Anche lui, come molti tra i presenti nell’Assemblea, è un politico di lungo corso. Appartiene alla schiera dei vecchi liberali giolittiani.
Nato a Napoli nel 1877, famoso e apprezzato avvocato penalista, viene eletto deputato nel 1909 e per molti anni è protagonista della politica italiana, tra i diversi incarichi ottiene anche la Presidenza della Camera dei Deputati dal 1920 al ‘24. Se ne sottrae prima delle elezioni politiche proprio del 1924 che vedrà vincente il listone di Mussolini e durante il quale avverrà l’assassinio del socialista Matteotti.
Enrico preferisce prendere le distanze e si allontana dalla scena politica. Nell’anno del Concordato, dei Patti Lateranensi, siamo nel 1929, Vittorio Emanuele III lo nomina senatore del Regno, ma De Nicola continua ad evitare ogni impegno. Fino alla caduta del regime fascista.
Monarchico
Dopo l’armistizio firmato da Badoglio l’8 settembre 1943 e la fuga dei reali a Brindisi, la situazione politica italiana è molto delicata. I partiti del CNL avrebbero voluto subito l’abdicazione di Vittorio Emanuele III, colpevole dell’ascesa di Mussolini e vile nella fuga. Non così gli alleati. I grandi partiti nazionali (PCI, DC, PSI, GL) alla guida dei CLN (Comitati di Liberazione Nazionale) accettano la luogotenenza di Umberto di Savoia, figlio del re, una figura di compromesso e di transizione fino alla fine della guerra. Artefice del regime di luogotenenza è proprio il monarchico Enrico De Nicola.
Capo provvisorio dello Stato
Dopo aver partecipato alla Consulta nazionale, e dopo il referendum del 2 giugno del 1946, Enrico De Nicola è eletto Capo Provvisorio dello Stato il 28 di giugno. Viene scelto tra diversi papabili perché monarchico e meridionale, oltre che essere uomo equilibrato. Ciò per rendere meno traumatico il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica soprattutto per le popolazioni del Sud Italia legate per lo più al vecchio regime.
Ottiene 396 voti. Il 15 luglio 1946 Saragat legge all’Assemblea Costituente il suo discorso di insediamento: un quadro sintetico, ma significativo della situazione che si accinge a vivere l’Italia repubblicana.
Ricordi “Alcide e compagni”?
Superstizione napoletana
A conclusione di questo suo ritratto vorremmo solo aggiungere una nota curiosa che lo riguarda e che abbiamo trovato leggendo della sua biografia.
De Nicola, sia da Capo provvisorio dello Stato, che da Presidente della Repubblica, verrà eletto nel 1948, non visse mai nel Palazzo del Quirinale. E questo perché al di là della sua estrema modestia, basti pensare che arrivò a Roma per il suo insediamento su una Fiat 1100 senza scorta, era un tipo molto superstizioso. La scelta di Palazzo Giustiniani, più che per il rispetto portato alla Monarchia che aveva abitato fino ad allora il Quirinale, fu dettata dall’evitare la jella che doveva portare quello che era stato la sede dei Savoia e prima ancora di papa Pio IX fino al 1870 (1).
vivi
(1) “Vademecum per il Quirinale”, supplemento al n°24 dell’Espresso.
De Nicola parla il:
28 giugno 1946 >>> chi all'estero e chi fuori di testa
Viene citato il:
17 luglio 1946 p.3 > oggi facciamo il pieno...
(continua)