Quello che segue è un dialogo a distanza o quasi.
E la distanza non è solo un fatto di luogo.
Tanto per dire una delle distanze, la meno importante forse: ci sono 21 anni tra di noi.
Ci siamo parlate subito faccia a faccia, dopo l’intervento di Roberta quella mattina, lì nel bosco delle Costantine; poi, in una sequenza durata un paio di settimane, ci siamo dette: scriviamocele, queste cose, dovremmo fermarle sulla carta.
Da qui a dar loro cittadinanza è stata un tutt’una.
Non abbiamo ancora finito.
Non sappiamo dove andremo a finire. Sappiamo solo come è cominciato.
Una delle due ha detto: scrivimi.
mac & roc
Ciao,
questa è una prova, dopo tanti pensieri che non sono riuscita a mettere per iscritto, di tutto quello su cui ho riflettuto dai giorni della scuola estiva.
Spero di riuscire a dar loro un senso compiuto perché ancora sono molto confusi nella mia testa.
Voglio partire dal simbolo della scuola, quei due occhi sovrapposti.
Ad un certo punto ho realizzato che in quei giorni, prima della scuola ma soprattutto dopo la scuola, è come se anche io fossi riuscita ad avere una doppia vista.
O meglio, è come se una patina si fosse dissolta.
Molte cose che in passato mi hanno condizionato, tanti comportamenti che prima sembravano “normali” almeno per le ragazze con cui mi sono trovata a parlare in questi anni, soprattutto durante l’adolescenza, adesso hanno assunto sostanza diversa.
E mi hanno fatto riflettere su quello che, forse anche per inesperienza, ho chiamato “guasti della parità”. Ricordi?
roc

Ciao,
sì che me lo ricordo. Lì per lì non avevo capito bene, però sentivo che c’era una cosa in quelle parole, in quella frase, che mi intrigava.
E che mi spingeva a interrogarmi, a interrogarti.
Tu dici “inesperienza”. Beh, ho imparato, per esperienza… passami il gioco di parole, che l’inesperienza a volte è solo verginità, purezza da parole che contaminano, da luoghi comuni.
Anche sul femminismo e le femministe. Anche sulla parità. Che ti devo dire: a naso, continua a chiamarli pure “guasti della parità”.
P.S. mi piace l’immagine dei due occhi. E mi piace quello che ti hanno fatto pensare.
mac
Ecco,
la prima volta che ho avuto a che fare con questa visione distorta della “parità” avevo 16 anni e stavo vivendo la mia prima storia con un ragazzo.
Luca era più grande e cercò di baciarmi da subito...
Fu un trauma incredibile. Anche se ormai avvolto nella nebbia questo ricordo mi ha ossessionata per anni. Lo avevo pregato di aspettare perché era il mio primo bacio e volevo che fosse una cosa speciale. Invece così non mi piaceva per niente, mi sentivo costretta a farlo e non volevo.
Ricordo che continuavo a dirgli di no e che lui non si fermava, anzi. Iniziavo a sentire le sue mani dappertutto, sembrava una piovra. A questo punto mi sono alzata e sono scappata via.
E se questo ha segnato i miei successivi rapporti con gli uomini quello che è successo dopo ha segnato quelli con le donne, almeno finché non ho conosciuto l’UDI e altre donne...
roc
Ohi, finchè non hai conosciuto...
Speriamo bene.
Scherzo.
E' che sono curiosa. e anche un po' emozionata, ecco.
mac
Sapessi io...
Comunque, ti dicevo: quella volta lì, dopo la mia fuga, tornata dal mio gruppo di amiche sono stata fortemente rimproverata un po’ da tutte per il mio comportamento.
All’inizio pensavo avessero capito cosa stavo vivendo invece mi rimproveravano per essere scappata via.
Per aver detto di no.
Perché è un diritto di un ragazzo baciare la sua ragazza.
