Quella del 28 giugno 1946 è una seduta un po’ triste. 
Almeno, comincia così.
Però vale la pena di riportare alcune parole, che non sono di sola commemorazione.
Ma molto molto di più. Sono parole per un deputato eletto alla Costituente, che in quell’aula non aveva fatto in tempo a metterci piede, perché Filippo Amedeo era morto il 18 giugno, appena dieci giorni prima.
In sintesi:
Filippo nasce a Torino nel 1891,
eletto deputato a 30 anni,
iscritto al gruppo socialista,
rieletto nel 1924,
dichiarato decaduto nel 1926,
dopo la mozione contro l’opposizione aventiniana.
Diciotto anni di esilio.
Stop.
Non vogliamo parlare noi.
Ci prendiamo solo qualche libertà componendo dei titoli.
Sempre con le loro parole.
Da quelle di Saragat: 
dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti,
Filippo Amedeo fu uno degli animatori
della resistenza democratica al regime.
Piero Gobetti ne aveva grandissima stima
e il ricordo di quelle riunioni in cui
accanto al geniale giovane studioso
sedeva l’organizzatore operaio
non si cancellerà mai dalla memoria
di coloro che vi hanno partecipato.
Nel periodo dell’esilio divenne subito
il capo della Colonia italiana residente a Marsiglia (...) e fece quanto di meglio può fare
un italiano all’estero:
rappresentò
agli occhi degli stranieri
fra cui visse con dignità e probità assoluta
la Patria lontana.
a quelle di Giua, deputato socialista:
Un uomo nuovo negato dall’uomo borghese
...a me bastano due fatti: la dedizione completa all’ideale socialista in pro dell’organizzazione operaia e l’affermazione del principio della solidarietà umana, che in Amedeo è giunta anche fino all’affermazione della povertà;
tanto che, pur avendo maneggiato, durante il periodo clandestino, somme ingenti, Egli è morto poverissimo.
Ed in questo fatto si manifesta anche il carattere di un uomo nuovo, che noi socialisti poniamo dinanzi al popolo italiano, che aspetta dallo Stato repubblicano la sua ricostruzione;
uomo nuovo che è negato dall’uomo borghese.

Ed io sono sicuro che, quando, fra non molti anni,
la vita politica italiana sarà rinnovata,
quando i socialisti dimostreranno
con l’esempio della loro vita
che il principio della solidarietà umana
è quello che deve trionfare in Italia,
sono sicuro che non soltanto il popolo piemontese,
ma tutto il popolo italiano ricorderà Filippo Amedeo
come l’uomo che ha lavorato sinceramente per l’elevazione di tutti.

passando per quelle di Roveda, comunista:
Egli ha avuto una vita sempre povera e travagliata, ma non ha mai ceduto di fronte alle lusinghe;
ed un operaio, affacciandosi alla vita politica,
trova facilmente chi tenta di
fargli perdere la buona via.
e quelle di Quarello Gioacchino, democristiano:
Anche se la diversità delle idee
ed il contrasto potessero assurgere
ad intensità notevole,
rimaneva in ciascuno di noi,
pure in opposti campi,
una stima personale ed una considerazione speciale, anche per il fatto dello sforzo dell’operaio
che si era elevato al rango di combattente.

…e qui debbo dire che l’esperienza passata ci ha fatto comprendere come sovente gli uomini dicano le stesse cose, pure usando diverso linguaggio.

…ricordare come si possa combattere su diverse vie restando sempre nella stima dei propri avversari, in quanto le diverse correnti ideologiche non sono in contrasto, mai, quando rispondono ad un senso di onestà e serietà che meritano il riconoscimento di tutti.
per concludere con quelle dell'onorevole Russo-Perez, del Gruppo dell’Uomo Qualunque:
Noi onoriamo chiunque serve in purità una idea,
e poiché Filippo Amedeo
ha servito in purità la sua idea,
egli merita l’ammirazione degli uomini
di tutti i partiti e la riconoscenza della Patria.

Stop. Fine della commemorazione.
Facciamo una pausa. La faranno anche loro.

Dopo la pausa, l’on. Finocchiaro Aprile chiede di parlare sull’ordine del giorno.
E Saragat dice, come di solito si dice, che "ne ha facoltà".

