Arturo Labriola

Sguardo fiero, un po’serioso nella foto ufficiale che correda la sua scheda alla Camera dei deputati. Arturo Labriola nasce a Napoli nel 1873, dove studia, leggendo famelicamente le opere di Marx, e si laurea in giurisprudenza.

Fuochi di gioventù
Teorico italiano del sindacalismo rivoluzionario di stampo libertario, alla George Sorel, il suo è un socialismo radicale dallo spirito repubblicano che si oppone a quello riformatore e parlamentare di Turati. Il fondamento filosofico è quello che vede nell’azione sindacale, nello sciopero e nell’occupazione delle fabbriche, la migliore forma di lotta del proletariato contro lo Stato, simbolo di conservazione.
Nel 1912 nasce l’USI (Unione sindacale italiana).
Nonostante in Assemblea Costituente stia incensando la sua integrità di pensiero, la sua storia politica lo porta a “moderare” gli impeti rivoluzionari, tanto da uscire dall’ala estremista dei socialisti nel 1907 e, qualche anno dopo ad entrare a far parte del governo Giolitti (1920).
Proprio lui che nel 1898 organizzò a Napoli manifestazioni di protesta a seguito della repressione dei dimostranti a Milano. Per questo fu costretto per un po’ all’esilio in Svizzera.
Lui che fondò la rivista Avanguardia Socialista (1902-06), tra le cui firme troviamo quella di un giovane Benito Mussolini.

Socialismo non significa socializzazione
Abbiamo detto che legge Marx, ma lo interpreta in maniera diversa. Alla lotta di classe sostituisce una lotta di emancipazione di tutte le classi, dalla borghese alla proletaria, per cui alla tradizionale lotta di classe sostituisce l’idea di una lotta contro ogni sfruttamento e imperialismo industriale e finanziario, senza però demonizzare la borghesia in quanto classe produttiva.
Il fine dell’azione politica è lasciare che sia il mercato, all’interno della fabbrica, ad eliminare le differenze tra padrone e operai e dare vita a “liberi cooperatori”. Questa rivoluzione avrebbe poi contagiato tutti gli ambiti della società. Il socialismo, dice, non implica «la socializzazione» dei mezzi di produzione, per cui lo Stato non deve intervenire nelle questioni economiche.
Comprendiamo allora, in qualche misura, le parole che Arturo sta pronunciando in Assemblea: «Lo Stuart Mill, insieme teorico della libertà e del socialismo, prevedeva che l’avvenire dell’economia non era un capitalista padrone della fabbrica, ma i dipendenti associati che la conducono. Egli pensava alla cooperazione, e nella cooperazione vi è tanto socialismo. Noi accettiamo per l’Italia la sua previsione che l’avvenire dell’economia è il socialismo».

Guerra, che passione!
Abbiamo detto che Labriola avversa lo Stato, certamente! Ma come istituzione, poiché ben diverso è il suo atteggiamento nei confronti della Patria, della Nazione, tanto che sarà favorevole sia alla guerra in Libia: lotta delle nazioni povere (l’Italia) contro le ricche (Francia ed Inghilterra) e valvola di sfogo per gli emiganti italiani ed è interventista nel 1914.
Antifascista, viene espulso dall’università e costretto nuovamente all’esilio, questa volta in Francia.
Rientrerà in Italia, nel 1936 appoggiando la guerra in Etiopia. Una guerra imperialista.(ma non era antimperialista?!)
Già vuoi mettere: conquistare un posto al sole grazie alla missione civilizzatrice dei popoli occidentali, e in più opporsi a quell’odiosa Società delle Nazioni che niente aveva capito di popoli, di etnie e di Patrie!
(ma non è che forse si era avvicinato idealmente al fascismo…???)
Comunque in questo periodo non si impegna in politica. Ma scrive di economia e anche di politica.
Nel secondo dopoguerra viene eletto nel collegio XXIII di Napoli
nelle file dell’ Unione Democratica Nazionale.
Lo ascoltiamo, ci sta parlando di Repubblica e di unità nazionale, di latinità e di germanesimo.

Lo ritroveremo ne siamo certe, sappiamo infatti che farà parte della Commissione per i Trattati internazionali. 
E quindi...a presto.

                                 
                                                                             vivi

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