E io continuavo a fare sempre la stessa domanda: “Anche se io non voglio?” e mi rispondevano: “Si, dovevi lasciarlo fare”.
Il predicozzo è continuato fino a quando è arrivato mio cugino che, vedendomi sconvolta, mi ha portato via.
Ma le loro parole continuavano a urlarmi nella testa, mi sentivo come un alieno in un altro pianeta.
Le mie amiche mi avevano convinta di aver commesso quasi un reato nell’essermi tirata indietro. Dopo una notte in bianco a pensare, questa era diventata una certezza.
Poi il giorno dopo Giacomo mi ha detto una frase che ha cambiato il rapporto tra me e lui e anche con il resto del mondo: “Se una ragazza mi dice di no io mi devo fermare”.
Finalmente avevo trovato qualcuno che non solo capiva quello che dicevo ma che la pensava esattamente come me.
Ancora adesso mi chiedo come possano delle ragazzine pensare che sia normale, che un uomo abbia il diritto di fare quello che vuole...
roc

Uhm… Già. Come è possibile. Avevi sedici anni, mi dici.
Quindi, se ho capito bene, questo racconto non è ancora quello cui accennavi quel giorno alle Costantine. O no?
mac
Infatti, non è quello. Però mi è servito per dirti un’altra cosa ancora.
E in un certo senso per cominciare dall’inizio, perché nella mia testa, tra i due racconti, tra i due episodi, c’è come un filo che li unisce. Poi, se è un filo rosso, giallo o verde, non so.
Mi sa che la vita è tutta fatta di fili colorati...
roc

I colori, già. Ricordi quando abbiamo scritto insieme il pezzo sulle quote rosa?
Quello sugli aggettivi e sui colori? Verde di rabbia, giallo di invidia…
Ma non divaghiamo. Dimmi di questo filo.
mac
Dall’altra parte del filo c’è un episodio della scorsa estate.
Uno squallido episodio avvenuto nella notte di San Lorenzo, insieme alle stelle cadenti.
Quella sera in macchina una mia amica è stata importunata da un imbecille che continuava a metterle le mani addosso nonostante lei lo fermasse.
E questo accadeva alla presenza di altre quattro persone che non si sono accorte di niente.
Parlando di quanto era successo, qualcuno ha avuto la brillante idea di dirmi, proprio nei giorni precedenti la scuola dell’Udi, proprio quando ero immersa nella lettura di testi sulla storia della violenza sessuale, queste parole: “Lo doveva prendere a schiaffi perché altrimenti, se gli dici solo di no, lui è autorizzato a continuare”.
Ed io me la sono letteralmente mangiata
roc
Come sarebbe a dire “mangiata”?
mac
In senso figurato! Ci manca pure…
Ho reagito, se mi passi il gioco di parole, con violenza! Però solo verbale.
Perché quello che proprio non sopportavo era questa storia che… “lo doveva prendere a schiaffi”!
Mi sono detta: possibile che una giovane donna sia ancora convinta che bisogna rispondere alla violenza con la violenza altrimenti stai dicendo di si?
Non sto parlando di 10 anni fa ma di due mesi fa.
Come possono le ragazze della mia età non vedere la violenza quando si manifesta?
Come si può immaginare che sia normale che un uomo non si fermi quando la donna gli dice di no?
Come si può giustificare un uomo che mette la mani addosso ad una donna appena conosciuta per dei “messaggi inconsci” che lei manderebbe?
Come 10 anni fa le mie amiche pensavano che tutto questo è normale, anzi che dovevo essere contenta
se Luca allungava le mani, se una di noi veniva anche solo “palpeggiata”, perché questo voleva dire “piacere ad un ragazzo”.
È questo quello che per me sono i guasti della parità. Ecco.
roc
E questa me la devi proprio spiegare meglio.
mac
Ci provo.
La tua generazione ha combattuto la battaglia per l’emancipazione e per il riconoscimento del NO delle donne. Non so se è corretto dire così ma voi vedevate l’oppressione, la diversità di trattamento e quello che si chiama violenza.
