a casamassella, intanto...

...si fa strada nella mente dell’altra figlia di Carolina, Giulia, il proposito di dedicarsi alla tessitura.
Sempre in forma imprenditoriale, si capisce.
Installa i primi telai al pianterreno del castello e nel 1912 Lucia, al suo rientro dall’Africa, ne installerà degli altri, nella sua casa a Villa Carmosina. Ed anche la tessitura sotto la loro guida si rinnova: accanto al corredo di famiglia, compare una ricca produzione di tappeti, di arazzi e coperte di lana. Lana pregiata, dai colori naturali, disegni esclusivi.

Le pecore, sono sempre loro, Giulia e Lucia, a farle allevare, alla Masseria dell’Orte, in splendidi pascoli sulla scogliera di Otranto e negli anni del secondo dopoguerra è ancora Lucia ad importare le rare pecore Karakul, medio-orientali, dal mantello nero: ne ricaverà filati pregiati per tappeti e arazzi bianchi e neri, o anche tono su tono, secondo disegni unici, inventati e perfezionati da loro.

Sono manufatti preziosi che varcano ancora una volta le soglie della nazione, sebbene ora nell’atrio del castello si ordisca anche cotone e bambagia al posto del prezioso filo di lino irlandese voluto da Carolina.

Negli Anni 50 la riforma agraria, cambiando la destinazione d’uso delle terre alle Orte, imprime una nuova svolta ai progetti delle due donne.
Alla morte dell’ultimo massaro, nessuno vuole prenderne il posto, in quella tenuta isolata che era stata già scenario delle corse di cavallari e capitani torrieri, e nel 1962 donna Lucia si rassegna a venderle.

La scuola di tessitura si scioglie, ma nelle loro case molte donne continuano a far di spola, a tessere, e a ricamare ed insegnano l’arte alle figlie. E intanto, donna Carolina?

Ebbene, da tempo donna Carolina ha deciso di occuparsi della tenuta di famiglia, alle Costantine.
E si è avventurata, con Giulia, nei principi della gestione fondiaria secondo il metodo dell’agricoltura biodinamica elaborato negli anni ‘20 da Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia: obiettivo da raggiungere è la salute della terra, il mantenimento e l’accrescimento della fertilità per migliorare la qualità degli alimenti destinati a nutrire l’uomo.

Una concezione filosofica dell’agricoltura che si concretizza nell’adozione di pratiche assolutamente biologiche.
Fino all’età di 102 anni donna Carolina continua ad occuparsi della sua tenuta, poi è Giulia a farlo, da sola, fino al 1984.

Il suo testamento mette fine alla storia di queste tre donne e apre un nuovo capitolo, quello della Fondazione Le Costantine, cui Giulia dona tutti i suoi averi.

“Il mio desiderio è che questo Centro sia sorgente di bene per gli abitanti di Casamassella ed anche oltre se possibile, incoraggiando i giovani ad interessarsi ai lavori agricoli, alle attività artigianali e culturali, offrendo loro la possibilità di sviluppare la propria personalità coi suoi talenti e di indirizzare sanamente la loro vita di lavoro e di famiglia. Tale Centro dovrebbe essere un incoraggiamento per la popolazione del Mezzogiorno, così dimenticata, a rimanere nella terra natìa con dignità e serenità".

E, sempre acuta, non tralascia l’invito a non modificare il rapporto quantitativo tra bosco, uliveto e terra seminativa, "proporzione che dobbiamo alla visione così chiara di mia Madre...".
Il testamento si chiude con un secco, dignitoso e sereno:
"Mi perdonino tutti".

*


E ormai ci è ben chiaro perché nella dimora che fu di donna Carolina non può che esserci una scuola di tessitura e ricamo che riprenda e sviluppi in chiave nuova le sue realizzazioni, e perché si pratichi l’agricoltura biodinamica, e infine perché proprio questo è il luogo adatto per una Scuola di politica dell’UDI.

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