Parentesi. La Storia, prima, qualcosa aveva già detto, e ancor di più dirà poi, non solo dell’on. Finocchiaro Aprile, ma di tutto quello che è ruotato intorno alla questione che potremmo titolare: Tentativo di secessione siciliana. Saremmo tentate anche noi. Di dirti qualcosa. Invece, no. Lasciamo che tutto sia, da oggi in poi, solo nelle loro parole. Quelle che sta per pronunciare l’on. Finocchiaro-Aprile riguardano questioni, per così dire, tecnico-politiche. Se siamo riuscite ad appassionarti e se avrai un po’ di pazienza, da qui a poco, diciamo un mesetto, si parlerà anche di Sicilia, di alleati etc etc etc. Resisti! Ne vale la pena. Per ora, ti assicuriamo, anche queste non son da meno. Chiusa parentesi.
Siccome non vorremmo che, anche post-mortem, Finocchiaro ci dovesse mandare a dire di avere travisato il suo pensiero, le riportiamo integralmente, compresa la replica di Terracini. Pari pari.
Magari, ci concediamo un interrogativo nel titolo:
FINOCCHIARO APRILE.
Propongo all’Assemblea di volere sospendere la elezione del capo provvisorio dello Stato.
Fo questa proposta sia per ragioni regolamentari, sia per ragioni di merito, pur rendendomi conto della necessità che la Repubblica abbia al più presto il suo Capo.
Per ragioni regolamentari, perché l’articolo 1° del Regolamento (…) stabilisce che i Deputati entrano nell’esercizio delle loro funzioni per il fatto solo della elezione.
A me pare che questa disposizione non possa applicarsi oggi (…) riguarda la funzione legislativa del Deputato.
Non può riferirsi ad una funzione assolutamente eccezionale quale è quella della nomina del Capo provvisorio dello Stato che è necessario circondare da maggiori garanzie.
(Commenti).
Ora, che per la elezione del Presidente dell’Assemblea basti il fatto della elezione per conferire al deputato il diritto di partecipare alla votazione, è intuitivo, in quanto è necessario che l’Assemblea abbia chi diriga i suoi lavori.
Ma per quanto riguarda la elezione del Capo dello Stato sia pure provvisorio, è necessario che i signori Deputati siano nel pieno possesso delle loro facoltà.

(Commenti - Si ride).
Sono queste le parole del Regolamento vigente per le Assemblee francesi quando debbano procedere alla elezione del Presidente della Repubblica.
Ora è necessario, per la bisogna, che siano prima verificati i poteri di ciascuno di noi; non basta il semplice fatto dell’elezione: occorre accertare se tutti coloro che sono qui presenti siano legittimamente presenti nell’Assemblea.
È necessario, pertanto, che le nostre elezioni siano convalidate.
Una voce. Parleremo l’anno venturo delle elezioni!
FINOCCHIARO APRILE.
No, sarà questione di pochissimi giorni, perché, diversamente da prima, le convalide dovranno e potranno avvenire senza indugi.
Oltre alla questione regolamentare, v’è una questione di merito.
Noi siamo invitati oggi a procedere alla elezione del Capo provvisorio dello Stato, ma noi non sappiamo quali saranno i suoi poteri.
Ciò è necessario che venga stabilito; è necessario che sia detto, perché la funzione del Capo provvisorio dello Stato, è, oggi, una funzione essenziale, e vorrei dire che è più importante di quella che sarà domani la funzione del Presidente definitivo, perché questo Presidente provvisorio viene ad essere eletto nel momento più difficile, più tragico della vita nazionale.
Il Presidente provvisorio non deve potere esercitare una funzione decisiva su tutti i poteri dello Stato.
(Interruzioni).
Vogliamo che la Costituente dica quali dovranno essere questi poteri del Presidente provvisorio.
(Commenti).
Perché, se noi non definiamo questi poteri, il Capo dello Stato non saprà cosa fare.
(Commenti).
Ed allora, o il Capo provvisorio dello Stato sarà come il re che regnava, ma non governava, o dovrà essere parte essenziale e fondamentale del Governo.
Non basta avere detto che i poteri del Capo provvisorio dello Stato debbano continuare ad essere quelli del cessato Capo dello Stato, perché non è possibile che i poteri di un Presidente di Repubblica siano così limitati e formali come erano quelli del re.
Io richiamo su queste due osservazioni, che credo molto fondate, l’attenzione dell’Assemblea:
è necessario che si proceda prima alla nostra convalida e che si sappia quali saranno i poteri del Capo provvisorio dello Stato, soprattutto in rapporto al Governo.