Ma la mia generazione, che non ha dovuto combattere per poter uscire la sera e per poter studiare, dà per scontate le vostre conquiste.
Ecco, la sensazione è che le barriere, da visibili, sono diventate mentali.
Adesso le donne dicono: “Abbiamo la parità”.
Quindi quello che prima era inquadrabile come violenza diventa normalità nei rapporti con gli uomini?
roc
E’ una domanda? E’ una domanda a me?
mac
roc

Perché se è una domanda vera, se è una questione che poni, la risposta non la so.
Anzi, a dirla tutta, sono leggermente sconvolta.
E però so pure che quando una cosa mi sconvolge, allora mi intriga, mi interroga.
Non mi voglio tirare indietro.
Proviamoci…
Intanto, ti posso dire che le tue parole hanno risuonato dentro di me.
Te la ricordi questa del risuono?
mac
Sì, me la ricordo. L’hai detta una volta, tempo fa.
Quando le cose non le capisci subito, magari le rifiuti, magari ti sembrano una stonatura.
E poi, dopo un po’, un giorno oppure un anno… ti risuonano.
roc
In questo caso il risuono è anche un ritorno di immagine.
Mò te la dico come la sto pensando, come la sto vedendo.
Non so da dove esce, da dove risuona.
E però sento che c’entra con questa cosa.
Ho ricordato uno scambio di vedute di qualche anno fa, a proposito delle donne, del movimento delle donne, che era sparito, sparite le manifestazioni, sparito tutto.
Si diceva anche che le ragazze oggi manifestavano con i ragazzi, per la scuola, per l’università, per la pace, per l’ambiente. Ed era un’altra cosa. Ed era più bello. Poi una ragazza se ne uscì con questa frase, più o meno: “…perché poi manifestare come donne in piazza fa senso, fa brutto, se scimmiottiamo le femministe vecchie è come se non abbiamo la parità, e invece ce l’abbiamo. E allora se manifestiamo, ci vergogniamo un po’…”
Non so come, ma mi è tornata…
Da allora alcune cose forse sono cambiate.
In parte, sono anche tornate le manifestazioni: c’è stata quella di Milano a gennaio di quest’anno [ndr.14.01.06] organizzata dalle donne di UsciamoDalSilenzio.
mac
Dopo tutta quella scarcassata di schifezze: e la fecondazione artificiale, e l’aborto che non si può fare più, e le quote sì e le quote no…
roc
Appunto. Lasciamo stare. Di questo parliamo un’altra volta.
Che se proprio te la devo dire tutta, di questa storia di “usciamodalsilenzio” quello che non mi è piaciuto… tu lo sai quanto mi fisso sulle parole…
mac
roc
… è il titolo! Ecco, mò l’ho detta, nà.
Ma non potevano trovare un altro più carino?
Che poi: usciamo chi? Dal silenzio quale?
La mia prima reazione, ti giuro, è stata: ma parla per te!
Anche se poi, pensando a questa storia delle manifestazioni di piazza, in effetti…
Ma qui la farei troppo lunga, roc, veramente.
Oltretutto usciamodalsilenzio ha dentro un tot di donne che conosco e che valgono. Altro che pari opportunitarie opportuniste.
mac
Brave.
Le mettiamo nella pubblicittà?
roc
Ecco, brava. Si son salvate con l’estensione web… .org!
Scherzi a parte, certo, si può sempre scovare il pelo nell’uovo: la Cgil, l’istituzione, il confronto soprattutto sul piano istituzionale, mentre… ai nostri tempi…
Oddio, sto a casca’ sul nostalgico, ti prego… aiuto!
mac
E vabbè… mica fa male sempre, la nostalgia!
roc
Beh, volevo solo dire che allora… ehm, in quella che ormai è passata come l’età del femminismo…
mac

roc
Se ti racconto pure questa, la faccio lunga.
