che brutto aggettivo...

... che brutto colore!

Le donne sono tante, milioni di milioni.
Come gli aggettivi, come i colori.
Con uno sforzo di fantasia è possibile rinvenire in una stessa, singola e unica donna, decine di colori: un giallo d’invidia, un nero di disperazione, un bianco di paura, un blu di nostalgia, un rosso di passione, un verde di rabbia. E le sfumature, i toni... Ah, il magenta, il cadmio, il veronese… Ci fermiamo. Chissà dove andremmo a finire.

Che razza di colore è il rosa? A quale genere appartiene?
Che poi, se vogliamo, non è tanto il colore ad essere brutto, anzi.
È l’aggettivo. Cosa aggiunge, in quanto aggettivo, al sostantivo?
E il sostantivo, poi, di che sostanza è fatto?

Da almeno dieci anni sentiamo parlare di quote.
Il guaio è che lo abbiamo fatto pure noi. E lo faremo.
Distinguendo. Dividendoci. Ancora una volta.
Prendendo parte. E partito.

Ogni chiaccherata massmediatica soggiace all’antica legge della fama.
Quando una parola va, è già andata, è già preda di ogni frase, tempo e luogo.
Così nasce uno slogan, una pubblicità.
E’ nato così anche il nome di un partito.
Per quanti sforzi si possa fare, per quante parole e gesti, anche forti, possiamo provare a mettere tra noi e il mondo, in questa benedetta storia delle quote…
… che si può fare? Nulla. Son diventate e saranno quote rosa.

Solo che…
• se le chiamano così in Parlamento, e va bene...
• se le schiaffano in prima pagina per dirci delle lacrime di una Ministra al suo Pigmalione, e passi...
• se ce le ritroveremo su qualunque muro, in qualunque locandina si andrà a stampare da qui al 2006 e oltre, e avanzi...
• se c’è stata e ci sarà chi ne farà griffe per borse e magliette…
…che dire, ce ne faremo una ragione. Ce la siamo fatta su molto.

Però, perché non dobbiamo pretendere, almeno da noi, un uso differente del linguaggio?
Perché questo titolo, questo logotipo, questo marchio in circolazione, questo passepartout buono per tutti gli usi e da tutti usato in mille e uno modi diversi, con intenti tanto disparati quanto disperati…
…perché lo troviamo usato e lo dobbiamo anche noi usare per una serie di mail che vanno e vengono da Atenei, dove si studia, eccome se si studia?
Perché, soprattutto, questo deve accadere in Ambienti dove, da docenti e non docenti, vanno e vengono aliti di Differenza? Perché?

11 novembre 2005         

Citte Citte

 

 

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