A questo punto, Finocchiaro legge il testo di proposta di ordine del giorno. Lo risparmiamo ai tuoi neuroni.
(Commenti).

Finocchiaro ha terminato.
Ora è il momento di un certo Umberto.
Seguiamo la trascrizione. Titolo:
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l’onorevole Terracini. Ne ha facoltà.
TERRACINI.
Alla proposta fatta dall’onorevole Finocchiaro Aprile, mi pare che non sia difficile dare una risposta, ed una risposta contraria alla proposta stessa.
In primo luogo, se il regolamento che noi in via provvisoria adottiamo, che è il regolamento della vecchia Camera, vale, esso allora deve valere anche prima che la Giunta delle elezioni sia passata alla loro convalida.
E non si vedrebbe perché questo regolamento dovrebbe aver retto, fino ad oggi, i nostri lavori certamente brevi, ma tuttavia importanti, e poi dovrebbe, proprio da questo momento, cessare di avere validità.
Ma vi è un argomento assai più valido ed è il seguente: la legge che stabilisce i poteri e le funzioni dell’Assemblea Costituente, fissa in maniera precisa che, come suo primo atto, l’Assemblea dovrà procedere alla nomina del Capo provvisorio dello Stato.
FINOCCHIARO APRILE.
Ma l’Assemblea è sovrana!
TERRACINI.
È un argomento che l’onorevole Finocchiaro Aprile non ha sviluppato nel lumeggiare la sua proposta, ed io mi limito a controbattere le argomentazioni che egli ha addotto.
E poiché la legge che stabilisce le funzioni ed i compiti della nostra Assemblea ci indica l’elezione del Capo provvisorio come il primo atto al quale noi dobbiamo procedere, è evidente che, in ossequio ed in applicazione di questa legge, questo primo atto non possa essere rinviato.
Per questa ragione chiedo che la proposta dell’onorevole Finocchiaro Aprile sia respinta e che si proceda invece immediatamente, secondo è stabilito dall’ordine del giorno della presente seduta, all’elezione del Capo provvisorio dello Stato.
(Applausi).

Bene, così sarà. La proposta di Finocchiaro è messa ai voti e respinta.
Enrico De Nicola viene eletto Capo provvisorio dello Stato.
Voto segreto: 396 voti. Maggioranza richiesta: 323 = 3/5 dei votanti.
Una curiosità: nell’ordine, dopo Enrico, otterranno 40 voti il deputato Facchinetti e 32 voti la deputata Ottavia Penna Buscemi. Che bello!

E' la prima volta che troviamo una donna, fatte salve le segretarie, nelle pagine della Costituente. Però, ops! Appartiene, ed è la sola donna, al Gruppo dell’Uomo Qualunque.
Senza parole. Giusto un pischello.

Torniamo alle cose serie.
Alcide De Gasperi, Capo del Governo provvisorio, sta rispondendo ad una interrogazione a proposito dei territori rivendicati dalla Francia.
Solo un assaggio di quel che dirà Alcide tra poche ore.
Sta parlando di…
che vorrei supporre
ancora non irrevocabile
Racconta gli sforzi compiuti dalla diplomazia italiana per scongiurare quella che…
più che un’ingiustizia verso l’Italia
costituirebbe un errore assai grave
verso l’amicizia italo-francese.
Definisce la Conferenza delle Nazioni…
convegno ermetico in cui si giudica
senza concedere il contraddittorio.

Dice quanto sta costando ad Italia, dimostrare…
e di volere una politica di riparazione e d’amicizia
verso la Francia.
Cosa? Quanto? Alcide De Gasperi le elenca tutte, noi te le riportiamo in sintesi.
Cosa? Quanto? Tra le altre, quisquilie come la rinuncia alle vecchie concessioni in Tunisia, il recupero di piroscafi francesi affondati per un costo di oltre un miliardo di lire. Un miliardo di allora...
E un accordo di immigrazione per ventimila minatori con garanzie ridotte al minimo.
So che stai pensando a Marcinelle. 
Ma aspetta. Alcide conclude dicendo che…
pare che tali prove di buon volere non siano bastate
ad impedire la iattura che si annunzia da Parigi.
Così la Francia ha preferito guardare verso il passato
più che rivolgersi all’avvenire.
(…)
Pare che noi si nutra più fede di essa stessa
nella sua missione provvidenziale fra le Nazioni.
Però! 
Ancora è presto per commentare in lungo.
Inoltre s'è detto che non lo faremo noi.
S'era pure scritto che Alcide rispondeva ad una interrogazione, ad essere precise.
Ed infatti, Einaudi a nome dei firmatari, prende atto delle parole di De Gasperi e…
delle popolazioni dei territori interessati dalla trattativa, perchè...
quei confini occidentali sono stati conquistati
con la fatica, col dolore e col sangue
di intere generazioni di italiani
non siano irrevocabili in quanto ritengo,
tutti gli italiani ritengono che Italia e Francia
sono destinate a vivere sorelle tra di loro
partecipanti ambedue all’opera
di pace e prosperità internazionale