Comunque: “voi dell’età del femminismo…” era l’inizio di una frase pronunciata da una giovane donna a settembre nel convento delle Benedettine, durante la Scuola estiva della differenza di Miss Posata.
Hai presente uno di quei soliti andirivieni di discorsi sulle giovani e le vecchie, le storiche e le femministe, le studenti e le docenti? Che pizza!
Mi ricordo che io sorrisi a quell’incipit e pronunciai a voce quasi bassa: …sì, del ferro e del bronzo!...
mac
roc
Beh… allora, nell’età del femminismo, in mezzo a tutti quei colori, a quella esplosione, a quegli slogan improvvisati e così poco convenzionali, c’era la creatività, il contatto coi corpi, quelli veri, in carne ed ossa, c’era la vita, il sesso, i conflitti.
E il maschile e il femminile erano… era tutta roba che…
mac
…roba che si mangia?
roc
...appunto.
Forse ho già l'età giusta per le nostalgie. Già detto.
Comunque, sai che ti dico? Non so ancora come e perchè, però anche per noi, i guasti della parità, come dici tu, si son fatti sentire da qualche parte. Siamo diventate più fini, più signore. E non sia mai!
Che si torni in piazza a fare quello che s'è fatto vent'anni fa.
Oddio, pure trenta e quaranta, ora che ci penso.

E poi, sì. Come si fa a trovare le parole, dopo anni di autocoscienza, di liberazione sessuale e pillole e amore libero finalmente... come si fa a trovare le parole per dire che... sì, proprio a me, proprio a me che c'ho il compagno giusto, con le stellette sinistre sul bavero della giacchetta, proprio a me, in cameretta... è capitato quel che è capitato?
Dove le trovi le parole? E il coraggio? E un po' la faccia?
Visto che oltretutto, siamo ancora e sempre responsabili?
O almeno, così ci sentiamo, di quel che ci sta accanto?
Come se dipendesse anche da noi, anzi come se tutto dipendesse da noi, ancora e sempre, sempre. Anche di trovarci lo stupro in casa.
E non sia mai, che si confessi una cosa del genere, politicamente intendo. Perchè alle amiche magari riesci pure a dirlo.
Ma alla politica, alle donne, a quelle alle quali magari hai pure insegnato come si infila una spirale con l'aria saputella, a quelle con cui hai detto o anche solo pensato: io ce l'ho fatta. Io quello giusto l'ho trovato?
E se non l'ho trovato giusto, giusto strada facendo, grazie a me è diventato?
mac
Ed io che pensavo che solo la mia generazione avesse un cattivo rapporto con la parità...
Certo non deve essere facile per queste donne ripercorrere il passato e vedere cosa è diventata la loro vita, come sono state inglobate in una certa mentalità, loro malgrado.
roc
Da un altro punto di vista, la cosa potrebbe anche avere a che fare con il famoso, sempiterno senso di colpa.
Lo sai che sono fissata su questa cosa del senso di colpa, no?
mac
Sì, però a questo proposito che intendi, cosa vuoi dire esattamente?
roc
Beh, parto dal presupposto che la nostra cultura, parlo proprio di noi italiane battezzate, per capirsi, è impastata col senso di colpa, generalizzato. Tutto o quasi parte da alcuni "dover essere" che qualcuno ha deciso per tutte e tutti, ovviamente.
Ci si sente in colpa per non aver saputo corrispondere ad un modello di forte, emancipata, che riesce a tenere insieme tante cose nella propria vita.
Ci si sente in colpa per avere fatto dei figli che possono (e qualcuno nei fatti lo è) essere stupratori.
Ci si sente in colpa per avere scelto un compagno che ci picchia.
Insomma, una scarcassata di sensi di colpa che altro non sono che altre ragnatele o peggio che bloccano, ingabbiano, mortificano le energie di tutte noi.
Sensi di colpa a gogò, ma accidenti se ci si misura con la responsabilità, che è un altra cosa.
