi latifondi a favore di una fiscalità che promuova l’economia produttiva del Mezzogiorno.

Da radicale liberale…
Nel 1904 viene eletto deputato radicale per il collegio di Muro Lucano. Nominato da Giolitti al Ministero per l’Agricoltura, per il Commercio e l’Industria (1911-1914) è fautore della riforma delle assicurazioni. Ministro del Tesoro nel governo Orlando.
Diventa premier nel 1919, alla fine della prima guerra mondiale fino al 1920. Per combattere il vecchio clientelismo vara una riforma elettorale e dal sistema uninominale si passa al sistema proporzionale. Premier di un governo lampo, in anni (1919-20) tesissimi per la situazione politica italiana ed internazionale: gli scioperi per il pane e il biennio rosso. Situazioni alquanto delicate cui deve far fronte il temperato Francesco Saverio. A questi tumulti si aggiungono le feroci rimostranze della destra nazionalista.

Pacifista ante-litteram
Proprio a causa del suo atteggiamento conciliante nei confronti delle decisioni della Pace di Versailles, deve subire le reiterate ingiurie del D’Annunzio fiumano. Aveva avversato la guerra, e in linea col suo temperamento pacifista(1), fu candidato per due volte al premio Nobel per la pace, smobilita l’esercito italiano e amnistia i disertori.

20 anni d’esilio
Nel 1924 con Mussolini al potere è costretto all’esilio poiché sicuro avversario del fascismo. Dalla Svizzera passa in Francia dove rimane per ben vent’anni, scrivendo e pubblicando le sue opere contro le dittature e sui problemi posti proprio dalla pace di Versailles.
La seconda guerra mondiale esplode e non risparmia l’ormai anziano settantenne, che deve sopportare la deportazione in Tirolo da parte nazista.

... a radicale “di sinistra”
Nel 1945 ritorna in Italia e, in occasione delle elezioni dell’Assemblea Costituente (1946), fonda con Croce, Bonomi, Orlando, i grandi vecchi della politica italiana, l’Unione Democratica Italiana, di conciliazione nazionale. Viene eletto nel Collegio XXIII di Napoli e rimarrà nel partito dal 18 giugno 1946 al 31 gennaio 1948. Considerato un po’ egocentrico da alcuni suoi colleghi, lo troviamo impegnatissimo nei lavori della Costituente a cui contribuirà con lo sguardo sagace della matura saggezza. Aveva scritto di democrazia e libertà e di democrazia e libertà continuerà a parlare. Le vere democrazie non sono quelle che fanno le guerra, ma quelle che lavorano per la concertazione, per il benessere diffuso dei cittadini, in un confronto costruttivo degli interessi di tutte le classi sociali, in particolare del ceto medio, considerato testa di ponte, attraverso una più equa redistribuzione della ricchezza.

Per ora ci fermiamo qui, prima di aggiungere ulteriori annotazioni alla sua vita. Vogliamo scoprire passo dopo passo il suo pensiero e le sue posizioni. Siamo sicure che lo ritroveremo a parlarci ancora molto di pace, di Europa, di Stati nazionali ed altro.

                                                                           vivi

(1) www.radicalidisinistra.it

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