Forse, a questo punto anche tu starai pensando qualcosa a proposito di certe sorellanze. Ma aspetta, c’è Leo Valiani. Non possiamo lasciarci sfuggire parole che sono segni!
A nome del Partito d’azione
(…)
siamo stati uno dei partiti caratteristici della resistenza
al fascismo, al nazismo, all’occupazione tedesca:
saremo anche uno dei partiti della resistenza
all’oppressione che viene da fuori,
che viene dalla parte che ha sempre sostenuto
di volere soltanto combattere
per gli ideali della Carta Atlantica,
e che ora viola questi ideali.
Hai capito, la Francia!
Sstt. Citte citte. Leo dice:
La ferita non è inferta solo all’Italia, ma a tutta l’Europa…
e che coloro...
che feriscono l’Italia, hanno già ferito e
continuano a ferire l’unità europea
(…)
la possibilità stessa di vita delle nazioni europee.
(...)
Passeranno degli anni, pochi o molti,
ma il vuoto che si è voluto fare
da parte dei potenti
nel cuore d’Europa,
non resterà tale:
sarà colmato.
Nella nostra tribuna, il tumulto si fa forte.

Non c’è parola che non faccia partire in avanti altre.
Servono queste parole, oggi che… anni e anni di storia e cronaca politica sono passati, con le acque sporche, sotto i ponti di Senna, Tevere e Tamigi?
Servono ora che siamo a dibattere di una Europa che non decolla, di una Costituzione bocciata da uno e più referendum? Non bastano. Certo.
E qualche storico storcerà la bocca, per le troppe approssimazioni.

Ma visto che è lì che tutto cominciò, noi quelle parole le trascriviamo.
Che sarà mai?! Sono state dette. E da quelli lì, poi.

Leo sta concludendo:
dell’Assemblea Costituente,
che dovranno tradursi in fatti nel momento in cui
il trattato di pace, di sedicente pace,
sarà sottoposto all’approvazione o alla disapprovazione
(...)
nell’attesa però è il Governo italiano
che ha la responsabilità dei negoziati
(...)
ed io, come rappresentante di un partito che certamente non entrerà nella futura coalizione governativa, voglio assicurare l’onorevole De Gasperi che daremo a lui tutto il nostro appoggio, tutta la nostra collaborazione nell’opera
che egli compirà ancora per la difesa dei diritti dell’Italia.
(Applausi)

Che dire, altri tempi?
Indubbiamente, altri tempi, in tutti i sensi.
Come non andare, col pensiero, a quelle volte, passate o recentissime, in cui l’opposizione, di qualunque colore, ha fatto mancare l’appoggio ad un governo, di qualunque colore, in questioni internazionali, per pura questione di parte?
Torniamo a loro, che è meglio.

Stesso identico tenore
Per aggiungere che alle parole di Einaudi e Valiani seguiranno, dello stesso identico tenore, quelle di Longo, onorevole comunista.
Comunista, si badi. Insomma, uno di quelli che mangiavano i bambini, secondo alcuni democristiani dell'epoca! Oggi, sempre secondo alcuni, li bollivano.
Visto che mangiava bambini, Luigi risparmierà noialtre.
Belle toste oltretutto.
Ci risparmierà, anche se non trascriviamo le sue parole.
Tanto, dicevamo: sono dello stesso tenore.

Qui si chiude, quanto alla storia di quegli atti e fatti, il mese di giugno 1946.
Ci rivediamo a luglio, con Padri e Madri tutte e tutti al loro posto.
Noi qui, con la moderna manina acrobat, nel 2005 e oltre.
E tu, ci sei ancora? Vedi di non mancare, ci aspettano Alcide e compagni. Poi Emilio e il Migliore, Pertini e Labriola.
C'est à dire: basta la parola!
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