Una cosa... protestante, mi verrebbe da dire.
La cosa più atroce dei sensi di colpa è la loro perfetta, assoluta inutilità: non servono a modificare la propria vita, i propri comportamenti, servono solo a produrne altri, di sensi di colpa, e altri e altri.
E tutto rimane lì, immutabile, con qualche nevrosi in più magari, ma nel complesso immutabile.
Quante volta abbiamo verificato questa cosa, noi che... "volevamo cambiare il mondo"!
mac
roc
A cosa stai pensando, esattamente?
mac
Penso ai genitori della ragazzina coinvolta nello "scherzo" ad un ragazzo disabile che è balzato agli onori della cronaca negli ultimi mesi.
Dopo la sospensione della figlia dalle lezioni si sono scagliati contro la scuola e le istituzioni che hanno il compito di educare e non di punire i ragazzi.
Domanda: le donne di queste famiglie come hanno educato i loro figli?
Dall'età dei ragazzi non sembrerebbero donne anziane, dovrebbero avere dai trenta ai quaranta anni.
Quali "valori" hanno saputo trasmettere?
roc
Non sembrerebbero donne anziane, in effetti!
Attenta, ragazza.
Ricorda che ho una certa età....
mac
Sì, vabbè. Scherza scherza.
Comunque, ti dicevo: ricordo a questo proposito un discorso che mi ha fatto Pina Nuzzo i giorni della scuola.
Parlavamo di un'altro episodio di cronaca nera dove una madre condannava il figlio per aver assassinato un bambino e lo disconosceva ma non taceva del fatto che il figlio, in passato, era già stato condannato per stupro.
Pina mi diceva di aver educato suo figlio al rispetto verso le donne e di avergli detto che non avrebbe mai accettato da lui che usasse violenza, di qualsiasi tipo, su una donna.
roc

ricordo perfettamente
mac
Pensavo soprattutto a quelle mamme, a quelle donne che difendono le bestialità commesse dai propri figli...
roc
sapessi cosa ci è toccato di sentire durante un processo per stupro a Lecce, in piena aula di Tribunale, parlo di trenta anni fa...
Sapessi cosa hanno avuto il coraggio di urlare certe madri di certi stupratori. Ma questa te la racconto un'altra volta...
mac
Comunque, io che mamma non sono ho potuto solo pensare a come reagirei se a commettere queste violenze fosse mio nipote.
E ho girato la domanda a mia sorella.
La sua risposta mi ha molto meravigliata.
Forse qualche anno fa non avrebbe risposto in questo modo.
Comunque, mi ha risposto che ci sono delle cose che non accetterà mai da suo figlio, che il suo amore di madre comunque non può accettare la violenza di suo figlio nei confronti di soggetti svantaggiati.
"Soggetti svantaggiati" non è un termine suo ma a me piace troppo.
Dopo averci inserite tra i soggetti svantaggiati ci metteranno tra le specie a rischio come i lupi e i panda?
Sai, quelle da proteggere e preservare per il proseguimento della specie...
roc
Aspetta, questa cosa del panda mi fa risuonare delle corde nella mente? Ancora non so. Devo rifletterci un attimo, però è una cosa che ha a che fare col proseguimento della specie e con l'inviolabilità, e poi con le amazzoni. Accidenti, perchè mi vengono in mente le amazzoni?
Mah, c'ho già l'età dello sparpagliamento dei neuroni.
Però... sono curiosa di sapere quale è il termine che ha usato realmente tua sorella, come sinonimo di svantaggiato.
Debole, indifeso?
Come sempre, dipende dai punti di vista, dallo sguardo che fa l'oggetto: un uomo che stupra, lo definiresti "avvantaggiato"?
mac
Mia sorella ha semplicemente usato il termine "donna".
Ha detto che non accetterà mai che suo figlio faccia del male ad una donna.
Peggio, ad una bambina...
roc
[ e non finisce qui....]
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