Se la domanda è vera, la risposta esatta è no. Perché si tratta della Svezia. Ma insomma, siamo lì. La notizia approda in Italia a marzo 2005. Gran bel mese per le donne, non c’è che dire. La Svezia scopre la violenza sulle donne, titola il Corsera. Come mai la scopre? E soprattutto, come? Il come è più semplice del come mai. Tutto parte dalla denuncia di una giornalista. Fin qui, dirai, ancora nulla di nuovo.
Il fatto è che la donna in questione, Maria Carishamre, occhi scuri e capelli neri, è una bella giornalista di 48 anni che in diretta tv ha detto: «Volete sapere che faccia ha una donna che è stata picchiata? Eccola. Mio marito abusa di me da più di dieci anni».
Apriti cielo! Ai piani alti della rete tv dove Maria lavorava hanno provato fino all’ultimo a non farle pronunciare quelle parole: qualche consiglio con le buone, qualcuno era passato alle minacce. Dopo, si è provveduto di conseguenza: Maria è stata licenziata su due piedi. Oltre il danno, la beffa. E che beffa, nella patria - una delle patrie - della libertà di parola, oltre che di molto altro. Almeno, così sembrava, fino alle parole di Maria.
Già, perché il marcio si annida nel midollo di questo Paese di cui si è pensato tutto il bene possibile, quanto a diritti civili, delle donne in particolare. Almeno sul versante pubblico, in Svezia e nelle altre nordiche Danimarca, Norvegia e Finlandia, le donne arrivano più facilmente e in maggior numero rispetto agli altri europei nelle stanze del potere, economico, amministrativo o politico che sia. Percentuali impensate in Italia: per le politiche si va dal 40 al 70 per cento di presenze nel parlamento Europeo o Nazionale, e ancor meglio in Commissioni e Comitati. Lievemente in ribasso solo nelle ultime europee, per via dell’allargamento dell’Unione, penalizzante soprattutto per i posti già acquisiti dalle donne. Ma solo lievemente. Lasciamo stare.
Paesi ad alto tasso di democrazia, dunque e con i migliori servizi sociali possibili. E allora? Una piccola vergogna privata da non rendere pubblica, avranno pensato ai piani alti di quella tv. Eppure, dopo quella di Maria, sono piovute mail e lettere di denuncia di mille e mille altre svedesi. Sì, il marcio è davvero tanto in Svezia, e forse anche in Danimarca. Con una aggravante rispetto a tutti gli altri paesi europei.
Un passo indietro: la violenza domestica (così la chiamano) nella civile Europa c’è dappertutto, in Spagna come in Francia, in Grecia e in Italia, ed è al primo posto nelle violenze alle donne, siano fisiche o psicologiche. Il quadro che emerge dalle indagini comunitarie è sconfortante. Lo sconforto è ancora più grande quando, analizzando tra le pieghe dei dati, si scopre che molte di queste donne sono emancipate, e molti di quegli uomini non sono affatto ai margini del disagio sociale.
Le indagni disponibili sono anche datate, oltretutto.
L’aggravante nordica sta nel fatto che svedesi, come probabilmente danesi e altre nordiche, di questo finora non avevano mai parlato. In questi Paesi vige una rigida separazione fra la sfera del privato e del pubblico. Le leggi, le tutele ci sono tutte e da quel dì. E sono le più avanzate. Ma la violenza come altri accidenti domestici, sono considerati, appunto, fatto privato.
O almeno, così era fino alla denuncia di Maria. Coraggiosa due e più volte.
Perché si è ribellata ad una violenza maritale di decenni.
Perché non si è fatta intimidire dalle minacce di colleghi e superiori.
Infine perché non deve essersi preoccupata più di tanto delle ripercussioni pubbliche del suo gesto, come di quello delle altre a seguire.
Non ha avuto paura di incrinare quella patina, quell’immagine superficiale propagandata oltre i confini della stessa cara vecchia Europa.
Immagine di Paese perfetto, o almeno il primo della classe.
*
Europa, in quel che ci tramandano i miti greci, era anche la figlia di un re fenicio. Zeus, invaghitosi della fanciulla, si mimetizzò trasformandosi in un toro tra le greggi che pascolavano sulla sua spiaggia. Leggiadra e incosciente, lei gli salì in groppa.
Il resto è mito, più o meno noto. Come altri miti, dove Demetra è lì che vaga ancora alla ricerca della figlia Kore.
Il resto è anche Storia e mille storie.
Qualcosa oggi si scopre anche a Nord.
Ed è sempre e ancora Europa...
20 ottobre 2005
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