Sssttt. Fai piano!

Quello che vedi è un ritaglio.
Uno dei mille e mille che abbiamo fatto col topo.

- Si dice mouse!
- E citta!
Le Loro parole le troverai scritte al centro, con altro carattere, e ci mancherebbe!
Le nostre, no.
Dài, entriamo.

E fai piano, mi raccomando!
Il primo a parlare è un tale Orlando:
nella quale il popolo italiano,
per la prima volta nella sua storia,
si può dire rappresentato nella sua totalità perfetta,
senza distinzione né di sesso, né di classi,
né di regioni o di genti…
Poco prima, Orlando aveva invitato a fare da Segretari dell’Ufficio Provvisorio di Presidenza, tra gli altri, Giulio Andreotti, Bianca Bianchi e Teresa Mattei che

Giulio è oggi, con un tale Oscar Luigi e qualcun altro, uno dei Costituenti ancora viventi. Andreotti, proprio lui. Scalfaro, proprio quello là, quello che anni fa… Lasciamo stare, se no ci facciamo prendere la mano dall’attualità. Certo, però, povero Oscar, costretto a fare il barricadero a Ballarò! Anche di Teresa - che vive e lotta a Pisa - ti parleremo, ma tra un po'. Ora basta, torniamo qua. Stava dicendo, Orlando:
Oh, giusto per capirci, Vittorio Emanuele Orlando - si chiama così, e allora? mica è il solo - è oggi, per qualche minuto ancora, quale decano, Presidente provvisorio di quell'Assemblea, nel primo giorno del suo insediamento. Ti consigliamo di andare a vedere, nei nomi, chi era "quel" Vittorio Emanuele Orlando. Con le parole che abbiamo evidenziato ora, si riferisce ad alcune questioni post-belliche in sospeso: Trieste, le colonie, le zone del Piemonte rivendicate dalla Francia.
Più avanti vedrai quanto e perché quelle parole non sono solo Storia, né ancor meno carte ammuffite. E quanto ci dicono dell’oggi.
Orlando continua dicendo, di quella pace, che
ai soldati, agli aviatori, ai partigiani che han combattuto e son morti a diecine di migliaia, trasformandoli in mercenari poiché si sarebbero battuti per uno straniero che ci considerava e continua a considerarci come nemici...
La trascrizione della Camera, a questo punto riporta, tra parentesi e in corsivo: Vivissimi applausi.
Vogliamo farlo anche noi? Anche ora?
Anche sapendo dell’enfasi, quasi obbligatoria, di quel momento?
Anche con tutte le parole che possiamo mettere in mezzo, tra noi e quella Storia, tra noi e quella Guerra, tra noi e quella Pace?
E va bene. Applausi.
![]()
nei secoli sull’onore di chi ci avrebbe chiamato
a combattere per una causa, la quale ora
ci si dice che non era la nostra.
e imporci una pace non solo punitiva,
ma crudelmente punitiva?
Noi confidiamo ancora che questo scempio della giustizia sia risparmiato, ma riaffermiamo che non intendiamo cadere nell’abisso di questa pace.
L’abisso di questa pace…
Oh, alcuni scempi non verranno risparmiati.
Ma non vogliamo anticiparti nulla.
Possono servire le parole di Orlando, oggi?
Oggi che guerra e pace sono differenti da quelle di allora?
Oggi che morte e distruzione continuano ad essere le stesse su questa terra?
Oggi che Italia è alleata in missioni di pace?
Oggi che le ricostruzioni ovunque nel mondo sono affidate ai vincitori come anche agli stessi vinti, perversamente intrecciati da interessi cangianti tra loro?
Possono servire? Pensiamo di sì.
Anche perché - sarà il nostro ritornello - è lì che tutto o quasi cominciò.
Sappiamo che hai letto la Storia.
Sai anche un po’ chi siamo, se non lo sai lo stai scoprendo: non hai davanti un gruppetto di patriottiche fanatiche nazionaliste. E’ altro ciò che ci muove. Vogliamo capire l’origine delle cose.
Manifesteremo sempre per la Pace. Solo, vogliamo sapere e capire ciò che viene prima di certo pacifismo di maniera.
Ci riferiamo, per uscir dal possibile equivoco, agli ipocriti Pacifismi di Stato.
Vogliamo sapere come e perché Nazioni e Uomini (in carne ed ossa, cuore e cervello, il sesso va da sé, era sempre quello) hanno preso alcune e non altre decisioni. Dopo una Guerra Mondiale.
Lo vogliamo sapere anche per capire cosa c’è dietro ad alcune pronunce odierne. Eh sì, pensiamo proprio alla Francia, guarda un po’.
Non diciamo dei nostri amici, degli individui, cugini più o meno prossimi coi quali siamo scesi in piazza ad urlare: Pace.
Diciamo dei Governi, fatti anch’essi di individui, e di pronunciamenti di Pacifismo a corrente alternata, qualche volta interessata. Di questo parliamo. Non di altro. Non ci affascina l’Onore. Figuriamoci la Patria, in quanto tale.
Oggi, poi, per certi versi, tutto è cambiato.
Ancora più di ieri, a dettar legge, è il Mercato.
Sarà lui, sempre di più, a dire di volta in volta chi è il nemico buono da combattere, e quanto costa.
O a procurarti una bandiera arcobaleno. E quanto costa?
Già lo sentiamo, c’è chi fa spallucce: ma queste dove vogliono andare a parare? Risposta: per ora, al 48. Quindi, lasciamo stare.
e come italiani noi abbiamo ancora qualche compito assegnato nella storia del mondo.
(Vivi applausi).
Noi aspetteremo la nostra rivincita non in forma di una guerra, che ferventemente deprechiamo in nome della civiltà in pericolo;
ma poiché ci si vuole distruggere, la nostra rivincita consisterà nella nostra risurrezione, nella quale abbiamo una fede fermissima.
(Vivi applausi).
che ci minaccia dall’estero, un imperativo categorico si pone verso l’interno:
l’unione, la pacificazione, la concordia.
Un appello solenne ne segue, perché ogni italiano,
a qualunque partito, a qualunque classe appartenga, ogni risentimento, ogni dissenso, ogni rancore,
ogni interesse, ogni pensiero insomma, subordini alla maestà di questo comando: la concordia nazionale, perché si salvi l’Italia, perché viva l’Italia.
Servono queste parole, oggi?
Sì, senza commento.
![]()
Dopo questo discorso... provvisorio, eleggeranno il proprio Presidente nella persona del Deputato Giuseppe Saragat.
Quasi l’unanimità: 401 su 468.
Ciao, sei ancora lì?
E quanti anni hai?
Sei abbastanza vecchio/a da ricordare quello che fu un Presidente di quella che fu la Prima Repubblica? E sei così così con la memoria da ricordare pure le vignette umoristiche e le battute sul vino? Poveretti loro!
O sei abbastanza giovane d’anagrafe o di cuore da fidarti e rischiare?
In un caso e nell’altro, non te ne andare.
Il giorno dopo, quel Giuseppe parlerà, pensa un po’, di giovani.
torna a nonsolocostituzione
vai a giovani